a cura di Giulia Midei –

Immanuel Kant, nella sua “Critica della ragion pratica”, esamina una questione oggi assai discussa, soffermandosi su cosa sia effettivamente il senso morale proprio di ogni uomo. Kant afferma che viene di fatto ad indentificarsi come morale tutto ciò che si impone all’uomo naturalmente, senza un’appurata indagine razionale, bensì attraverso il dovere che la sua stessa volontà ha di agire, in quanto comando interiore esistente al di là del mondo fenomenico e facente parte di quel mondo che l’illustre filosofo definisce “della libertà”. Paradossalmente, infatti, tale comando non viene imposto dall’esterno, bensì dall’uomo a se stesso, e la libertà di costui risiede proprio nell’obbedirgli. Tuttavia l’azione morale, sottolinea Kant, non deve essere compiuta per un fine utilitaristico: in tal caso, tale azione si definisce un mero e proprio “imperativo ipotetico”, in quanto l’autenticità della morale, secondo il filosofo, risiede nel considerare una certa cosa propriamente giusta, e nel compierla cioè solo per il senso di giustizia insito in essa. E’ solo allora che vi sarà “l’imperativo categorico”, il “dovere per il dovere”, che viene accuratamente formulato in tre semplici regole: “agisci in modo che ogni tuo atto diventi un esempio per gli altri”, “rispetta la tua dignità e quella altrui, evitando di usare gli altri come strumenti e di ridurre te stesso a un futile mezzo”, “il comando morale non deve essere che il frutto autonomo della propria volontà razionale”. Esso, infatti, è il frutto della cosiddetta “volontà buona”, quella forza -propria di ogni essere umano- di far del bene, la cui esistenza, che si presume aprioristicamente, è palese ed evidente alla ragione umana senza necessità di dimostrazioni: non legata a dati empirici, essa è perciò non giustificata, in quanto scaturisce da una diretta sensazione dell’uomo che lo spinge ad andare oltre i propri limiti e i propri sforzi, inducendolo ad osservare il limpido “cielo stellato sopra di sé”, e la “legge morale in sé”. Ed è proprio questa “norma” che riesce a tirar fuori e rivelare a pieno il meglio di ogni uomo. Simpaticamente, tale immensa concezione è rappresentata perfettamente da uno dei più noti capolavori di Walt Disney: Pinocchio, il burattino più monello irrequieto mai conosciuto, a favore del quale agisce sempre la straordinaria presenza del Grillo Parlante, che, seppur connotato da un’oggettiva piccolezza fisica, tuttavia non abbandona mai l’ingenuo burattino, rimanendo sempre al suo fianco, pronto ad indicargli la retta via. E’ proprio questa la morale, ciò che rivela l’essenzialità di ogni essere umano. E’ quel lato che in un modo o nell’altro emerge sempre, in quanto non è che il prodotto dell’uomo intento ad affermare se stesso per poter vivere la vita a pieno, con la propria forza e vigore, combattendo sofferenze e soprusi, fornendosi talvolta di sogni e di aspirazioni, pur consapevole che siano tali, al fine di dare un significato alla sua vita, di amarla, e in essa di amare sé stesso, fronteggiando la palese ipocrisia che annienta e violenta la nostra mondanità. Non esiste guerra più grande di questa, ove però vittoriosa spiccherà sempre di ognuno la dolce spontaneità.