a cura di Filippo Nola –

Diego Armando Maradona e Bobo Vieri hanno militato nella stessa squadra. Si tratta di un’amichevole, organizzata l’11 maggio 2011 in occasione dell’inaugurazione del nuovo stadio del Terek Groznyj, una società di calcio cecena di proprietà di tale Ramzav Kadyrov, che tra l’altro decise anche di prender parte al match, iscrivendosi al tabellino dei marcatori con una meravigliosa tripletta che gli garantì il diritto di portarsi a casa il pallone, che lui stesso aveva comprato. Ben più noto per essere il primo ministro reggente della Cecenia, che per le sue doti calcistiche, Kadyrov è un grande appassionato di calcio che decise di coltivare l’interesse per la politica quando suo padre venne assassinato il 9 maggio 2004. Mantenne la carica di presidente della squadra di Groznyj in modo tale da preservare il controllo sulla piccola repubblica federale, garantendo svago e buoni risultati in cambio di obbedienza (esempi nostrani non sono tanto difficili da trovare). Il suo potere politico si rafforzò, infatti, grazie alla promozione nella massima divisione Russa e alla vittoria della coppa nazionale, per non parlare delle varie amichevoli farsa, con grandi calciatori del passato in campo, che vedevano sempre vittoriosa la squadra di Kadyrov, magari con il nostro amico anche grande protagonista.

Il leader ceceno, lunedì 9 marzo 2015, prendeva parte alla cerimonia di premiazione di Andrej Lugovoj davanti al premier russo Vladimir Putin; era stato lo stesso Putin a volere Kadyrov presente alla celebrazione. Tant’è che dopo aver insignito della medaglia d’onore Lugovoj per i suoi servigi resi alla madre patria Russia, decise di premiare anche il suo celeberrimo invitato, con cui condivideva le passioni per il calcio e per le guerre civili in Cecenia. Giusto per intenderci, Andrej Lugovoj è un ex agente del FSB (il nuovo KGB), è il principale sospettato per l’omicidio di Alexander Litvinenko, anch’egli ex agente segreto e poi dissidente (sono sicuro che se cercherete su google il nome di quest’uomo, riconoscerete immediatamente la sua foto sul lettino di ospedale). Quest’ultimo ebbe a che vedere con la questione cecena, nel momento in cui decise di denunciare le efferatezze commesse dall’esercito russo ai danni dei separatisti nel 1999: in base al suo dossier, mandante di tali attentati era stato Putin in persona. L’oltraggio, rappresentato dalla celebrazione delle gesta di Lugovoj e Kadyrov, nei confronti dell’Occidente è palese e dimostra la sfacciataggine di Putin nel perseguire la sua politica nazionalista.

La vicenda assume maggior rilievo se andiamo ad aggiungere dei tasselli al nostro puzzle: l’omicidio di Boris Nemtsov, a quanto pare il principale oppositore del presidente russo, vede numerosi scenari nella ricerca dei colpevoli; ma proprio in quei giorni, la pista cecena, con la confessione di Dadayev, uomo legato a Kadyrov da rapporti politico-militari, sembrava essere la più accreditata: l’allora reo confesso ritrattò le sue parole solo 2 giorni dopo la celebrazione. Rimane quindi il gesto, sicuramente non privo di senso, del premier: un messaggio di sfida, quasi a ribadire la supremazia russa sulla questione cecena e la piena fiducia in Kadyrov, nonostante un suo possibile coinvolgimento nell’assassinio di Nemtsov.

Anni prima, nel 2006, venne assassinata Anna Politkovskaja, una giornalista molto popolare, sia in patria che all’estero: scriveva per Novaja Gazeta, un periodico d’inchiesta diretto nientepopodimeno che da Mikhail Gorbaciov, oggi impegnato in una forte opposizione alle attuali politiche zariste del presidente russo. La Politkovskaja aveva pubblicato numerosi dossier sulle guerre di Cecenia, molto fastidiosi per la popolarità di Vladimir Putin, che suscitarono l’interesse degli Stati Uniti e dell’Unione Europea. Gli accadimenti sembrano collegati dalla stessa tecnica assassina del sicario e soprattutto dallo stesso tipo di arma utilizzato, che tra l’altro viene concesso in dotazione alle forze armate ed ai servizi segreti russi.

Ciò che colpisce delle vicende qui trattate è il forte legame che hanno con la questione cecena. Il punto della questione è sempre l’interesse economico che si cela dietro l’accadimento: la repubblica caucasica si trova in una posizione strategica che garantisce il passaggio di numerosi oleodotti e gasdotti diretti a rifornire i ricchi paesi europei. Chi sottovaluta l’importanza che la fornitura di energia ad altri stati può avere, in termini economici, perde di vista il concetto fondamentale della politica putiniana: lo stesso presidente russo, infatti, ha consolidato la sua preparazione in materia conseguendo un master in economia all’Istituto Minerario di San Pietroburgo con una relazione che combinava lo studio delle risorse con le indagini di mercato. La necessità di mantenere l’ordine in Cecenia è necessario ai fini della stabilità dei traffici russi per quanto riguarda le materie prime; le volontà di Putin in tal senso si ravvisano anche nella gestione della crisi in Ossezia.

Evitando di tirare in ballo CIA, illuminati e James Bond, bisogna rigettare ogni teoria complottista che vede nell’omicidio della Politkovskaja e ancor di più in quello di Boris Nemtsov un coinvolgimento americano nell’obiettivo di destabilizzare il governo di Putin, che problemi in tal senso non ha, dato che vanta un consenso dell’86% all’interno della sua Federazione. Non si può non notare come quest’ultimo passeggiasse allegramente nei pressi del Cremlino (una delle zone più sorvegliate del mondo) senza che nessuna telecamera lo inquadrasse più chiaramente delle riprese su cui la polizia sta indagando; ancor meno regge la scusa della manutenzione del sistema di sorveglianza. A ciò si aggiunga che l’adorabile compagna di Nemtsov sembra esser stata aggredita da un’amnesia molto forte; per non parlare dei sospetti che la stessa vittima aveva nutrito pochi giorni prima nei confronti di Putin. Infine i dettagli riguardanti la pistola e la tecnica del sicario.

La soluzione che prevede il premier russo come mandante dell’omicidio è stata ritenuta troppo semplice per essere vera: uno stratega come Putin non avrebbe mai potuto escogitare un piano così banale, che lo avrebbe visto come il principale indiziato. Non si nota però come allo stesso Putin poco importino le questioni geopolitiche che tanto affliggono gli americani e gli europei; più volte è capitato di vedere il premier russo schernire i Capi di Stato esteri mentre tramavano alle sue spalle. Di conseguenza, apparire agli occhi altrui come un malvagio despota, che uccide i dissidenti fastidiosi in grado di intaccare la sua supremazia su determinate regioni strategiche, risulterebbe economicamente ininfluente per la madre patria Russia e per il suo Governo. Non si possono infatti ignorare le dichiarazioni di Nemtsov riguardo ad un fantomatico dossier sulla situazione in Ucraina; tale dossier potrebbe costituire un valido movente.

Come molto spesso accade, tali vicende sono coperte da trame e segreti cui la gente comune non ha accesso; la volontà di Putin di dirigere le indagini potrebbe essere funzionale in tal senso. Ciò che noi non sappiamo forse è la ragione di un omicidio che ha destato scalpore e che lo stesso premier russo ha qualificato come provocatorio. Ma forse provocatorie sono le accuse dell’Occidente, non tanto l’assassinio, che tutti hanno definito di natura politica.