US President Barack Obama (R) listens to Russian President Vladimir Putin after their bilateral meeting in Los Cabos, Mexico on June 18, 2012 on the sidelines of the G20 summit. Obama and President Vladimir Putin met Monday, for the first time since the Russian leader's return to the presidency, for talks overshadowed by a row over Syria. The closely watched meeting opened half-an-hour late on the sidelines of the G20 summit of developed and developing nations, as the US leader sought to preserve his "reset" of ties with Moscow despite building disagreements. AFP PHOTO/Jewel SamadJEWEL SAMAD/AFP/GettyImages

A cura di Umberto Romano 

I MISSILI DEL CASPIO

La mediaticità è un elemento imprescindibile in una guerra, e se pensiamo che sia una cosa prettamente di questo secolo ci sbagliamo di grosso. Non sono solo i video dell’Isis, la storia è piena di guerre vinte grazie alla propaganda e alle false informazioni, grazie alle dimostrazioni di forza portate in giro per il mondo. Non è una cosa nuova; Internet e la rete globale hanno solo reso tutto più facile, più immediato.
Il preambolo sopra serve per introdurre un video rilasciato mercoledì dal ministero della difesa Russo che trovate a questo link https://www.youtube.com/watch?v=G2TQ0wAfRts , Il Washington Post lo ha definito «una potente esibizione del potere di fuoco di Mosca», definizione perfetta perché il video in questione non è altro che una dimostrazione di quanto sia pronto e preparato l’apparato bellico Russo; 26 missili che dal Mar Caspio viaggiano per 1.500 km attraversando Iraq e Iran e vanno a colpire tutti gli obiettivi, stando a ciò che dice il Cremlino.
Non è sulla stessa linea la NATO, che denuncia 3 missili caduti in territorio Iraniano, e sottolinea con un pennarello spesso la propria ipocrisia accusando la Russia di aver causato con i propri bombardamenti, sia navali che aerei(cominciati una settimana fa) dei morti tra i civili, dimenticando senza vergogna la strage causata il 3 di Ottobre, quando un raid aereo americano ha distrutto un ospedale di MSF a Kunduz, in Afghanistan, causando la morte di 22 persone.
Vi renderete conto da soli di quanto sia penosa e ridicola la lezione di etica che gli Stati Uniti
cercano di impartire alla Russia.

CHI CONTRO CHI?

Ma non è solo una questione “etica” a spingere le critiche in merito all’intervento Russo in Siria, è proprio una questione di “obiettivi”; La domanda a cui si vuole dare una risposta è essenzialmente banale, quella che può porre un bambino: “Chi colpisce chi?”
La risposta può sembrare alquanto immediata: l’intervento Russo, al pari di quello Statunitense, mira all’eradicazione del gruppo “Stato Islamico”, insomma stanno bombardando l’Isis. Sbagliato, o meglio, parzialmente vero.
In Siria si fronteggiano, essenzialmente, 5 forze: Bashar Al Assad, Lo stato Islamico, il fronte al nusra, Ahrar al sham e l’Esercito siriano libero; tutte quante le fazioni vogliono rovesciare Assad e la Russia le sta bombardando tutte salvo l’Esercito siriano libero, ma bombarderebbe anche lui se riuscisse a trovarlo, la critica fondamentale però viene proprio dal fatto che solo il 10% degli attacchi Russi colpiscono l’Isis, principale obiettivo della coalizione guidata dagli USA.
Situazione esplicata nelle parole di Jens Stoltenberg, Segretario Generale della NATO: «(l’intervento Russo) complica ancora di più” la situazione in Siria.[…] I russi non mirano principalmente all’Isis, ma ad altri gruppi dell’opposizione».
L’ impegno comune di Stati Uniti e Russia è pressoché impossibile, e il rapporto tra le due coalizioni si limiterà solo alla coordinazione dei raid aerei, un incidente in territorio Siriano, in un momento come questo è di sicuro la cosa più importante da evitare.

IL REBUS

Winston Churchill in piena guerra fredda affermò che “la Russia è un rebus avvolto in un mistero che sta dentro a un enigma”, non in questo caso, stavolta le intenzioni del Cremlino sono “quasi” chiarissime: Assad non deve cadere. Ci servirebbero altri dieci spazi per parlare di quanti e (quali) interessi ci siano per la Russia in Siria, ma è pacifico che la visione politico-militare di Mosca segua quella delle “due vie”: Assad o Jihadisti. Altrettanto chiaro a chi vada l’appoggio del Cremlino.Intanto la guerra in Siria per il “morente” Assad sta diventando una guerra d’attacco e non più una guerra di difesa, a Latakia, l’antica Lodiocea già da fine Settembre atterrano cargo pieni di armi e munizioni, cargo pieni di uomini; Un intervento terrestre in Siria non è certo un’eventualità da escludere.Ieri, l’esercito Siriano ha riconquistato un importante roccaforte sull’altopiano di Idlib proprio grazie ai raid Russi.
Il vero Rebus in questa faccenda è proprio lo scenario Siriano che si lega indissolubilmente alla persona di Assad, Gli Stati Uniti vogliono una “transizione” abbracciando una visione “trina”; Vorrebbero una Siria libera dagli Jihadisti e libera da Assad, e poi?
Anche i principali partner musulmani degli Stati Uniti vorrebbero che Assad “se ne andasse” (escluso che possa dimettersi come Marino ndr), Infatti Turchia (che continua a bombardare anche posizioni curde, e ha pagato questa guerra con l’attentato più grave della sua storia, ieri ad Ankara), Arabia Saudita e Sunniti vorrebbero una Siria libera da un “sovrano” Sciita.
Probabilmente, quindi, non sono solo i crimini di Assad il motivo della fermezza degli Stati Uniti per una sua destituzione, ma profonde motivazioni strategiche, “mero” interesse.

LA SECONDA GUERRA FREDDA

 

Siamo sicuri nel riaffermare che un incidente in Siria è un’ipotesi nefasta da evitare a tutti i costi; In verità più di un “mezzo” incidente c’è già stato: un aereo Russo ha infatti varcato per pochi minuti lo spazio aereo Turco; John Kerry, segretario di stato Americano ha prontamente affermato che la Turchia avrebbe avuto tutto il diritto di abbatterlo, nonostante la Russia abbia chiesto scusa e le condizioni climatiche al momento fossero avverse al veicolo. Inoltre, i sistemi antiaerei di Damasco continuano ad “inquadrare” gli F-16 Turchi e possiamo solo immaginare quali conseguenze disastrose porterebbe in questo momento l’abbattimento di un aereo Turco.
La settimana scorsa, a Bruxelles, durante la riunione dei ministri della Difesa del “Patto Atlantico”, si sono usate parole parecchio dure nei confronti dell’impiego Russo in Siria, anche la NATO ha deciso di mostrare i propri muscoli, malcelando una finezza diplomatica più che insufficiente, e rincarando la dose in uno spannung di tensione che prima o poi dovrà esplodere.
Lo stesso Stoltenberg ha dichiarato: «La NATO è in grado e pronta a difendere tutti gli alleati, inclusa la Turchia e a dispiegare le proprie forze in Turchia, se necessario».
Non è improprio parlare di “Seconda Guerra Fredda” in relazione alla situazione a cui stiamo assistendo, pensiamo solo che nella stessa conferenza di giovedì i ministri hanno dato il via per l’apertura di altre due basi in Slovacchia ed Ungheria, e raddoppiato gli effettivi(da 20.000 a 40.000) della forza di reazione in Europa Orientale, ricordando che proprio in Europa Orientale è di stanza la “Spearhead force”, che necessità solo 48 ore per mobilitarsi completamente.
Credevamo che quello di Berlino fosse l’ultimo muro d’Europa e invece non è così; siamo di fronte ad una regressione e scrivere questo articolo dona un “Deja vù”(seppur storico) di Guerra Fredda. Gli eserciti si mobilitano, si ammassano ai confini; dopo gli eventi in Ucraina i rapporti si sono congelati rapidamente, forse troppo, sotto lo spesso freddo Russo, sotto la noncuranza Occidentale.
L’equilibrio tra le due potenze non è qualcosa che scricchiola, è qualcosa che traballa pericolosamente, qualcosa su cui sarà difficilissimo stare in piedi.
E se l’Ucraina è stata il primo round, siamo più che certi che il secondo sta per iniziare con un nome ben preciso: Siria.