a cura di Giulio Menichelli-

Stabilità. Una situazione ormai quasi utopica a cui tutti aspiriamo. Nel ventunesimo secolo il ritmo elevato della nostra vita ha fatto sì che la stabilità sia sempre più difficile da raggiungere, tanto che alcuni eminenti intellettuali hanno coniato il concetto di liquidità. Sin dalla seconda metà del secolo scorso sono emerse, infatti, espressioni come “tempo liquido” o “giorni liquidi”.

Il più importante teorico della liquidità è stato negli anni ‘70 non un filosofo, ma Philip Glass -compositore tanto importante quanto discusso, nonché uno tra i principali esponenti della corrente minimalista. Il suo più grande successo è l’album Songs from Liquid Days, che in due brani spiega alla perfezione questo concetto: Liquid Times -la quarta canzone dell’album- combina infatti elementi fisici ad altri eminentemente eterei, mettendoli sullo stesso piano e confondendo così l’ascoltatore (un buon esempio è rappresentato dal verso “Love could use a shave”) . Allo stesso tempo, Open the Kingdom, il brano successivo, aumenta e definisce la confusione generata da Liquid Times, e chiarifica il concetto chiave dell’incertezza. Se Glass aveva formulato, in modo quasi profetico, questa visione del mondo come agglomerato confusionario in cui tutto è effimero ed incerto, è Zygmunt Bauman, importante sociologo e filosofo polacco, a esporre appieno il significato della liquidità, studiandone cause ed effetti. Nei suoi ultimi lavori Bauman, infatti, usa l’espressione “società liquida” contrapponendola a “società solida”. Con queste due locuzioni egli definisce la solidissima modernità e la liquida ed incerta postmordernità, intendendo che, se nell’età moderna esistevano delle certezze definite -appunto solide- nell’età postmoderna queste sono venute meno, non perché distrutte da nuovi ideali, ma perché la velocità della nostra società è aumentata al punto da rendere fragile ed incerto qualunque tentativo di stabilizzazione dell’esistenza. Le cause di tutto ciò per Bauman sono la globalizzazione, la spinta al consumismo e l’eccessivo sviluppo tecnologico sperimentato negli ultimi vent’anni.

Se quest’ultimo elemento è perlopiù ritenuto un bene, per quanto causa d’instabilità, le altre due situazioni sono ben più problematiche: la globalizzazione apre il mondo a se stesso, determinando più di una crisi d’identità all’interno delle già ben definite società occidentali, spingendo inoltre la ricerca della propria identità verso una cornice non più sociale ma individualistica; al contempo la forte spinta a consumare ( secondo Bauman figlia della rivoluzione Fordista) non fa altro che trasformare i cittadini in consumatori, per cui un buon cittadino altro non è che un buon consumatore.Una simile struttura socio-economica non fa che emarginare i più poveri, che vengono considerati come umani di serie B perché, appunto, cattivi consumatori.

Contemporaneamente, però, questa situazione rende le classi medie insoddisfatte qualora non riescano a sentirsi uniformate: diviene non più sufficiente l’atto del comprare per essere soddisfatti, ma, per sentirsi parte della società, bisogna comprare tanto quanto gli altri membri di essa. Le conseguenze della suddetta forma mentis postmoderna si estendono, come ovvio, anche in campi non economici come quello sentimentale (in particolare Bauman ne parla in Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi). La visione di Bauman appare -soprattutto in testi come Modernità liquida o Liquid Times- piuttosto pessimistica e le soluzioni che offre non sono sufficienti per scongiurare la paura dell’incertezza. Tuttavia queste soluzioni esistono, e sta a tutti noi combattere ogni giorno per ottenere il nostro posto nel mondo e costruire una società solida e stabile.