La ricreazione è finita - Rizzoli (2015)

A cura di Francesca Coletta

Roger Abravanel, director emeritus di McKinsey & Company, saggista ed editorialista del Corriere della Sera, consigliere di amministrazione di aziende italiane e internazionali, dopo il best seller Meritocrazia ( 2008) e, con Luca D’Agnese di Regole (2010) , Italia, cresci o esci (2012), rivolge a noi giovani un incoraggiamento appassionato nel suo saggio “La ricreazione è finita” (2015). Dritto al cuore del problema della disoccupazione giovanile, costruisce una lucida analisi supportata da proposte utili da cogliere per prendere in mano il proprio futuro ed essere sicuri di trovare lavoro.

Nel suo manifesto contro il pessimismo dei giovani italiani lei invita i ragazzi a non nascondersi più dietro alibi, a sganciarsi dalla famiglia che definisce “ fabbrica dei disoccupati” e a trovare l’indipendenza, senza avere paura di fallire. Le chiedo dunque quali capacità devono avere i giovani d’oggi per entrare nel mondo del lavoro? Cosa cercano i datori di lavoro del XXI secolo?

I datori di lavoro di oggi cercano cose diverse dai datori di lavoro di ieri. Se nel secolo scorso si guardava alla competenza professionale, alla competenza specifica, oggi i datori ritengono che queste abilità non bastino più, siano meno importanti. Cercano le caratteristiche personali dei candidati, le vere competenze della vita che possono distinguere i ragazzi e che sono:
Etica del lavoro: il ragazzo che arriva in azienda si deve sentire responsabile e deve fare le cose giuste senza avere un capo. È finito il tempo del lavoro imposto, dell’esecuzione di una mansione: i ragazzi devono essere intraprendenti e devono risolvere i problemi, devono diventare loro stessi dei “piccoli capi”.
Problem solving: abilità legata allo spirito critico del ragazzo. Ci sono tante storie nel saggio che testimoniano la capacità dei giovani di superare anche la situazione più complessa. Un ragazzo deve costantemente chiedersi se è giusto quello che sta facendo e se può fare di meglio.
Comunicare: i ragazzi devono saper comunicare sia verbalmente e che per iscritto, capacità che si converte nel saper ascoltare i colleghi di lavoro .
Team: la capacità di lavorare con gli altri.
In un mondo di servizi oggi non basta più sapere, occorre saper fare. Non basta cosa si sa, ma cosa si è.

Si parla molto di soft skills soprattutto nelle università attente alla formazione degli studenti come la LUISS, ma qual è la sede ideale per formare il marchio personale del ragazzo? Può essere davvero solo l’università attraverso attività extracurriculari o è necessario trovare strade alternative?

La sede principale dove si formano le cosiddette soft skills è la scuola. Di recente le migliori università stanno sperimentando la strada delle soft skills, ma purtroppo non basta. Il modo migliore per formare davvero un marchio personale è lavorare durante gli studi, fare degli stage di lavoro.
Le aziende non cercano i ragazzi andati fuori corso solo per laurearsi con lode, per le aziende guardano ai laureati in tempo con un buon voto che hanno avuto esperienze di lavoro durante il corso degli studi. Non molto tempo fa ho conosciuto una ragazza di 20 anni che ha scelto di fare volontariato con la Croce Rossa italiana in Tanzania per 4 mesi , gestendo lei stessa le attività del campo. Questa sì che è una forma di volontariato che indubbiamente ha accresciuto la sua formazione come persona. La vera esperienza che le aziende cercano è l’esperienza di vita.

È molto chiaro cosa vogliono le aziende, ma cosa deve cercare invece un laureato alle sue prime esperienze in un’azienda? Dove è meglio mettersi alla prova?

I ragazzi devono assolutamente cercare un’ azienda che valorizza la persona. Esistono diversi modi per effettuare una ricerca in tal senso. Conosce Great place to work ? Un ottimo modo per verificare quali siano i best workplaces. Anche Linkedin oggi è una piattaforma straordinaria, che solo di recente sta avendo successo in Italia, dove purtroppo i ragazzi usano più social come Facebook che non sono utili per le aziende. Dalla mia esperienza posso dire che le multinazionali sono ambienti migliori delle aziende italiane, pur riconoscendo che ci sono anche in Italia buone aziende, come Luxottica. Consiglierei inoltre ai ragazzi di fare esperienza in aziende medio-grandi, perché più un’azienda è grande più è organizzata e punta sulla formazione, considerando anche aziende non coerenti con il proprio percorso di studi.

Chiudo con una provocazione. Lei davvero crede che i ragazzi possano farcela da soli? Basta solo il darsi da fare e giocare bene questa partita a scacchi?

Si. Nel libro “ La ricreazione è finita “ racconto storie vere di ragazzi che hanno inventato il proprio futuro, hanno fatto un grande sforzo inseguendo la loro passione, sono riusciti a fare un percorso formativo eccellente nonostante le difficoltà. I ragazzi devono smettere di nascondersi dietro gli alibi, devono smettere di aspettare lo Stato o chiunque altro che dall’alto fornisca loro una soluzione. Nemmeno voi ragazzi che avete il privilegio di frequentare un’università prestigiosa potete più nascondervi.

Il 24 settembre alle ore 17.00 nell’ Aula Magna Mario Arcelli Viale Pola verrà presentato il saggio “ La ricreazione è finita” di Roger Abravanel e Luca D’Agnese. Interverrà il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini. L’incontro sarà moderato da Antonio Polito, Vicedirettore del Corriere della Sera.

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