a cura di Giuseppe Venneri –

“Tutto il paese, dopo una dura giornata di lavoro, quando tornava a casa, sapeva che ci saresti stato tu a dargli gioia e risate. Ha significato moltissimo e fai parte di tutti noi”. Con queste eloquenti parole, il presidente Barack Obama ha voluto rendere omaggio al David Letterman Show, giunto alla sua conclusione la notte dello scorso 20 maggio, dopo ben 6028 puntate e trentatré anni trascorsi ad intrattenere il pubblico americano.

Era un lunedì del febbraio 1982 quando un giovane giornalista riccioluto, dopo aver inscenato un eccentrico ingresso sul palco in compagnia di un gruppo di ballerine con enormi piume in testa, si sedeva dietro una scrivania per condurre in terza serata il Late Night with David Letterman sulla NBC. Il programma andò in onda sulla stessa emittente per undici anni per poi passare nel 1993 alla CBS, con il nuovo titolo Late Show condotto sempre da Letterman, nel frattempo divenuto popolarissimo.

In oltre trent’anni, su quella poltrona in stile retrò, accanto a Letterman centinaia di illustri ospiti si sono avvicendati e hanno scherzato con il conduttore apprezzato come il più graffiante e sarcastico della tv made in Usa. Esso ha ricoperto una parte importante della storia della televisione – e non solo – attraversando in pieno il fenomeno del divismo che, nell’America degli anni Ottanta e Novanta, diventò una vera e propria industria. Guardandolo secondo la prospettiva del consolidato successo internazionale con cui è giunto ai nostri giorni, si potrebbe facilmente pensare al Letterman come una sorta di “fonte battesimale” per entrare ufficialmente nell’ambita categoria dei Very  Important People, ma è esattamente un processo inverso quello attuato dall’”anti-divo” Dave.  Ciò che ha compiuto Letterman durante le sue interviste è stato, anzi, proprio un antidoto a questo fanatico, irrazionale processo, uccidendo il divismo di ciascuna celebrità. Se il sarcasmo e l’imprevedibilità erano, infatti, due elementi fondamentali del suo stile, è il suo perenne atteggiamento di distacco il suo marchio di fabbrica che ha davvero catturato l’opinione della critica e per questo è diventato lo show più amato dagli spettatori, ma più odiato dagli ospiti. Un nichilismo mutuato da un’ironia spesso disarmante, a volte infantile, mai volgare e sempre estremamente sincera, che si tramuta in una “comicità dell’imbarazzo” usata per demolire il muro d’avorio dei divi e portare questi al livello di persone comuni, mettendoli a nudo nella loro umanità. Nello studio del Late Show, si entra da celebrità e si esce da donna o uomo comune. La celebrità non esiste davvero, è sconfitta.

“L’anarchia che Dave ha portato in televisione è simile a quella che i Marx Brothers hanno portato nel vaudeville e nei primi film”, ha affermato Craig Ferguson, uno dei suoi più intimi e antichi collaboratori. Letterman, dalla sua scrivania, ha così segnato un’epoca della televisione americana , portandola dai tempi in cui la TV era ancora una cosa seria, che raccontava un’America che credeva in se stessa ai tempi in cui i comici e intrattenitori televisivi vedono ovunque artifici, menzogne e cose da mascherare. Un modo diverso di raccontare un paese diverso, insomma.

Da Madonna a Obama, passando per il “primo e ultimo” ospite Bill Murray, al bacio con Julia Roberts, l’incontro con il “nostro” Benigni, l’accesa intervista a Cher e quella surreale a Joaquin Phoenix, David Letterman ha creato gag memorabili e irripetibili. Qui di seguito ve ne proponiamo alcune delle più famose, per ripercorrere insieme oltre trent’anni di televisione e “cultura di massa” americana.

Grazie a te, Dave.

Prima puntata del Late Night with David Letterman con Bill Murray

Prima storica intervista a Madonna nel 1994

Intervista a Barack Obama, unico Presidente degli Stati Uniti ospite al Letterman Show

Intervista a Roberto Benigni dopo l’uscita de “La vita è bella”

Puntata finale del 20 maggio 2015