A cura di Federica Ilacqua

Il desiderio femminile non è più un mistero. O almeno, secondo quanto sembrerebbe dai risultati sperimentali legati all’uso dell’Addyi, meglio conosciuto come pillola del desiderio o, impropriamente, come viagra rosa, può essere indotto da un prodotto che stimola il cervello – e il corpo- di una donna senza bisogno di rose, champagne, musica latina e atmosfera giusta. Scoperto negli anni ’90, il farmaco è stato inizialmente testato come antidepressivo: la relativa molecola, il fiblanserin, agisce infatti su due trasmettitori cerebrali fondamentali, la dopamina e la noradrenalina, e sui recettori della serotonina, neurotrasmettitore la cui carenza determina disturbi dell’umore. Le donne coinvolte nella sperimentazione del farmaco, però, riferivano spesso un effetto collaterale imprevisto: l’aumento consistente del desiderio sessuale. E da lì la nuova destinazione del fiblanserin, in commercio negli Stati Uniti a partire dal prossimo 17 ottobre, con il nome commerciale di Addyi. Risultato, questo, che segue ad una intensa battaglia legale e mediatica: solo dopo due bocciature, e a fronte dell’impegno a ridurre i principali effetti collaterali del farmaco, tra cui calo della pressione sanguigna, stanchezza e svenimenti, la Sprout Pharmaceutical ha ottenuto l’approvazione della Food and Drug Administration, ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici. In Italia, invece, si dovrà attendere una eventuale decisione dell’AIF, autorità nazionale competente a concedere l’autorizzazione alla messa in commercio dei prodotti farmaceutici nei settori in cui, secondo il regolamento (CE) n. 726/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, non è previsto l’espletamento di una procedura comunitaria centralizzata. Quest’ultimo meccanismo di registrazione, che passa per la European Medicines Agency (EMEA), potrebbe operare per l’Addyi su richiesta discrezionale della Sprout Pharmaceutical: obbligatorio per i medicinali derivanti da procedimenti biotecnologici, per i farmaci orfani, antitumorali, antidiabetici, diretti al trattamento delle malattie neuro-degenerative e della sindrome da HIV, è infatti un tipo di autorizzazione solo facoltativa per tutte le altre categorie di medicinali che, come il fiblanserin, contengono un’indicazione terapeutica nuova e presentano un certo interesse a livello comunitario. Ad ogni modo, qualunque sia il percorso di commercializzazione che verrà seguito in Europa, negli Stati Uniti gli attivisti di Even the Score, pressante campagna di sensibilizzazione per il diritto delle donne all’equità nel trattamento delle disfunzioni sessuali, festeggiano quello che è stato definito come «il più grande passo avanti per la salute sessuale delle donne dell’introduzione della pillola anticoncezionale». Secondo i dati raccolti da Even the Score, di desiderio sessuale ipoattivo soffre il 43% delle donne. Al di là del mero dato percentuale, sul quale non risulta particolarmente utile avanzare perplessità, c’è però da chiedersi se il disturbo, per quanto reale, sia qualificabile come una patologia suscettibile di trattamento terapeutico. Il punto è: i meccanismi fisiologici e mentali che inducono al desiderio sessuale sono seriamente azionabili a comando? E se questo è scientificamente possibile, un prodotto che realizza un simile risultato non sembra l’ennesima trovata di un mercato farmaceutico che crea patologie, nella coscienza sociale,al solo scopo di offrire soluzioni? Esistono molti campi, anche a livello giuridico, in cui la parola naturale non risulta più appropriata. Non è attuale, ormai da tempo, parlare di diritto naturale. Non lo è parlare di famiglia naturale. La diversità è un valore talmente sotteso ai fondamenti stessi della nostra esistenza sociale, dei nostri sistemi politici, della realtà giuridica in cui viviamo, che parlare di naturalità è quasi sempre fuorviante, e spesso fuori luogo. Ma in alcuni aspetti della nostra vita, soprattutto quelli più personali, questa parola mantiene ancora il suo significato più puro, lecito e intoccabile. E la passione, l’attrazione, il desiderio, non possono che rientrare in questo campo. Può la soluzione di una scarsa libido risiedere realmente nelle magie di una pillola rosa? La stessa FDA, nel comunicato di approvazione del nuovo farmaco, se ha spiegato che il fiblanserin è un antagonista recettore 1A e 2A della serotonina, ha tuttavia affermato di ignorare il meccanismo per cui la molecola migliora il desiderio sessuale e i relativi disturbi. E il mistero rimane. Forse, semplicemente, non bisognerebbe arrendersi e smettere di cercare la passione. Quella vera, se c’è, non ha bisogno di essere indotta: vive di se stessa, è automatica, esiste, si consuma, si rigenera. E per quanto il mondo femminile sia pieno di misteri, per le donne stesse forse più che per gli uomini, non è poi così difficile accenderne i desideri: come per ogni altra cosa della vita che abbia un po’ di significato, basta la giusta dose di amore per se stessi, e per l’altra persona.