a cura di Riccardo Malavolti –

Sembra passata una vita: invece era solo il 10 giugno 2013. Ebbene si, a chi mi chiede quanto manchi alle prossime elezioni amministrative nel Comune più importante d’Italia non posso che rispondere abbassando gli occhi e scuotendo la testa, nell’attesa di quel giorno in cui Roma sarà finalmente libera.
Libera dall’incuria e dal menefreghismo, dalle pedonalizzazioni e dall’abusivismo. E come quando si è in guerra, poco conta la casacca del liberatore, purché ci sia un liberatore.
E sarà quello un giorno da festeggiare, ricordare e commemorare, perché la vita forse tornerà ad essere meno difficile nella Capitale.
Sarà il giorno in cui guidare una autovettura tornerà a non esser considerato sconveniente nella città di 5 milioni di abitanti con solo due -pardon, tre- linee di metropolitana. Guidare a Roma già non era di certo facile, ma almeno una volta trovato parcheggio (se lo trovavi) potevi godere di una meritata tranquillità. Ma Ignazio Marino ha pensato che non fosse abbastanza. Facendosi portavoce, sin dalla campagna elettorale, di una nuova e più verde visione della Capitale, ha iniziato a bombardare romani, pendolari e turisti di interessanti novità. Prima di tutto aumentando le tariffe per le strisce blu, poi decuplicando -badate, decuplicando- quelle per i permessi ZTL per i residenti (passati da 190 a 1900 euro quinquennali), successivamente pedonalizzando i Fori Imperiali. Tralasciando il fatto che per andare da Trastevere al Colosseo devi passare per il Muro Torto, sembrerebbero misure coerenti con la politica a suo tempo paventata in campagna elettorale, mirate a scoraggiare l’uso del mezzo di trasporto privato.
In ogni caso alle imprecazioni degli automobilisti non sono seguite le gioie dei pendolari: treni regionali fermi per furti di rame, 53 corse ATAC soppresse e una metropolitana che sembra un videogioco nel quale i passeggeri cercano di evitare i furti -e sventati quest’ultimi, gli sputi- di zingarelli sfruttati dai loro stessi genitori.
Nel mentre, Ignazio Marino continua a girare Roma con la sua bicicletta -ovviamente quando la preferisce ad una più comoda Panda rossa esente da multe e tariffe- senza accorgersi che non esiste un bike-sharing. In realtà un bike-sharing c’è, l’unica cosa è che mancano le biciclette. Se le sono fatte fregare tutte. Ne rimaneva solo una in Piazza di Spagna, ma proprio l’altro giorno mio padre mi informava che neanche quella si riusciva a sfilare.
Arriverà allora il giorno in cui si riuscirà a pensare un bike-sharing dove le biciclette non vadano a finire tutte a Porta Portese la domenica seguente all’inaugurazione. La mia modesta opinione è di renderle riconoscibili e dotate di un gps che non si possa togliere con un cacciavite. Ma sicuramente Giulio Improta, assessore comunale ai Trasporti, saprà fare di meglio.
Sarà anche il giorno in cui non dovremo parcheggiare con l’ausilio di un simpatico signore nordafricano ed acquistare biglietti del metro per il tramite di un rom. A comprare un tagliando da una macchinetta automatica dovremmo riuscirci anche da soli. Ma probabilmente l’Amministrazione la pensa diversamente.
Sarà il giorno in cui non si dovranno aspettare tre metropolitane per salirci.
Sarà il giorno in cui i bambini andranno a scuola invece di essere sfruttati dai loro genitori per derubare i passeggeri della metro.
Sarà il giorno in cui si metterà la parola fine ai bazar di fronte ai luoghi turistici.
Sarà il giorno in cui non dovremo assistere allo scempio dei cassonetti strabordanti di rifiuti.
Sarà il giorno in cui il Sindaco Ignazio Marino la smetterà di farsi i viaggetti in giro per l’Europa e inizierà a pensare ai problemi di una città unica al mondo che sta precipitando nell’abbandono più totale a causa del menefreghismo di un’Amministrazione incompetente.
Roma non merita questo, Roma non merita Ignazio Marino.