A cura di Gaia Gulino –

I media occidentali definiscono “primavere arabe” quei movimenti rivoluzionari scoppiati in numerosi Stati mediorientali e nordafricani tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011, per protestare contro i rispettivi dittatori e chiedere il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo. Anche la guerra siriana era nata come una “primavera araba” ma, a differenza delle altre rivolte, non è stata coronata dalla deposizione del dittatore, sfociando, invece, in una sanguinosa guerra civile, che dura ininterrottamente da quattro anni e lascia dietro di sé una lunga scia di morti. Quattro anni di guerra civile in un Paese le cui sorti, ormai, non stanno piùnelle mani né del dittatore né del movimen-to insurrezionale, ma dei giochi politici delle grandi potenze internazionali. Nel Settembre di quest’anno, si è tenuta a New York la 70esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, durante la quale è stata discussa la questione siriana e prospettato un attacco armato contro l’Isis, che ormai con-trolla gran parte del Paese. Sono Stati Uniti e Russia i due giocatori di questa partita, accomunati dalla volontà di sconfiggere l’Isis, ma divergenti circa i mezzi per raggiungere l’obiettivo. Putin, infatti, alleato storico del governo di Damasco, intende dare supporto alle truppe dello stesso Assad che è conside-rato da Obama un tiranno a tutti gli effetti. Se è vero che “la storia si ripete quando la si dimentica”, allora la Russia non ha ancora dimenticato gli errori commessi in Libia e non ha intenzione di ripeterli in Siria. Nel 2011, infatti, una semplice risoluzione adottata – con l’astensione di Russia e Cina – in difesa della popolazione civile libica, è stata la premessa per l’assassinio di Ghedda-fi e per il successivo vuoto di potere con cui tutta l’Europa sta oggi facendo i conti. Dal canto suo nemmeno il presidente USA ha intenzione di attenuare la sua posizione, affermando che il conflitto è iniziato a causa del dittatore, il quale ha reagito a proteste pacifiche con l’uso di armi chimiche, e che è necessaria una “transizione controllata da Assad ad un nuovo leader”. Subito dopo l’Assemblea sono iniziati i raid russi e statunitensi contro le basi dell’Isis ma, effettivamente, non è stato ancora rag-giunto ciò che potrebbe davvero porre fine alla guerra civile: un compromesso tra le due potenze.