a cura di Federica Vetta

“Diciannove minuti bastano per falciare il prato davanti a casa, cuocere al forno i biscotti, ordinare una pizza e farsela consegnare. Ma diciannove minuti bastano anche per seminare strazio e dolore in una tranquilla cittadina, insanguinata dalla follia omicida di un ragazzo di diciassette anni che una mattina entra a scuola armato e compie una strage”.

Questa è solo la trama di uno dei romanzi più riusciti dell’autrice statunitense Jodi Picault, che però rispecchia la storia di un numero tristemente elevato di adolescenti in vari paesi del mondo.
Quasi quotidianamente leggiamo infatti sui giornali storie di “ordinaria follia”, che vedono protagonisti giovani ragazzi i quali, essendo stati vittime di bullismo per lungo tempo, decidono di mettere in atto il proprio piano di vendetta e diventare assassini dei loro stessi “carnefici”. Fra i più gravi episodi di questa natura non si può non ricordare il massacro, nell’aprile del 2007, del Virginia Politechnic Institute, dove uno studente sudcoreano è entrato con l’intenzione di fare una strage e riuscendo poi a freddare, con una pistola, più di 30 persone fra compagni e insegnanti. Il caso più recente, invece, si è presentato il 20 aprile in un liceo di Barcellona: entrato a scuola munito di balestra, un ragazzo di appena 13 anni ha provato a colpire l’insegnate di spagnolo e la figlia, sua compagna, per uccidere poi un supplente che era accorso in aula dopo aver sentito le grida di aiuto.

Episodi, quindi, che si ripetono sulla falsariga dello stesso copione, sia per quanto riguarda il “modus operandi” degli assassini che i loro moventi. Ora, non si può certamente negare la colpa dei fautori di gesti terribili come questi, ma sarebbe interessante chiedersi quale sia il ruolo delle istituzioni e dello Stato in vicende simili e se esista una possibilità reale di evitare queste stragi. Come appare prevedibile, del resto, ad accaduti di tal genere fanno sempre seguito accesi dibattiti in merito al fenomeno del bullismo nelle scuole e sull’impatto di film e videogiochi violenti nella società odierna. Risulta dunque opportuno, ed anzi di urgenza impellente, che chi di dovere, sia a livello internazionale che nostrano, dedichi spazio e fondi per perseguire progetti di informazione e assistenza psicologica riguardo a questo fenomeno di triste attualità, al fine di evitare che episodi di tal genere si ripetano in futuro per mano di adolescenti vittime di bullismo, i quali, proprio perché non adeguatamente supportati, si trasformano in criminali.
Un risultato importante in tal senso sembra essere di vicino raggiungimento in Italia, e più precisamente nel Lazio. Il 22 aprile, infatti, la V Commissione del Consiglio Regionale ha espresso parere favorevole sulla proposta di legge per la prevenzione e il contrasto al bullismo, il cui testo necessita ora del voto definitivo dell’assemblea legislativa regionale. Tale proposta prevede che siano sostenute attività che puntano al rispetto della dignità della persona, alla tutela dell’integrità psico-fisica di bambini e adolescenti, nonché alla diffusione della cultura della legalità nelle scuole.

Ci si augura che questo sia solo il primo passo di un progetto che coinvolga l’intero paese e che porti a risultati concreti e rilevanti anche a livello internazionale, con la prospettiva che adeguati istituti di assistenza psicologica e sportelli di ascolto, insieme ad una politica di minor tolleranza verso gli atti di violenza all’interno delle scuole, possano debellare una delle piaghe più tristi e al contempo più sottovalutate della nostra società.