Marcello Signore foto via https://www.facebook.com/marcello.signore?fref=ts

A cura di Angela Rizzica

“Marcello Signore, scrittore, youtuber, viaggiatore e bravo ragazzo. Soprattutto un bravo ragazzo, ecco”.

Così ha risposto alla mia domanda su chi fosse, nulla di più e nulla di meno. Humor, simpatia, tanti viaggi e sensibilità sono i suoi ingredienti di base: al secolo Marcello Signore, ventisette anni, riccioli indomabili, sorriso da pubblicità del dentifricio e glorioso partenopeo trasferitosi da un bel po’ di tempo a Parigi per creare e seguire il suo neonato di You Tube, il “Progetto Baguette”. Tutto il mondo ha purtroppo impresse nella memoria le drammatiche ore della sera del 13 Novembre scorso: la vacuità della parola Isis che ha cominciato, forse per la prima volta, a riempirsi di significato, le immagini trasmesse in televisione, l’odore della paura, il roboante “terrorismo”. Per lui però non erano solo immagini, non erano solo l’eco lontana di urla straniere, era tutta realtà da vedere con i propri occhi. Quella sera, come racconta nel suo video pubblicato per l’accaduto, era uscito per la birra di sempre con i suoi amici di sempre. Si erano dati appuntamento a Bastille per le otto e mezza, XI Arrondissement. Il tempo di spostarsi nel ristorante di un’amica ed ecco che, come in un film, i cellulari degli avventori hanno cominciato tutti a squillare contemporaneamente: la prima sparatoria non molto lontano, le prime notizie, i primi accenni al “terrorismo”, la preoccupazione crescente fino alla certezza che non si trattasse di un episodio isolato ma del primo tassello di un domino psicotico, le prime vittime al grido di “Allah Akbar”. Un crescendo di incredulità e follia. Per Marcello comincia così una fuga attraverso la sua stessa città, la città scelta e forse proprio per questo ancor più amata; una fuga quella tra le braccia della Ville Lumière che, fortunatamente, lo conduce incolume a casa. Ma sono attimi che pur non avendo lasciato segni sul corpo, ne hanno lasciati di profondi nell’anima, capaci di rivoluzionare nell’arco di una notte quelle che sono le convinzioni e le abitudini. Così ho chiesto a Marcello che cosa significasse vivere un’esperienza come quella, ma soprattutto cosa si rompe dentro di te, dopo.

Come vivi la religione? Ti reputi credente?

Come diceva la protagonista del mio film preferito, “Contact”, “se fossimo da soli nell’Universo sarebbe davvero uno spreco di spazio”. Non sono religioso, ma credo in delle cose. Credere in niente mi sembrerebbe troppo triste, e quindi “uno spreco di spazio”.

Sul tuo canale YouTube non fai mistero della tua omosessualità, anzi ne vai orgoglioso. Ti racconti con piglio ironico, giocoso ed a tratti molto serio. Cambierà questo atteggiamento in un clima in cui essere “infedeli” è un’onta, essere infedeli e gay sembrerebbe essere una condanna a morte?

A maggior ragione, no.

In diversi tuoi video parli di Parigi come se ne parlasse un innamorato. Ad ormai un mese da questa grande tragedia, come la vedi cambiata? La riconosci ancora?

La vedo “strana”, ma forse è colpa mia e non sua (di Parigi, ndr). Mi sembra quasi troppo normale. Come quando chiedi ad un amico come sta e lui ti dice che sta bene ma tu non ci credi. Ecco, Parigi sta bene ma c’è una piccola parte di me che non ci crede.

Hai una pagina profilo su Facebook. Pochi giorni fa, hai scritto in un post che la tua idea di pace è cambiata, o almeno è fortemente messa in discussione. Cos’è per te ora la pace? Senti che ancora sia un concetto che ti appartiene?

Credo sia una delle cose che siano più cambiate in me dopo il 13 Novembre. Credo ancora nella pace intesa come equilibrio, dei popoli, delle religioni, delle idee, delle etnie. Non sono un politico, uno statista o un esperto per poter decidere quale sia la strada migliore per poter raggiungere questo equilibrio. Io sono un cittadino. Il mio dovere è quello di informarmi e di combattere l’odio e il terrorismo con le idee. In questo senso non mi sento per niente un pacifista, anzi, al contrario, nella “guerra delle idee” sono in prima linea.

Nel video che nelle scorse settimane rimbalzava da un canale all’altro della nostra televisione nazionale, dicevi di non sapere se ti sentissi al sicuro. Ora? Ti reputi in balia degli eventi?

Ho sempre pensato di essere in balia degli eventi, ma non l’ho mai vista come una cosa negativa. Credo che il senso di “non” sicurezza derivi dal sentirsi più che altro esposti ad un male incontrollabile e senza motivo. Lo senti alla tv, lo leggi sui giornali, ma non lo vedi. Non sai dov’è.

Libertè, Egalitè, Fraternitè. Qual è per te più importante? Ti senti ancora libero?

Non credo di poterne scegliere una! E sì, mi sento ancora libero.