a cura di Martina Vetere

E’ successo in una scuola della provincia di Perugia: un ragazzino di 14 anni, uno studente che inerme esercitava il suo diritto all’istruzione senza arrecare alcun disturbo, viene insultato e picchiato da un suo docente. A detta del ragazzo, il professore in questione, durante la lezione, gli avrebbe detto “essere gay è una brutta malattia” e lo avrebbe preso a calci causandogli per fortuna solo delle leggere lesioni alle gambe, concorrendo nella sfida  “miglior omofobo dell’anno” e conquistando come primo premio una bella denuncia. Siamo nel 2014, leggiamo i grandi classici dall’eBook, abbiamo clonato una pecora, possediamo tablet che fra non molto cucineranno per noi, sono quasi terminati i lavori sulla Salerno-Reggio Calabria ed è addirittura tornato Mancini all’Inter..e ancora vogliamo fare distinzioni di genere sessuale?  Volendo affrontare la tematica, che sicuramente ci interessa tutti da vicino perchè questa è una realtà comune e purtroppo troppo spesso ci capita di sentire o di assistere ad aggressioni o provocazioni nei confronti di chi considera l’altro “diverso”. Nessuno ha mai detto che un uomo non possa amare un altro uomo o che una donna non possa amare un’altra donna, non c’è scritto da nessuna parte. L’amore va rispettato sotto qualsiasi forma esso si manifesti perchè non possiamo capire, figuriamoci se possiamo permetterci di giudicare chi non ha i nostri stessi sentimenti. Odio le espressioni di disgusto verso chi è diverso ed è molto più riprovevole questo atteggiamento quando invece servirebbero comprensione e solidarietà. Rispetto. Rispetto perchè ognuno ha il diritto alla vita e con esso il diritto di decidere come viverla e di decidere chi amare e come farlo.
Basta soprusi, battutine, risate e offese. Non è possibile che accadano ancora queste cose, soprattuto in una scuola, dove bisognerebbe insegnare il rispetto per gli altri prima di tutto. I gay e le lesbiche hanno lo stesso diritto che ho io e che avete voi di amare liberamente e di scegliere come manifestare i loro sentimenti, chi siamo noi per impedirlo o per giudicare? Può sembrare strano ma è un discorso che faccio da cattolica credente e praticante: siamo tutti uguali per la legge e per Dio.
Non esiste nessuna malattia dalla quale gli omosessuali debbano essere curati, forse siamo noi che abbiamo bisogno di aprire gli occhi, di confrontarci, di non aver paura e di accettare finalmente che in un’epoca di così continue trasformazioni è possibile amare una persona del nostro stesso sesso. Fermo restando che ci sono sempre delle questioni che andrebbero risolte, specialmente per quanto riguarda i matrimoni e le adozioni, questioni che andrebbero prese con pugni di ferro in guanti di velluto sia in ambito giuridico che morale, ma questa è tutta un’altra storia.
Per il momento limitiamoci a lottare, tutti insieme, per far sì che l’omofobia, la vera e unica malattia, possa un giorno trovare il suo vaccino letale.