a cura di Davide M. Testa –

 

Nel 1929, un tale di nome Enzo diede inizio al sogno che ha accompagnato per mano generazioni e generazioni di uomini, rendendo il proprio “Cognome” tra i più famosi al mondo.  Impossibile ripercorrere analiticamente la storia della “Scuderia Ferrari”, ma una straordinaria rappresentazione del “credo” di Enzo e di chi con lui collaborava ( Alfa Romeo , Mario Tandini , Alfredo Caniato, per citarne alcuni) è fornita nel giorno 26 marzo 1930, quando a poco più di un anno dalla sua fondazione , Scuderia Ferrari esordì – con tre vetture – affermando la propria presenza nel mondo delle corse , alla IV edizione della storica competizione “Mille Miglia”. E’ bene ricordare che nessuna delle tre arrivò al traguardo; tuttavia, l’anno seguente , anche grazie all’aiuto di Tazio Nuvolari , il successo raggiunto rese addirittura rari i secondi posti.

In quel tempo le vetture erano fornite da “Alfa Romeo” e, nonostante l’introduzione dello stemma del “cavallino rampante ” già nel 1932, per individuare un’automobile da corsa “purosangue” Ferrari bisogna attendere la seconda metà degli anni 30.

Da questi anni della fondazione sino al 2008,la Ferrari ha segnato ogni tipo di record nel campo delle corse, collezionando non solo 16 titoli costruttori e 15 titoli piloti, ma anche altri dati statistici da capogiro.

Dal 2009 ad oggi siamo, però, rimasti vittime di un’accelerazione improvvisa del cambiamento che andava rovinando lo sport , che sostituiva pian piano la passione, i valori, la leale competizione e la pura e sfrenata voglia di vincere rispettando le regole , con l’interesse per il guadagno, per i soldi e per l’economia nello sport. Si sono introdotte nuovi regolamenti (ambigui) , nuove forze a cui dar conto ( imposizione Pirelli, “Green Ecology”, ecc.), nuovi colossi economicamente impareggiabili (vedi Red Bull) che hanno portato ad oggi , 2014, a non riconoscerci più in questa Formula 1. Alcune scuderie hanno mollato, altre sono rientrate dopo aver sospeso la propria partecipazione. Noi siamo rimasti lì cercando di professare la nostra “fede” ma senza risultati molto entusiasmanti: una buona dose di sfortuna ci ha fatto perdere un titolo, una presunta irregolarità ce ne ha fatto perdere un altro.  Resta il fatto che non ci siamo ancora adattati al nuovo palcoscenico del mondo delle corse.

E se il declino avesse origine nelle dimissioni del pilota più vincente di sempre Michael Schumacher e del suo Team Principal Jean Todt?

Sarà, ma i tifosi nel 2010 con l’approdo di Fernando Alonso ritornarono a sognare. Un pilota che ha sempre combattuto oltre il limite , che ha sempre violato le regole della fisica , che ha avuto sempre “una marcia in più”, che non si è mai arreso e gara dopo gara , anno dopo anno , ha cercato di realizzare il suo sogno , e quello del padre: vincere in Ferrari . Correva in Ferrari per un ideale , non per i soldi. Correva in ferrari per vincere.

Ahinoi,  non è mai riuscito a realizzare questo sogno e, come se non bastasse, il suo rifiuto di investire ancora in Ferrari ha provocato le dimissioni dei massimi esponenti del “sogno” di Enzo. Ora che la presidenza della Ferrari è rivestita da Marchionne, il cui primo atto è stato scorporare il marchio per quotarne una parte in borsa attuando -dicono- un piano di guadagni in parte volto alla copertura dei debiti di Fiat Auto, possiamo “sentirci” al passo con i tempi ? Possiamo raggiungere quei risultati tanto attesi ? Staremo a vedere, ma una cosa è certa: credevamo nelle nottate nei box per la pole del sabato e la vittoria della domenica , credevamo nel brivido del sorpasso all’ultima curva, nella gara sul bagnato vinta con le slick.

Credevamo in una Ferrari che non c’è più!