A cura di Paolo Fontana e Valerio Forestieri

In politica spesso i giovani stanno a guardare. All’interno dei partiti vengono lasciati a bordocampo a scaldarsi, ma raramente vengono messi in campo. Tuttavia c’è qualche eccezione. Andiamo alla scoperta di Luca Zaccari, neo-coordinatore regionale per il Lazio dei Giovani di Forza Italia.

Luca, a soli 23 anni sei stato investito di una carica così rilevante e fortemente simbolica per un partito che dichiara di puntare molto sui giovani. Si vedono spesso sedicenti movimenti giovanili guidati da quarantenni. Tu invece sei riuscito a farti largo nonostante la giovane età. Quali sono i tuoi mentori e i tuoi ispiratori?

Devo dire che all’inizio ero molto spaventato, la sfida è dura, il momento politico non mi aiuta di certo e quello del partito ancor meno. Quando mi è stato proposto sono rimasto spiazzato, per la prima volta un ragazzo di provincia sarebbe andato a guidare il movimento giovanile più grande di una Regione chiave come il Lazio, fino ad un mese fa sempre guidato da un romano. Dopo aver riflettuto a lungo mi sono consultato con le due persone che hanno avuto un ruolo chiave nella mia crescita politica e personale, mio papà e l’On. Mario Abbruzzese. Credetemi, l’entusiasmo che entrambi mi hanno infuso mi ha dato una carica non indifferente, devo tutto a loro due, e quando qualcuno crede così tanto nelle tue capacità capisci di aver agito per un anno da Coordinatore Provinciale nella maniera più adatta e consona alla crescita di un gruppo. Io non dimentico mai il gruppo. La mia nomina è stata frutto di un lavoro che tutti quanti abbiamo svolto con spirito di sacrificio e militanza, sempre al servizio di chiunque, in qualsiasi caso. I miei ragazzi sono la mia forza, la mia speranza in un futuro migliore e in una classe dirigente che vuole essere diversa da quella del passato. Mi ispiro sicuramente ad un uomo che ha dimostrato quanto la competenza faccia la propria parte in un mondo di raccomandati. Si chiama Antonio Tajani, un uomo che ha dimostrato il suo valore in giro per il mondo, che vuole lasciare ai suoi ed ai nostri figli una Unione Europea diversa da quella di ora. Non a caso, nella “rossa” Gijon, una cittadina spagnola, è a lui intestata una strada (uno dei pochissimi casi in cui viene intestato qualcosa ad una persona ancora in vita) per aver salvato, in qualità di Commissario Europeo alle imprese, quasi diecimila posti di lavoro. Ho tanto da imparare da uno come lui!

Quali sono gli obiettivi che ti prefiggi nel prossimo futuro e quali, invece, le tue aspirazioni a lungo termine?

Ho due obiettivi e sono determinatissimo nel cercare di raggiungerli. Il primo, è portare Forza Italia Giovani nel Lazio ad essere la punta di diamante del movimento a livello nazionale. Non sarà facile, vista la situazione attuale dove al momento abbiamo Frosinone e Latina molto forti, Roma a mezzo regime, Rieti e Viterbo dove si deve ripartire da zero e ricostruire tutto, ma la cosa non mi spaventa. Conosco me stesso, il mio essere testardo, la mia voglia di fare. A Settembre prossimo farò il primo bilancio sulla base di quello che ho ora e quello che insieme al direttivo (che nominerò tra poco) riusciremo a costruire. Il secondo obiettivo, invece, è culturale. La mia grande idea, è quella di affrontare battaglie sulla base dell’ideologia per cui questo partito è nato, che è quella liberale. Questa Nazione non ha più bisogno di dipendenti statali, di falsi ammortizzatori sociali, di Stato nell’economia. C’è bisogno di guardare negli occhi di chi ogni giorno apre la serranda e prega di farcela, c’è bisogno di andare incontro a chi da libero professionista si ritrova con un total tax rate al 68%, c’è bisogno di incoraggiare i giovani a fare impresa. E’ più giusto un modello economico dove lo Stato permette ad una PMI di assumere qualcuno senza troppi costi e burocrazia, oppure il modello attuale, per cui se c’è bisogno di soldi non si taglia mai la spesa pubblica ma si alzano le tasse per chi ogni anno fattura? Ecco, queste sono le priorità per tornare a parlare in mezzo alla gente. Non dimentichiamo le nostre origini. Aspirazioni? Il quadro politico è talmente complicato che non puoi sapere mai cosa succederà domani, figuriamoci se poi si parla di spazi personali. Lavoro per il mio partito e un giorno, se lo meriterò, magari mi riterranno consono per ricoprire altri ruoli di tipo amministrativo.

Qual è la proposta politica che Forza Italia rivolge ai giovani?

Per ora, in tutta franchezza, nessuna. Forza Italia vive un periodo difficile, con un leader che viene colpito ogni qualvolta alza la testa, vittima di una giustizia ad orologeria. Il Presidente negli anni ha dimostrato di voler investire sui giovani che poi -ahimè- lo hanno continuamente deluso. Abbiamo avuto uno dei governi più giovani del mondo; ricorderete sicuramente Carfagna, Meloni, Alfano, Lupi. Posso dirvi che come movimento giovanile siamo molto influenti all’interno del partito per la stesura dei programmi elettorali. Questo significa che la proposta politica parte da noi ed arriva a Forza Italia, non il contrario.

Se la situazione per i giovani italiani non è molto rosea, ancora meno lo è per i loro coetanei greci, colpiti da una crisi talmente drammatica da mettere in discussione ogni prospettiva di futuro. Qual è la posizione di Forza Italia in merito? Dal partito si sono levate voci talvolta dissonanti tra loro.

Io sono un europeista convinto e sogno gli Stati Uniti d’Europa, ma questa UE non mi piace affatto. Forza Italia ha avuto da sempre una posizione dominante all’interno del Partito Popolare Europeo, partito che ha la maggioranza a Strasburgo, ma ora come ora questo strapotere della Germania non fa di certo bene a nessuno. Noi abbiamo un Primo Ministro che entra nelle case degli italiani influenzando molto l’opinione, ma purtroppo continua a ricevere e svolgere compiti che gli dà la Cancelliera Merkel e che poi pagano gli italiani. Serve un’Europa giusta, dei popoli, che porti ad un sistema federale. La Grecia si rialzerà, non è nelle intenzioni di nessuno mandare in default uno Stato, anche se piccolo. Ci perderemmo tutti e soprattutto chi ne trarrebbe meno benefici sarebbe la Germania stessa, visto che ha molto da riscuotere. Lo dico ora, il discorso sarebbe molto complesso, ma Tsipras non può essere la soluzione al problema.

Cosa ne pensi del progetto di Silvio Berlusconi di creare una grande forza liberal-conservatrice che possa inglobare tutti i diversi partiti attualmente esistenti a destra? L’area di centrodestra -al momento- appare estremamente disomogenea e frammentata, anche su temi di primaria importanza. Spesso nemmeno nella stessa Forza Italia si riesce a far accettare a tutti una linea comune. Basti pensare alle continue defezioni degli ultimi anni: dopo Fini e Alfano, anche Fitto e Verdini stanno prendendo altre strade.

Il progetto è bello ed ambizioso, allo stesso tempo difficile e rischioso. Se pensiamo al progetto naufragato del PdL, mi vengono i brividi! Con la nuova legge elettorale, siamo praticamente obbligati ad un listone unico, ma il problema rimane sempre lo stesso. All’interno del centrodestra ci sono 3 leader: Berlusconi, Salvini, Meloni. Chi dei 3 si farebbe da parte per far spazio agli altri? Noi da sempre abbiamo un elettorato “presidenzialista”, se il leader piace ed è forte vinci, altrimenti perdi. Al momento, non vedo nessuno dei 3 in grado di poter unire tutti, ma la strada è lunga, sono fiducioso. Defezioni negli ultimi anni hanno avuto tanti risvolti, ma le divisioni non ci sono state di certo per motivi ideologici. Fini, Alfano, Fitto e Verdini, sono persone che si sono staccate per sete di potere, non perché fossero ideologicamente distanti.

Non pensi che lo strumento delle primarie possa essere salvifico per il centrodestra? Salvo casi sporadici, come le ultime regionali in Liguria, si sono dimostrate garanzia di unità e partecipazione.

Con me si sfonda una porta aperta, a Frosinone siamo stati i primi a farle nel centrodestra e si sono dimostrate utilissime, visto poi le cose come sono andate. E’ anche vero che, come nel caso della Liguria, possono produrre un effetto contrario in grado di creare spaccature definitive, ma è altrettanto vero che la nostra formazione non le vede di buon occhio. Noi le proponiamo sempre, ma ci troviamo ad essere gli unici a volerle fare!

Qual è stato il più grande errore di Forza Italia negli ultimi vent’anni? La futura classe dirigente del partito cosa dovrà cambiare?

In 20 anni, magari fosse stato solo uno! A parte gli scherzi, quello che tanti non perdonano al nostro partito, è l’aver fatto tante riforme, ma non essere riusciti a cambiare l’Italia come si voleva o preannunciava. La mia generazione all’interno di questo partito sa benissimo di dover essere protagonista di un cambio di passo. Dobbiamo vincere le elezioni con le idee e le buone amministrazioni, non con personaggi con la faccia pulita che a lungo andare si dimostrano deleteri.

Qual è il consiglio che ti sentiresti di rivolgere a tutti i giovani appassionati di politica?

Di solito li ricevo i consigli, quindi in questa veste mi ritrovo assai scomodo. Mi piace pensare che un giorno potremo dire di avercela fatta, di essere diversi da chi questo Paese l’ha prosciugato e svenduto a chiunque, mi piace credere che la mia generazione abbia capito a fondo la lezione, che con un alto tasso di responsabilità possa non volere per i propri figli quella gravissima incertezza sul futuro che abbiamo noi. Ecco, questo voglio. Il bene comune è un sentimento che dovrebbe essere figlio di chi si appresta ad affrontare questa grande passione chiamata politica. Gli accattoni ed i “tengo famiglia” ci hanno rubato un futuro. Riprendiamocelo!