A cura di Edoardo Licitra
Conoscete la teoria dei bicchieri d’acqua? Supponete che il vostro ego sia un bicchiere, che le vostre soddisfazioni corrispondano a quanto è pieno il bicchiere, e che le vostre energie vitali siano acqua. Prendete in considerazione la comune opinione secondo cui chi si prodiga per gli altri lo fa per egoismo -un egoismo che si manifesta mediante la soddisfazione nell’aiutare il prossimo- e provate a pensare che prima o poi l’ego sarà soddisfatto, diciamo nel momento in cui l’acqua raggiunge l’orlo del bicchiere. A quel punto potrebbe accadere che l’acqua continui a scorrere, che le energie vitali sorgano da qualche fonte ignota, dispersa nei meandri della psiche umana. Una volta riempito il bicchiere, bisogna trovare altri posti ove impiegare l’acqua, altri esseri umani da rinvigorire, altre vite da migliorare, anche se di poco. Andrea Caschetto ha 25 anni, è ragusano, e le persone che ha deciso di aiutare sono i bambini degli orfanotrofi di tutto il mondo; sin dal primo viaggio in Africa ha deciso che la sua casa sarebbe stata il viaggio, e il suo lavoro regalare dei sorrisi. La sua ultima avventura parte nel febbraio scorso, il suo obiettivo era di incontrare almeno 1000 bambini in tutto il pianeta: a fine luglio ne ha fatti sorridere già 4142. Ho incontrato Andrea durante una breve pausa estiva dai suoi viaggi, e l’elenco dei paesi che ha visitato è da capogiro: dagli Emirati Arabi al SudEst Asiatico, dal Brasile alla Colombia, fino ad arrivare negli States. Facendo leva su amicizie sparse per il globo, sulla straordinaria accoglienza dei paesi del terzo mondo e sulla sua strabiliante forza di volontà, è riuscito a calpestare la terra di oltre 14 paesi, sempre alla ricerca di nuovi bambini da incontrare. Le tragedie che ha avuto modo di indagare sono le più varie, e Andrea -fingendosi prima prete, poi agente di polizia ed addirittura un ex-criminale- riporta delle testimonianze impressionanti. Molti di noi, giovani studenti universitari, non hanno idea di cosa accada al confine tra Perù ed l’Ecuador, dove la scomparsa di una ragazzina di soli 15 anni non desta alcun clamore, nemmeno se i sospetti più papabili sono sfruttatori o mercanti di organi. Ci svegliamo la mattina e pensiamo che l’esame più vicino sia un dramma; parecchi nostri fratelli colombiani, invece, si preoccupano di dimenticare abusi subiti in tenera età. Quando riteniamo che spostarci con l’autobus sia più faticoso che prendere la macchina, dovremmo pensare ad Andrea, che ha addirittura progettato un giro del mondo in sedia a rotelle. Eppure l’energia di Andrea non termina, l’acqua scorre ancora, e ha trovato oltre quattromila anime da riempire. Un libro già pubblicato, un altro in cantiere; l’idea di partire con un barcone per l’Africa con chiunque sia tanto pazzo e una raccolta fondi on-line: questi sono gli strumenti con cui questo ragazzo affronta la sua vita. Andrea -anche se si fa chiamare Cafù, il suo nome amazzone- ha trovato nella povertà la fonte più grande di accoglienza e umanità, ha sorriso alla vita, ha capito dove versare l’acqua.

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