a cura di Valerio Ceccarelli –

Ci sono giorni diversi da tutti gli altri. Pochi momenti si ricordano nella vita, sommati, forse, sono una manciata di minuti. La memoria fa tesoro di simili istanti, costruisce dall’invisibile labirinto dei loro punti un’ombra di identità. Il resto rimane per esserci, fa massa, spessore, dà corpo al racconto.

Giovedì 9 Aprile è stato per noi uno di quei giorni memorabili. In quella data si è tenuta la finale della Moot Competition, la grande simulazione di diritto civile, organizzata dall’Elsa a Roma. Come molti sapranno, due squadre, dopo ampia selezione tra le Università della capitale, si sono affrontate su un caso fittizio, nella fattispecie ad oggetto la responsabilità professionale dell’avvocato. Nel silenzio dell’Aula Magna della Cassazione, che ha ospitato l’evento, ogni parola risuonava densa di significato, quasi a mostrare il disegno comune, la strategia che tutte le univa.

Nel mondo del diritto la fantasia ha bisogno della concretezza del reale per dar forma alle proprie costruzioni. Solo il contatto con il caso può dare origine alla preparazione di una difesa, dalla parte del convenuto, che possa contenere il futuro attacco prevedendone la via, o all’elaborazione di un’offensiva, per l’attore, che sappia occultarsi dalle pazienti difese, aggirandole nei confini. La mia immaginazione ha visto avvicinarsi le forme del processo, con la preparazione tattica che le presuppone, a quelle delle battaglie campali, in cui l’esercito che si difende procede immaginando i luoghi del futuro attacco ed erigendo nei corrispondenti punti le proprie fortificazioni, mentre l’armata che vorrà espugnare il forte dei primi dovrà innanzitutto prevedere i nodi, le strettoie in cui non dovrà passare a costo della sconfitta, cercando invece le vie meno chiare, quelle non prevedibili, per tentare la manovra ed aggirare il nemico. Il gioco diventa quindi sfida nella previsione, capacità di intuire gli strumenti avversari, di modo da sfruttarne i punti di debolezza. In chiave prospettica, quindi, la fantasia diviene strategia e la strategia persuasione.

Oltre la meta, certo gratificante, ricordo con piacere e nostalgia il percorso: la formazione di una squadra tra amici per partecipare, mettersi in gioco, l’elaborazione comune di idee, la continua messa alla prova delle conoscenze teoriche acquisite, fino ai messaggi improvvisi, le idee repentine, i momenti della giornata in cui non si poteva fare a meno di pensare al caso. Tutto questo in parte mi manca, anche se è una piccola parentesi che si è chiusa, un percorso di prima immersione in quella pratica che è l’eterno presente del giurista.