A cura di Martina Vetere 

“L’estate e la libertà” ha cantato più volte Jovanotti in questi ultimi tre mesi: stagione del divertimento, dell’ostentazione e, perché no, anche del riposo.
Quando torno a casa per le vacanze sono solita frequentare un giro di amici, e anche questa volta come ogni anno, ho cercato la compagnia del mio amico Vittorio.
Giornata tipo #1
M telefona insistentemente l’amico V: alla sesta telefonata rinuncia e spera in un “mi richiamerà”.
Giornata tipo #2
M prova a contattare V inviandogli innumerevoli messaggi su WhatsApp, caduti tutti naturalmente nel limbo dei “Visualizzato e non risposto” o quando va proprio male rimasti con un solo tick per ore ed ore.
Giornata tipo #3
V chiama M – la quale ovviamente risponde al primo squillo – chiedendo che fine lei avesse fatto, rimproverandola di essere sparita e chiedendole di organizzare qualcosa insieme.
16 Agosto 2015
Diamante
Ore 19:08

V accoglie a braccia aperte l’amica in casa sua e chiacchierando del più e del meno, ecco che arriva la giustificazione alla sua incolmabile assenza: “ Perdonami, è che sto studiando, sto organizzando questo, poi c’è quello che mi tiene al telefono tutto il giorno, devo definire il profilo di quell’altro e in tutto ciò a volte riesco anche a riposare un paio d’ore quindi stacco il telefono, però prometto di trovare un po’ di tempo anche per te”.
Ecco, è giusto che vi spieghi un pochino chi è il mio amico V e perché ha sempre cosi tante cose da fare tali da ricevere la mia benevolenza e il mio perdono.

Vittorio Pecoraro, classe 1993, ha appena terminato il terzo anno di Giurisprudenza alla LUISS Guido Carli ed è – se le statistiche non mi ingannano- il più giovane collaboratore parlamentare della Camera dei Deputati, nonché coordinatore dei FutureDem Calabria (a soli 21 anni)…insomma, un ragazzo un po’ impegnato per ricordarsi di me!

Quando e come è stato il tuo primo approccio al mondo della politica?
Il primo vero e serio approccio è stato con i comitati di Matteo Renzi nell’autunno del 2012, anche se fin da piccolo ero affascinato da certi meccanismi. La politica per me è sempre stata una passione innata, che si, coltivavo come interesse, ma fine a se stesso, tant’è vero che in origine ero convinto di intraprendere a livello accademico un ambito più Internazionale o addirittura ero stato catturato dagli studi del Diritto Commerciale.
La prima volta che mi sono sentito in un certo senso “proiettato” nel mondo della politica in realtà è stato quando ho deciso di candidarmi come Rappresentante di Istituto del Liceo Classico B. Telesio, candidatura che naturalmente era scevra di una chiave politica né aveva una dimensione partitica ma che comunque mi ha aperto il cuore e la mente a queste dinamiche. Percorso che si definisce nel mio primo anno di università quando maturo una visione e un “io” politico.

Che qualità deve avere un giovane della tua età per rapportarsi al mondo del lavoro o al “mondo dei grandi”? Dammi tre parole.
E’ una cosa molto complicata: sicuramente è richiesta tanta disponibilità e voglia di fare perché possono chiamarti a qualsiasi ora del giorno e della notte, quindi devi essere reperibile. E’ necessario, inoltre, un grande senso di responsabilità ed è sempre buono ricordarsi di essere una persona solare e propositiva perché nessuno vuole circondarsi di persone cupe e tristi ma devi essere in un certo senso una sorta di incentivo, una speranza. Forse quello che si aspettano i più grandi da noi giovani è una certa ingenuità che a loro per forza di cose manca, quindi mai far notare agli altri che si è eccessivamente ambiziosi o scaltri – pur essendolo ovviamente – ma mantenere un profilo di innocenza.
Quando hai capito che era il tuo momento? Hai ricevuto anche tu “la chiamata”?
Una chiamata senza risposta dal momento che – come ben sai- ho un pessimo rapporto con il telefono! Certamente ho sentito che dovevo interessarmi ad altro quando ho iniziato ad avere consapevolezza delle ingiustizie del mondo, e anche se sembra una frase fatta o per lo più banale, l’aver cambiato città o contesto, l’ingresso nel mondo dell’università mi ha fatto notare tutte le piccole differenze che esistono.
Svelami un segreto: per entrare in queste dinamiche, è imprescindibile una spinta dall’amico dell’amico di un tuo amico oppure è possibile farsi strada da soli?
Assolutamente si, ho sempre pensato che un sorriso di prima mattina vale più di cento raccomandazioni. Quando io ho iniziato a collaborare con Stefania Covello – Deputata del PD, la mia datrice di lavoro a cui devo veramente tanto – è stata lei a cercarmi dopo che ci eravamo conosciuti e visti occasionalmente. Il tutto nacque, infatti, dalla sua necessità di un collaboratore vista la fase avanzata della sua carriera; a lei devo tanto, perché nonostante i primi e naturali timori, grazie alla sua comprensione, al suo sostegno e soprattutto grazie alle sue critiche costruttive ho imparato e continuo ad imparare tanto e adesso mi sento un po’ più consapevole di quello che sono e di quello che faccio.
Che rinunce deve fare un ragazzo come te per coordinare lo studio e il mondo del lavoro?
Tante. Forse a risentirne di più è la vita sociale perché magari se stai dalle 8 alle 22 a cercare di scrivere degli emendamenti e poi torni a casa e il giorno dopo devi riessere a lavoro alle 8, non ti va tanto di uscire a bere ma l’unico amico che vuoi frequentare è il letto.
Per quanto concerne lo studio, invece, non sto incontrando tante difficoltà perché fortunatamente il mio percorso universitario è strettamente legato al tipo di attività che sto svolgendo – mi hanno aiutato tantissimo lo studio del Diritto Costituzionale, il Diritto Amministrativo ma anche il Diritto Europeo e Internazionale – quindi non c’è idiosincrasia fra le cose ma spesso e volentieri vedo prendere vita a quello che leggo nei miei manuali, quindi in qualche modo lo rende anche più “reale”.
Ma, tirando le somme, i “grandi” si fidano di quello che fai oppure pensano sempre che sei una new entry?
No no, devo ammettere che sotto questo profilo mi sento molto soddisfatto. All’inizio fai moltissima fatica ad essere considerato e soprattutto ad affermarti come persona competente – ed è per questo che devi dare più del 100% all’inizio- ma ciò che aiuta noi giovani del XXI secolo è che siamo dei nativi digitali e abbiamo un approccio con il mondo più pragmatico e soprattutto abbiamo stimoli nuovi e riusciamo quindi a portare qualcosa che mancava: è questo il nostro X Factor.
E tu credi che i più grandi siano pronti ad alzarsi dalla sedia per lasciare spazio a noi giovani o c’è ancora una certa reticenza al riguardo?
La reticenza c’è sempre, ma io non credo ad un eterno conflitto generazionale ma anzi le generazioni devono dialogare tra di loro per dare il meglio di ciò che possono offrire nella consapevolezza però che tutto ha un termine e nessuno è indispensabile, e questo vale sia per i giovani che per gli adulti.

Cosa senti di consigliare ad un tuo coetaneo?
Suggerirei di non farsi intimorire dal mondo esterno e di rischiare perché forse non sempre il gioco vale la candela ma rimane pur sempre una bellissima esperienza.
Ultima domanda: prometti di rispondere qualche volta alle mie telefonate?
Ahahah, dipende, il gioco vale la candela?