Il presidente del consiglio Matteo Renzi (s) con Sergio Mattarella (d) durante la cerimonia del bicentenario dell'arma dei Carbinieri a piazza di Siena, Roma, 5 giugno 2014. ANSA/ANGELO CARCONI

di Danilo Capitanio

Direttore Iuris Prudentes

 

Nella vita e nella politica italiana non esiste l’esame di coscienza, esiste l’esame delle opportunità.  L’italiano, medio o politico, cambia casacca per opportunità, ed è questo che Machiavelli aveva insegnato: distinzione fra la politica e la morale, tra opportunità e coscienza. Ma oltre questo insegnamento, i molti politici italiani, da Mussolini a Berlusconi, hanno sempre citato e parlato di Machiavelli, ma di Machiavelli non avevano capito nulla. O forse non avevano realmente imparato neanche quello, poiché l’esame delle opportunità  è nel nostro Dna.  Un nuovo politico, compaesano di Machiavelli, di Machiavelli ha imparato quello che molti politici sino ad ora non avevano mai imparato: “Tu bada ben che l’aver in le tue mani il potere della Repubblica e il plauso di chi crede che si possa governare senza inganno non ti è bastante, poiché non è tanto la novità che conta, ma produrre il nuovo. Quindi ascolta e pruovoca il popolo perché parli a costo di causare in te risentimento. Non credere che questo sia disordine e perdita di tempo e che si facci meglio a non descutere et computare”. Tuttavia, nel corso delle Quirinarie 2015, il giovane fiorentino mi ha sbalordito poiché ha dimostrato il non avere appreso  tutto ciò che invece gli altri politici prima di lui avevano imparato da Machiavelli: la distinzione tra politica e morale. Egli, infatti, ha candidato al Quirinale un nome di altissima caratura morale, che non può essere per lui un’opportunità.  Mattarella, nella sua vita, è stato sempre un uomo di coscienza, pur essendo un discreto politico. Un politico che, quando non digeriva i disegni del CAF (Craxi-Andreotti-Forlani), si è dimesso, lasciando la poltrona da Ministro. Mattarella, per riprendere ciò che diceva Disraeli su Gladstone: “Potrebbe barare al gioco: ogni uomo politico lo fa. Ma dice convintamente ch’è stato Dio a infilargli la carta nel polsino”.

Forse il fiorentino Presidente è troppo giovane e ancora non ha letto tutti gli “Scritti di Governo” di Machiavelli, che nel passo successivo a quello citato precedentemente dice: “Non è il tempo che si conzuma nel confronto cosa da deprecare. L’errore che non truoverà mai rimedio è quello del resolvere ogni decisione per applaudimento. Uno bono descurso con retorica piazzata ad uopo, qualcuna frase dal bon suono e via che se cammina più spediti che mai. Tu debbi insegnare a razionare ogni idea o pruogramma tre volte più che non lo sia il raggionevole. Trista gente è quella di un popolo che segue lo sbatter di bandere e stendardi piuttosto che le idee ben mastecate.”

(Ndr: solo un politico italiano, della Prima Repubblica, aveva appreso tutto questo e, stranamente rispetto agli altri, non ha mai citato Machiavelli… forse ne era la personificazione).

P.S. Auguri al neo-Presidente Sergio Mattarella