a cura di Danilo Capitanio

L’Europa è ad un bivio. Lo conferma la tragedia greca. Lo confermano le tragedie neo-nazionalistiche.

La Germania, pur di preservare la stabilità, ha esportato instabilità.
Instabilità dal punto di vista economico: l’austerità ad ogni costo. Sarebbe costata di meno se non fosse stata imposta.

La Merkel è una lucida politica, ma si trova anche lei di fronte ad un bivio: accettare i “nein” della Cdu (cui Scheuble ne incarna l’essenza) e guardare alle prossime elezioni oppure ricostruire l’Europa dicendo “ja” a Tsipras, guardando alle prossime generazioni?
Quando la Cancelliera sceglierà quale strada prendere, la stessa Europa saprà da che parte andare.

Hollande a parte.
La Francia, infatti, segue molto di più il “meglio tirare a campare che tirare le cuoia”, meglio aiutare la Grecia e lasciare tutto com’è piuttosto che riformare l’Europa. I Francesi sono europeisti per necessità, non per convinzione. Furono i primi a rigettare la Costituzione europea. Saranno i primi a non volere un’Europa riformata dalla Germania.

E l’Italia?
Generosa come sempre verso un ecumenismo assiologico, parla troppo e conta troppo poco. Un giorno con Tsipras, il giorno dopo con la Merkel, il giorno dopo ancora con Hollande. L’importante è stare sempre a galla. Irrilevante sempre, inutile dappertutto. Sembra che Renzi (terzo creditore di Atene) non abbia voluto partecipare ad un incontro riservato con Tsipras, Merkel e Hollande perché l’invito è arrivato troppo tardi: di sicuro l’invito è arrivato tramite Raccomandata delle Poste Italiane, perché la Pec alla Presidenza del Consiglio non funziona. Chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Insieme Francia e Italia, restano correi da rinunciare a ridisegnare l’Unione, condannate alla marginalità nel farraginoso processo decisionale comunitario. La prima perché dalla Germania le ha sempre prese, la seconda perché non scorge ancora chi vince.

E Londra?
Impero Britannico e Commonwealth. Passato e futuro. Non c’è posto per l’Unione Europea.

In questo quadro c’è un di più. C’è un dato culturale.
L’Europa del Nord e l’Europa del Sud. La cultura protestante e la cultura cattolica. La cultura del lavoro e del dovere contro la cultura del perdono e della misericordia.

Il segreto per costruire l’Europa è coniugare queste due culture, non contrapporle.

Aiutare Atene a non morire significa perdonarle i conti truccati. Imporre ad Atene di lavorare e sacrificarsi significa insegarle e volere bene ai suoi figli.
Una nuova Europa passa per la salvezza della Grecia.
Una buona Europa guarda al dovere e al perdono.
Una grande Europa pensa alle prossime generazioni.