A cura di Marina Albisinni –

Rabbia e sconforto emergono dalle parole di Cecilia Strada, presidente di Emergency, in un post da lei pubblicato su Facebook insieme alla foto del “bambino mummia”. Cecilia si esprime dicendo: “fa differenza, quando sei un bambino mummia chi ti ha sparato? Muori di meno se a sparare sono i buoni? Ti ricrescono le mani se chi ti ha colpito era dalla parte giusta?”. Il bambino mummia ha solo 8 anni, l’età della spensieratezza e dell’innocenza. Ma lui di questo non ne è a conoscenza. Il tragico incidente che lo ha mummificato si è verificato quando, forse per gioco, ha preso in mano un ordigno piazzato dai talebani. L’esplosione lo ha dilaniato. La sua situazione è la stessa di tanti altri piccoli innocenti che non hanno vissuto e che non vivranno mai l’infanzia con gli occhi dei bambini, ma che sono fin da subito catapultati in un mondo ostile, accecato dall’ossessione della conquista a qualunque costo e a qualsiasi condizione, anche se si tratta di spezzare la vita e le speranze degli innocenti. Solo poche settimane fa a Kunduz, in Afghanistan, altri civili sono rimasti vittime di un bombardamento che ha distrutto un ospedale di Medici Senza Frontiere, provocando numerosi morti, tra cui operatori sanitari e pazienti in terapia intensiva. Difficile riuscire a comprendere come si possa morire da innocenti e soprattutto con tutta la vita davanti. Allora resta da chiederci se le parole di Quasimodo, nella celebre poesia “Uomo del mio tempo”, siano andate perdute. Il poeta condanna ferocemente l’immutabilità della natura umana, costatando come la stessa sia rimasta uguale a quella della pietra e della fionda, basata sull’istinto, accecata dall’odio, indifferente ai progressi della scienza. In ogni epoca gli uomini scatenano guerre e si sentono dalla parte giusta, ma alla fine della giornata, dietro la violenza cieca, si annidano le sofferenze, i lutti e le vite spezzate, che nessuno potrà restituire. All’indomani della Seconda Guerra Mondiale, Quasimodo, speranzoso, lancia così un monito alle nuove generazioni, affinché non commettano gli stessi errori dei padri. Oggi, dopo parecchi anni, le sue parole non sono riuscite a placare l’odio che fa spargere tanto sangue, perché l’uomo è sempre quello del SUO tempo.