A cura di Nicola Pigna e Filippo Nola –

Mussolini sosteneva essere inutile governare l’Italia. Per la verità questa suggestione è rappresentativa di una difficoltà con cui ogni governante del nostro paese si è dovuto prima o poi confrontare. Il governo per gli italiani ha tendenzialmente, quasi sempre, un connotato deteriore, negativo e quindi sempre capace solo di sbagliare. La critica e la demolizione del governante è arte prediletta dai molteplici, e spesso pressappochisti, commentatori, che popolano le nostre televisioni e la nostra stampa. Forse la critica, sempre cieca e ottusa, è frutto di una retorica dell’ovvio, e della disabitudine ad analizzare con adeguatezza fenomeni complessi e difficili da ridurre ad unità. L’espressione di un pensiero sprigiona una pioggia di giudizi ad opera dei lettori; in quest’ottica uno spirito critico-distruttivo spesso coincide con un maggior grado di apprezzamento da parte del pubblico, che ammira il giornalista controcorrente. Semplice é una strategia di attacco, orientata alla ricerca della nota stonata in una scelta politica; più coraggioso si rivela, invece, l’appoggio ad un provvedimento che, per quanto discutibile, potrebbe rappresentare un passo in avanti per il nostro Paese: un coraggio che determina un’assunzione di responsabilità, fenomeno molto raro nella società odierna. Ciò che manca, spesso, è la capacità di visione a largo spettro. Quando si rendono necessarie scelte forti, coraggiose e strutturali, è quasi impossibile trovare consenso. Il coraggio delle scelte, però, è l’antidoto più efficace per favorire il miglioramento, quello autentico, di una realtà di fatto altrimenti capace solo di determinare una critica stagnante. È sorprendente la goffaggine con cui si stenta ad avere memoria delle proprie affermazioni, anche nel breve periodo. Sovente i benpensanti commentatori fingono di non sapere di aver affermato il contrario di quanto sostenuto in un momento successivo. Delle due l’una: il commentatore è affetto da crisi bipolari (talvolta multipolari) oppure ogni suo sforzo è solo funzionale ad una polemica ben contestualizzata ma del tutto incapace di costruire, anzi tutta improntata ad ottenere una immediata distruzione dell’avversario, ma del tutto disinteressata al bene comune. All’interrogativo concernente il perché delle sue scelte, il giornalista risponderà che senza una critica incisiva lo scritto risulterà mera assuefazione alle strategie governative, quasi a sottolineare un celato timore di subire le scelte altrui. Sembra una decisione adottata per “partito” preso, come se l’appoggio a tali strategie debba essere necessariamente incondizionato e quindi privo di una presa di coscienza consapevole alla base; niente di più falso. Tale presa di coscienza sembra essere, anzi, una scelta critica molto più costruttiva, coraggiosa (a voler seguire il filo logico dello scritto), intelligente, laddove si traduca in un appoggio, appunto, condizionato alla strategia perseguita. Ci sono sempre due versioni di una storia. La critica spuria di natura distruttiva sembra non accettare un’opinione differente sul fatto; non ricerca una sintesi intelligente, forse per paura di scemare nel compromesso tanto osteggiato ai nostri giorni, ma estremamente propedeutico alla crescita del nostro Paese. Vi è una presunzione di superiorità ideologica in materia tale da appannare l’analisi del giornalista: si spara a zero su ogni provvedimento emanato, su ogni strategia intrapresa, su ogni posizione adottata senza stimolare il lettore al dibattito. É facile criticare negativamente, molto più coraggioso é appoggiare. Forse perché contraddire é il modo più semplice per replicare, per aprire la bocca e darle fiato.