a cura di Giuseppe Muscato –

Forse i più fedeli sostenitori del cinema made in Italy non ne saranno contenti, ma bisogna ammettere che gli americani, nel campo cinematografico, sono  sempre stati un po’ più avanti di  noi. In America, oltre alla categorizzazione di genere, simile a quella che noi usiamo più frequentemente (comico, fantasy, horror …)  si è soliti descrivere un film anche attraverso altre sue caratteristiche come l’ambientazione o qualsiasi altro elemento utile a rivelare  delle anticipazioni sulla pellicola.

Un film può, ad esempio, essere definito come “family movie”, quando si tratta di una pellicola adatta all’intera famiglia, o come “All star movie”, quando tutti i membri del cast sono attori di primo piano.

Seguendo l’esempio dei cinestudiosi a stelle e strisce, vi propongo una categoria di film molto diversi nel loro genere ma che hanno in comune uno sfondo giuridico dominante.  E’ il filone dei cosiddetti “Courtroom Movie”: la cinematografia giudiziaria, che racconta le vicende di complicati e importanti processi (veri o inventati), con le strategie difensive di bravissimi avvocati, le pesanti accuse lanciate da magistrati indefessi e il difficile compito dei giudici chiamati a dirimere la questione.

Intendiamoci: il mondo degli avvocati, studi legali e tribunali che viene dipinto non è sempre dei più edificanti.

È il caso, per esempio, de Il Socio, trasposizione cinematografica del bestseller di John Grisham. Il film vede Tom Crouise nei panni di Mitchell Mc Deere, il quale, dopo essersi laureato insieme alla moglie Abby all’Università di Harvard e dopo essersi dibattuto tra la ristrettezza economica, trova un lavoro estremamente redditizio a Memphis, presso uno studio legale molto florido ma semisconosciuto. Nel corso del film emergono progressivamente lati nascosti ed oscuri dello studio legale, fin quando i dubbi di legami con la criminalità organizzata diventano certezze. Intento del film è probabilmente quello di disvelare il contrasto tra una criminalità sottesa e una legalità apparente ed ipocrita.

Meno  polemico è Philadelphia,  pellicola drammatica del 1993 che tratta il difficile tema dell’AIDS ( malattia che non a caso raggiunse il culmine della sua diffusione negli anni novanta).

Anche qui i protagonisti sono degli avvocati e l’ambiente in cui si svolgono le scene più toccanti è il tribunale. Dei buoni motivi per guardarlo, o rivederlo se l’avete già visto, sono le pluri-premiate performance di Tom Hanks e di Denzel Washington, oltre alla musica che sostiene quasi tutte le scene principali, a partire dalla colonna sonora composta da Howard Shone. Dal film emerge il lato umano che c’è sempre dietro ciascun avvocato.

Per gli amanti dei colpi di scena e del dark propongo invece “L’avvocato del diavolo”. Sconvolge la scena iniziale del processo, in cui l’avvocato Kevin Lomax decide di difendere un insegnante accusato di essere un pedofilo e, nonostante  le prove evidenti , riesce a scagionarlo.

Guardando il film,  si ha l’impressione di assistere ai lati più diabolici del mondo dei processi: in una popolosa e corrotta New York  il protagonista, senza rendersene conto, sta vendendo la sua anima al diavolo. Sarà proprio Satana in persona a rivelargli il suo terribile piano: il ventesimo secolo è ormai corrotto fino al midollo, dunque i tempi sono maturi affinché Egli diventi il dominatore del mondo. Per farlo gli occorre che Kevin e la sua sorellastra Christabella generino un figlio che diventerà l’Anticristo. Kevin riesce però a imporsi grazie al libero arbitrio e si suicida, rovinando così i piani del Maligno. Apparentemente morto, Kevin si “risveglia” nel bagno del tribunale e comprende che quanto ha vissuto fino a quel momento era solo una visione. Ripreso il controllo di se stesso decide di abbandonare la causa, rinunciando ad una promettente carriera ma salvando la propria anima.

Il cinema dei “courtes drama” dipinge spesso ambienti quasi sanguinari, ed è triste notare che il termine “sanguinari”, visto ciò che recentemente è accaduto presso il Tribunale di Milano, potrebbe essere fin troppo concretamente adatto e attuale. Ma se  si cerca più attentamente, vengono fuori anche un paio di titoli che accontenteranno gli amanti del comico: uno per tutti, per chiudere, Liar Liar con un irresistibile Jim Carrey nei panni di un avvocato che riesce a difendere  i suoi clienti con una enorme serie di bugie.