La statua del ''Cavallo morente '' di Francesco Messina, esposta all'ingresso della sede Rai di viale Mazzini a Roma, 18 luglio 2012..ANSA/ALESSANDRO DI MEO

A cura di Ermanno Mattia Zanolini

La nomina di Daria Bignardi al ruolo di direttrice del terzo canale della Rai sembra coincidere con l’ipotesi di una riforma della TV pubblica e del suo palinsesto. Gli ultimi sondaggi hanno evidenziato una disaffezione da parte degli italiani, che sembrano non gradire più i programmi proposti dalla tv nazionale. Solo eventi come il “Festival di Sanremo”, gli intramontabili classici come la serie di “Don Matteo” e i programmi serali come “Affari tuoi” riescono ancora a suscitare l’interesse e la partecipazione del telespettatore. Tra i cambiamenti più significativi controversi ci sarebbe la cancellazione del programma d’inchiesta “Report”. Condotto dalla giornalista Milena Gabanelli -donna forte, tenace e coraggiosa-, negli ultimi anni ha denunciato le nefandezze commesse da importanti protagonisti della politica, dell’industria e della finanza del nostro Paese, scoperchiandone tranelli, inganni e giochi di potere. Di qualche ora fa la smentita della Bignardi che esorta i telespettatori a non credere alle false notizie che circolano in rete: <<Non cancellerei mai programmi di eccellenza quali Report o Presa Diretta: sono qui per costruire non per distruggere>>. Del resto togliere voce a quei professionisti che da sempre hanno avuto il coraggio di usarla per difendere i diritti della collettività e sfidare il potere sarebbe un grave errore; un errore dettato dalla scelta politica del governo di rappresentare agli italiani uno stato trasformato in un’isola che non c’è con a capo un Peter Pan che, a differenza dell’originale, vola solo con slogan e promesse mai mantenute.
Eppure il palinsesto Rai potrebbe essere migliorato in molti modi, implementando ad esempio la produzione di serie TV quali “Braccialetti Rossi” o “Il Commissario Montalbano”, che tanto successo di pubblico hanno riscosso; oppure rendendo quei pochi talent show non comprati dalle tv private realmente competitivi e trasformandoli in vere e proprie fucine di talenti. “X Factor” sopravvive anche per il successo che i suoi concorrenti conseguono dopo la trasmissione e la competizione; voi avete mai sentito parlare di un disco prodotto dai vincitori di “the Voice”? Probabilmente no. Questo perché ai direttori della Rai non interessa scuotere il mercato ma sfruttare i sogni di poveri ragazzi che non sono mai riusciti a sfondare nel mondo della musica pur avendo discrete abilità canore, e si accontentano di raggiungere percentuali d’ascolto accettabili, ma sicuramente non adeguate agli elevati costi della nostra tv generalista.
La verità deve essere tutelata, non soppressa. Anton Cechov una volta ha scritto: <<Si dice che la verità trionfi sempre, ma questa non è una verità>>. Speriamo che Cechov si sbagli e che programmi come “Report” e “Presa Diretta” possano non solo essere mantenuti, ma anche maggiormente tutelati nella lotta per la verità.