A cura di Andrea Curti –

Bruxelles, Belgio. Cuore dell’Unione Europea.
Sono le 8 del mattino quando all’aeroporto di Bruxelles Zaventem due esplosioni stravolgono l’ordinarietà di un martedì mattina assolutamente normale. Si parla subito di decine di corpi a terra, ma nella confusione concitata dei primi momenti i bilanci sono ancora incerti; da quindici a trenta i morti, una trentina i feriti. Ad essere colpita è l’area delle partenze internazionali, nei pressi dei check in dell’American Airlines e della Brussels Airlines, dove –sembra- qualcuno abbia prima gridato in arabo, poi sparato e infine fattosi esplodere.
Senza avere neppure il tempo di rendersi conto di cosa sia accaduto, un’ora dopo esplodono altre due bombe, questa volta nella metropolitana, alle fermate Maelbeek e Schuman, l’una di fronte alla Commissione europea, l’altra a cinquecento metri dalla sede del Parlamento europeo. Incerto anche qui il bilancio: una decina i morti, circa cinquanta feriti, in aumento i numeri. Chi scappa correndo dalle stazioni della metro riferisce di decine di corpi a terra.
L’aeroporto viene immediatamente evacuato, i voli in arrivo sono deviati sui maggiori scali tedeschi, quelli in partenza momentaneamente sospesi. L’allerta è a livello quattro, massimo grado della scala. Il premier belga Michel riferisce di un allarme ancora non cessato, con possibili altri attentati nel corso delle prossime ore, e convoca il consiglio nazionale di sicurezza.
Immediata la reazione dell’Europa e del Mondo. Il premier francese Valls non usa mezzi termini: “siamo in guerra”. Il presidente del Consiglio Europeo Tusk si dice inorridito, pronto ad aiutare il Belgio con ogni mezzo. Rafforzate le misure di sicurezza in tutti gli aeroporti europei e alle frontiere di Francia e Germania.
Il premier italiano, Matteo Renzi, e il ministero dell’interno allertano questure e prefetture, a Roma e allo scalo di Fiumicino innalzate le misure di sicurezza. L’ex capo dei servizi segreti russi avanza l’ipotesi di una ritorsione verso l’arresto, avvenuto appena quattro giorni fa, del super ricercato Salah Abdeslam, l’ultimo degli assalitori di Parigi ancora latitante, nascosto nel luogo in cui aveva sempre vissuto, a casa sua, protetto da una comunità, quella di Molenbeek (Belgio), che per mesi ne aveva coperto la fuga, in un gioco di connivenza e sostegno che getta un’ombra di vera inquietudine su quanto sia endemico perfino nell’Europa più civile un fenomeno che non possiamo più percepire come a noi alieno.
E mentre giungono notizie ancora contrastanti, di ordigni ancora pronti ad esplodere, di un bilancio ancora incerto in un clima di paura, terrore e rabbia, una volta ancora l’Europa e l’Occidente sono costretti ad assistere all’orrore più scellerato in casa propria. Violare Bruxelles, poi, è violare ben più che la capitale del Belgio. E’ violare tutto un sistema di politiche, di culture, di idee. Un messaggio perfino troppo chiaro.
Il fumo, la distruzione, il sangue, i cadaveri, i feriti, le fughe, il caos, la paralisi di un’intera comunità sono sconvolgenti, eppure basterebbe appena un attimo per rendersi conto che nei territori del Medio Oriente, martoriati da anni ad appena poche centinaia di chilometri da noi, tutto questo è ordinario. E’ quotidianità.
E l’infallibile Occidente dovrà rendere alla storia un mea culpa enorme per buona parte di ciò che accade oggi, da ultimo per la strategia approntata nel dopo Charlie Hebdo, nel dopo Bataclan, dei bombardamenti a tappeto dall’alto: costano meno a livello elettorale, nei singoli Paesi, rispetto ad un’azione mirata stivali a terra, ma colpiscono spesso indiscriminatamente, generando odio in un contesto in cui di propaganda, l’Isis, nutre se’ stesso e i popoli su cui esercita un’influenza perfino marginale. Una minaccia globale, come ricorda in questi minuti il presidente Hollande, richiede una risposta globale. E se esiste una guerra giusta, è ora di guardare in faccia la realtà e di combatterla davvero con strategie lungimiranti da cui, ad ora, non possiamo più prescindere.
Una preghiera per tutti i morti innocenti di oggi e di ieri