a cura di Umberto Romano –

Un po’ tutti immaginiamo la vita allo stesso modo, nascere circondati dall’amore dei nostri genitori, crescere andando a scuola, magari frequentare l’università, andare via da casa, lavorare, amare una persona, fare dei figli, invecchiare e morire. Magari nel sonno. Magari con accanto i nostri nipoti, magari con la consapevolezza di essere alla fine del percorso.

Chi non immagina di vivere una vita del genere, sono convinto immagini di morire, però, allo stesso modo. Chi fa il pompiere forse immagina di morire per le ustioni o per una caduta, un poliziotto sa che potrebbe morire in uno scontro a fuoco, un pilota automobilistico avrà di sicuro immaginato di morire per un incidente, ne è consapevole, quasi sa a cosa potrebbe andare incontro quando si allaccia il casco, quando spinge un po’ di più sul pedale.

Brittany Maynard non faceva il pilota, Brittany Maynard non faceva il poliziotto né il pompiere, ma soprattutto questo articolo non parla di Brittany, non parla di quella storia che conosciamo quasi tutti ormai, non parla di quella donna che ha scelto di morire, di morire inghiottendo farmaci invece di aspettare morendo mentre il suo cervello inghiottiva lei.

Questa potrebbe essere la storia di chiunque, potrebbe essere la mia, e potrebbe essere anche la vostra. Io non immagino di morire in questo modo, e credo non l’abbia mai immaginato neanche Brittany. Ma per una scelta del genere l’alternativa deve essere davvero tragica; immagino sia una tortura indicibile sapere la data della propria morte, personalmente se un indovino si proponesse di rivelarmelo, anche per scherzo, rifiuterei di sicuro, Brittany non solo conosceva il giorno della sua morte, l’aveva fissato lei stessa. Tutto in nome di una morte dignitosa.

E allora mi chiedo, se abbiamo diritto ad una vita dignitosa, se questa vita dignitosa è sancita dalle nostre leggi, è auspicata dai nostri parroci, è sudata dai nostri genitori, perché non dovremmo aver diritto ad una morte altrettanto dignitosa? Perché non possiamo scegliere? Probabilmente qualcuno sentirà nella sofferenza il punto in cui è più vicino a Dio, e non voglio biasimarlo, rispetto questo punto di vista. Personalmente credo che se mi trovassi in un letto d’ospedale con la faccia gonfia per i farmaci, con la bava che mi esce dalla bocca vedendo le persone che amo disperarsi, io questo Dio lo maledirei. Probabilmente, se potesse, si maledirebbe da solo. E davvero non ho bisogno né voglio alcuna morale cattolica su quello che “Dio ha scelto per noi”, perchè non credo che un Dio misericordioso sceglierebbe qualcosa di simile. Non credo ci sia “Dio” dietro la costruzione della nostra vita, credo questa sia solo frutto di una serie di scelte e delle nostre reazioni nel momento in cui le conseguenze di queste ultime si verificano, va da sé che non credo assolutamente Dio abbia programmato la nostra morte. Credo solo ad una vita unica, da vivere nel massimo delle nostre ambizioni, credo bisogni avere rispetto per la vita, ma credo bisogni avere rispetto anche per chi decide di viverla diversamente dalla nostra, e quindi di concluderla in modo diverso. Credo fermamente e ciecamente che la mia anima appartenga a Dio, ma credo altrettanto fermamente che la mia vita appartenga solo a me , e fino all’ultimo respiro è a me stesso ed alle persone che amo che devo dare conto. Io onestamente credo il suicidio non sia la soluzione a nessun problema, ma al posto di Brittany avrei fatto lo stesso, anche se alla fine probabilmente avrei avuto paura, paura appunto. Non rimorso. Lo avrei fatto per le persone che amo, per mio padre, per mio fratello, per mia madre; ed infatti Io credo Brittany sia realmente un’eroina, onestamente non credo abbia deciso di togliersi la vita per paura, per egoismo, quello di Brittany è stato un gesto di altruismo inconcepibile , credo lo abbia fatto per i suoi genitori, per suo marito, per le persone che la amavano e che amava. Per non vedere ogni giorno il suo corpo cedere, la sua stabilità psicologica disgregarsi, e il dolore dei suoi cari diventare l’unico pane quotidiano. Io credo il gesto di Brittany sia qualcosa che ci fa comprendere quanto questa donna rispetti la vita, perché sommando tutto, le ha dato la forma e l’aspetto più dignitoso che potesse, sia quando era viva, amando e circondandosi di amore, sia nella morte, scegliendo di andarsene stringendo le mani dei suoi cari, sorridendogli, continuando a donare serenità, perchè a mio avviso è questa la missione di ognuno mentre è sulla terra.

Chi parla della scelta di Brittany come sbagliata pecca di imperdonabile presunzione, anche perchè se ci fossimo messi nei panni di quella donna ci saremmo accorti che gli stavano Terribilmente stretti, e in più possiamo solo immaginare cosa diavolo voglia dire avere un cancro al cervello che non risponde alle cure. Ed anche immaginando saremmo anni luce lontani.

Chi dice che la dignità è un’altra cosa farebbe bene a guardarsi dentro, perchè concentrandosi a guardare i contorni “Divini” di questa faccenda rischia di perdere quelli Umani, e sono convinto che umanità e dignità siano solo le diverse facce di una stessa medaglia, una medaglia che ha stretto forte tra le mani Brittany mentre donava l’ultimo bacio, l’ultima carezza, l’ultimo sorriso. Questa storia non deve farci storcere il naso, non è una storia di egoismo, non è una storia di codardia, non parla di disprezzo per la vita. Ed anche se la scelta di questa donna è così inconcepibile per Monsignor Carrasco, io amo credere che chiunque Brittany incontrerà “Aldilà del velo” sarà più comprensivo. La comprenderà.