A cura di Paolo Fontana

Il fondatore di SOS Partita IVA, dopo averci illustrato la sua proposta di abolizione del “solve et repete” dall’ordinamento tributario, stavolta ci parla di previdenza sociale e della sua proposta di introdurre per i lavoratori autonomi la libertà di scelta tra previdenza pubblica e previdenza privata.

–         Andrea Bernaudo, tra le battaglie che la sua associazione sta conducendo c’è quella relativa al trattamento previdenziale dei lavoratori autonomi. Voi proponete la libertà di scelta tra previdenza pubblica e previdenza privata. Ci può spiegare i dettagli e le ragioni della vostra proposta?

Oggi si parla molto di pensioni, di vitalizi, della sentenza della Consulta che ha dichiarato l’incostituzionalità della norma del governo Monti – contenuta nel “salva Italia” – che ha bloccato l’indicizzazione delle pensioni per 2 anni. Si parla di diritti acquisiti, poi vediamo il governo rispondere con un “bonus una tantum”, facendosi un maxisconto, aggirando in modo ineffabile la sentenza della Consulta. Ma ció di cui nessuno parla e che, secondo la nostra analisi, è una vera bomba sociale ad orologeria, innescata da tempo e che sia avvia verso un’inesorabile esplosione nel giro di qualche anno è l’aspettativa pensionistica di milioni di lavoratori autonomi a partita IVA. Oggi una larghissima parte di questi lavoratori sono agganciati all’INPS con aliquote altissime intorno al 30%. Un microimprenditore, un professionista, un lavoratore indipendente, in sintesi una qualsiasi partita IVA, priva di una cassa privata ad hoc, che, ad esempio, versa obbligatoriamente all’INPS da 20 anni contributi fino a 10.000 euro l’anno con aliquote altissime fino al 30% del proprio reddito netto, ha una proiezione pari a meno di 1000 euro di pensione tra 20 anni, con parametri suscettibili di cambiamenti continui e senza alcuna vera garanzia e/o certezza del diritto. Per questi motivi, noi abbiamo fatto una proposta chiara: fermo restando la volontà di continuare a versare il contributo di solidarietà allo stato, oggi stabilito allo 0,73%, e che siamo disponibili anche a triplicarlo al 2%, per non essere accusati di egoismo “turboliberista”, ma il resto dei contributi previsti per l’INPS vogliamo darli a forme assicurative di previdenza privata in grado di offrire garanzie chiare e una pensione certa, con accordi stabiliti fin da subito. Vogliamo eliminare il monopolio dell’INPS per i lavoratori indipendenti e stabilire, in alternativa, la libertà di scelta e quindi di concorrenza con forme di previdenza privata.

–         E’ evidente come l’Italia non possa permettersi di sostenere questo sistema pensionistico ancora a lungo.  Solo una classe politica miope potrebbe non accorgersene. Cosa pensa a riguardo? Il sistema così non regge, lo sanno tutti, ma nessuno dice che a farne le spese saranno i lavoratori di trenta/quarant’anni che oggi versano aliquote altissime ed in crescita all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale. Per questo milioni di lavoratori, le partite IVA, vanno sganciate dall’INPS che non puó continuare a spremere questi contribuenti in regime di Monopolio, per mantenere un carrozzone con decine di migliaia di dipendenti, con un disavanzo enorme che non è più in grado di garantire nessuno.

–         Secondo alcuni dati recentemente resi pubblici dall’INPS, le pensioni pubbliche sono il 70% più alte di quelle dei privati. Tuttavia la differenza tra i contributi versati dalle due categorie non è così ampia. Pensate che ci sia un problema di equità sociale? 

Guardi noi non siamo qui per alimentare la guerra tra gli attuali pensionati da lavoro pubblico e quelli da lavoro privato. Noi lavoriamo per il futuro, lo stato deve lasciarci andare, deve darci la libertà di scegliere da soli sul nostro futuro previdenziale. Questo è un problema che riguarda tutti, perchè anche il lavoratore pubblico che oggi ha settant’anni e che gode di un’ottima pensione avrà sicuramente un figlio o un nipote a cui pensare, che magari fa il lavoratore autonomo e, come una pecora da tosare è buttato nella gestione separata dell’INPS, versa aliquote fino al 33% e avrà, forse, una pensione da fame tra quarant’anni. Dobbiamo prendere atto che lo stato non è in grado di garantire il futuro pensionistico di milioni di lavoratori, quindi si occupasse solo dei lavoratori pubblici e lasciasse liberi tutti i lavoratori autonomi di farsi in alternativa un proprio percorso assicurativo con forme di previdenza privata, attraverso patti chiari e garantiti che oggi lo stato non è più in grado di stringere con tutti i suoi contribuenti.

 –  Mirate ad una“sindacalizzazione” delle partite Iva, oppure la vostra iniziativa politica si pone obiettivi di più ampio respiro? 
 Assolutamente no! I problemi che poniamo sono i problemi più importanti che affliggono il paese, non una categoria. Noi riteniamo che i sindacati italiani siano parte del problema, sono divenuti parastato, hanno perso completamente la loro caratteristica di movimenti spontanei di lavoratori, che autonomamente si organizzano nelle fabbriche e nelle aziende e hanno pensato più alla propria sopravvivenza, a quella della loro struttura. Non garantiscono diritti e occupazione per i cittadini italiani. E noi non vogliamo assolutamente aggiungere il sindacato delle partite IVA. Noi siamo all’opposto di queste strutture parassitarie. Noi poniamo problemi di civiltà giuridica. Noi dallo stato non vogliamo nulla. Non rivendichiamo TFR, ferie pagate, malattia ecc ecc, noi siamo fieri di essere dei lavoratori autonomi e sappiamo bene che non possiamo rivendicare prebende dallo stato, ma nemmeno, di converso, possiamo continuare a mantenere il carrozzone pubblico ed i suoi assurdi sprechi, per ritrovarci con un pugno di mosche in mano. I lavoratori autonomi sono spremuti fino al midollo, con un total tax rate del 68%, versano il 30% del reddito netto all’INPS. Questo stato di fatto strozza l’economia reale del paese, non una categoria! Le partite IVA, le imprese sono costantemente nel mirino dell’Agenzia delle Entrate, sono in guerra con lo stato che le schiaccia con prepotenza e con armi micidiali. Chi produce in Italia, anzichè esser portato su un palmo di mano, è tecnicamente, per lo stato un nemico, un presunto evasore a cui è possibile in qualsiasi momento violare la proprietà privata e anni di sacrificio, puó farlo con una letterina verde infarcita di prove induttive. Dobbiamo porre fine a questa barbarie. Noi dallo stato non vogliamo nulla, vogliamo semplicemente più libertà e meno tasse. Possiamo pensare da soli al nostro presente ed al nostro futuro, possiamo farlo molto meglio di come ha dimostrato di saperlo fare lo stato in regime di monopolio.