a cura di Paolo Fontana –

– Andrea Bernaudo,  Lei è il fondatore dell’associazione SOS partita IVA. Ci racconti quando è nata quest’idea, come si è sviluppata e quali finalità vuole perseguire. 

Sono molti anni, dai tempi dell’università, che lavoriamo insieme per affermare le libertà economiche e lo stato di diritto in Italia. Lo abbiamo fatto in varie forme associative, fuori e dentro le istituzioni, ma sempre con lo stesso spirito e la stessa spinta ideale. SOS partita IVA è la forma attuale con cui vogliamo affermare gli stessi principi liberisti che sono sempre stati alla base della nostra azione politica.

Oggi c’è in Italia un’esigenza impellente che riguarda tutti: togliere il cappio dello stato dal collo dei contribuenti e in particolare da quello dei lavoratori indipendenti, professionisti e imprese che rischiano e producono e che sono il motore del paese.  Le partite IVA ed in generale i contribuenti italiani sono sempre stati presi in giro, da decenni, la pressione fiscale è sempre aumentata per ingrassare una spesa pubblica insostenibile ed un apparato statale e parastatale pachidermico, che, per giustificare la sua esistenza, spreme chi produce attraverso una prepotenza fiscale inaudita e gli complica la vita con il macigno burocratico.

Occorre fermare questa morsa mortale che soffoca l’economia reale e liberare la creatività imprenditoriale e geniale degli italiani.

Il primo obiettivo di SOS partita IVA è: l’abolizione dell’istituto del “solve et repete” dall’ordinamento tributario.

Nonostante già giudicato incostituzionale dalla Consulta nel 1961, questo prepotente sistema di riscossione del fisco ha resistito fino ad oggi. Di fatto lo Stato con un mero avviso di accertamento recapitato al contribuente ha in mano un titolo immediatamente esecutivo che gli consente, tramite il suo esattore, finanche in caso di legittimo ricorso al giudice tributario,  di violare con la forza il patrimonio e i risparmi di chiunque. In sintesi se per un indagato per omicidio vale il sacrosanto principio della “presunzione d’innocenza” per un contribuente italiano vale, invece, il principio della “presunzione di colpevolezza” per un avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate, anziché essere una garanzia è una preventiva sentenza di condanna.

Le partite IVA, i contribuenti italiani sono, per lo Stato, tecnicamente dei delinquenti a cui tocca dimostrare la propria innocenza.  Una follia ed una barbarie che intendiamo eliminare per restituire un minimo di dignità ed il diritto di difesa ai contribuenti e per rispettare la Costituzione italiana.

– Chi vi supporta in questo progetto?

Migliaia di cittadini. Nonostante ancora non abbiamo avuto accesso alla grande stampa e alla tv. Grazie al web stiamo raggiungendo decine di migliaia di persone e arriva, ogni minuto una nuova adesione, un messaggio di incoraggiamento e disponibilità a impegnarsi al nostro fianco, sull’iniziativa registriamo oggettivamente un larghissimo consenso.

Abbiamo tra le nostre fila professori universitari, avvocati e commercialisti esperti nelle materie costituzionali e tributarie. Abbiamo elaborato una proposta di legge molto semplice: Il fisco puó pretendere di riscuotere, massimo fino ad un terzo del presuntivamente evaso, solo dopo che vi sia stata, almeno, una sentenza di primo grado a suo favore. Del resto nel 55% dei casi (dati MEF – contenzioso tributario 2014) è il Fisco ad avere torto e non il contribuente per cui, ad oggi, secondo noi,  tutti questi soldi sottratti con la forza al contribuente, in pendenza di giudizio, sono estorsioni legalizzate di Stato.

Ci è subito arrivato il sostegno di Tea Party Italia, loro sono stati fortissimi, la loro adesione ci riempie d’orgoglio, perchè riteniamo il Tea Party l’organizzazione più leale a favore dell’affermazione dei diritti del contribuente e scevra da condizionamenti partitici, per cui averli a fianco è una cartina di tornasole e la conferma che stiamo percorrendo la strada giusta. Molti altri gruppi liberali come Rete Liberale ed Alleanza dei Contribuenti hanno dato la loro adesione e stanno partecipando attivamente a fare pressione, soprattutto sui social network.

Poi, e non da ultimo c’è Forza Italia. Oltre ad essere il presidente di SOS partita IVA, sono anche il responsabile del soccorso azzurro per le partite IVA, un comparto del soccorso azzurro che rappresenta, con i nuovi club, l’area movimentista del partito, che Silvio Berlusconi ha fortemente voluto per rilanciare l’azione politica di Forza Italia partendo dai territori. A capo di questa area movimentista c’è il dott. Marcello Fiori, a lui dobbiamo la presentazione della nostra proposta di legge come DDL al Senato. Marcello ha sempre creduto in questa iniziativa, sono convinto che lavorerà affinché il DDL inizi il suo faticoso iter parlamentare al più presto, con lui si è sviluppato un ottimo rapporto e sono davvero contento che proprio dall’area movimentista sia arrivato il sostegno sulla nostra azione politica a favore dell’affermazione dei diritti del contribuente ed in particolare dei lavoratori indipendenti.

Il mio auspicio è che questa sinergia tra l’area movimentista di Forza Italia, i gruppi e le organizzazioni della galassia liberale e liberista diventi sempre più proficua. Anche su questo schema politico concentrerò il mio impegno.

– I vostri scopi sono condivisibili. Sembra incredibile che in (quasi) nessuna forza parlamentare si ravvisi la forte e chiara volontà politica di farsi carico di questa battaglia.  Secondo lei perché? 

Vedrà che ora sulla proposta di abolizione di questa barbarie arriverà un largo sostegno anche da parte dei partiti politici. Del resto chi può avere il coraggio di mettersi di traverso rispetto all’abolizione di un istituto incostituzionale come il “solve et repete“, una barbarie che risale allo Statuto Albertino e che di fatto mette in uno stato di prostrazione ingiusta tutti gli italiani nei confronti dell’esattore fiscale , ledendo l’art 111 della costituzione (giusto processo/diritto alla difesa), art. 3 (principio di uguaglianza), art. 53 (sulla capacità contributiva)?

Quello che faranno sarà ignorarci. Ma, ripeto, grazie al nostro impegno e a Forza Italia siamo arrivati in Senato. Non sarà facile, quindi, nemmeno ignorarci e può esser certo che non indietreggeremo mai fino a quando non avremo raggiunto l’obiettivo, a costo di sacrificare il nostro tempo. Per noi è una battaglia di civiltà giuridica sulla quale siamo pronti ad investire parte della nostra vita.

Quello che ora davvero ci serve è far comprendere agli italiani il merito e la forza della nostra proposta, quindi dobbiamo avere spazio sulla stampa ed in Tv e fare pressione, per questo la ringrazio di questa intervista.

Abolire il “solve et repete” dall’ordinamento tributario non è solo una variazione al sistema di riscossione dei tributi da parte del fisco, ma è la chiave di volta per cambiare il rapporto tra Stato e contribuente. Il punto di partenza anche per una riforma quadro del lavoro indipendente, uno studio ed una ricerca che continua e che già stiamo predisponendo.

– Per i liberali di questo Paese è sempre più difficile trovare una rappresentanza politica. Eppure iniziative come la vostra dimostrano che nella società civile le forze e le idee liberali per tentare di cambiare la rotta ci sarebbero. Secondo lei quale strada si dovrebbe percorrere per dare voce a queste istanze? I palazzi del potere sembrano essere sordi alla rabbia dei cittadini, che si sentono sempre più sfruttati e sempre meno coinvolti nei processi decisionali.  

Noi abbiamo deciso di non delegare più, ma di agire. Quei pochi liberali che negli ultimi vent’anni hanno avuto accesso in parlamento ed al governo ci hanno deluso. Si sono accontentati e si accontentano di fare il fiore all’occhiello e di abbaiare alla luna. Si sono accomodati sulle comode poltrone del potere, hanno assistito ed assistono inerti all’aumento della spesa pubblica, all’aumento delle tasse e all’acutizzarsi della prepotenza del fisco. È giunto il momento che i liberali la smettano di piangersi addosso sui social network e si organizzino in prima persona, senza delegare.

Noi lo stiamo facendo, siamo sempre di più. Troviamo ogni giorno nuove competenze che si uniscono al gruppo. Persone che per pura passione si impegnano, studiano e propongono soluzioni realmente liberali e a favore dei diritti del contribuente.

Le prossime tappe del suo progetto quali saranno? 

Tutti parlano di riforma della Costituzione, ma nessuno propone una riforma della Carta nella parte economica. Di sicuro la nostra Costituzione va cambiata anche lì, penso all’art. 53 (sulla capacità contributiva) che va modificato per renderlo un vero e proprio baluardo dei diritto del Contribuente. E su questo stiamo già lavorando, come anche sulla parte relativa al sistema previdenziale delle partite IVA che è del tutto iniquo.

Prima di mettere troppa carne al fuoco vogliamo raggiungere l’obiettivo di eliminare il “solve et repete” dall’ordinamento tributario, perchè riteniamo che il raggiungimento di un risultato del genere avrebbe una portata enorme per i diritti del contribuente e aprirebbe la strada ad altri interventi, sia costituzionali in tema di diritti del contribuente che di riforma complessiva del comparto lavoro autonomo.

Chi fosse interessato a leggere il testo integrale della proposta di legge può trovarlo qui.