A cura di Davide Maria Nutricati –

Dopo anni segnati da regimi oppressivi e rivoluzioni, come si presenta oggi la situazione in Tunisia?

Dopo la fine del regime di Ben Alì è iniziato un periodo di rinascita per la Tunisia ed in particolar modo per le aree più sviluppate come Tunisi, Cartagine e La Marsa.
Non tutti sono a conoscenza del fatto che solo a Tunisi sono presenti sette porti commerciali per la promozione del libero scambio e soprattutto per costituire una tappa fondamentale per il commercio nel Mediterraneo. La Tunisia è firmataria degli accordi del “GATT”, membro fondatore dell’OMC e firmataria dei protocolli d’intesa riguardanti l’agricoltura, le misure sanitarie e fitosanitarie e, infine, l’accordo di Agadir che permette ai Paesi membri (Egitto, Giordania, Marocco, Tunisia) di creare una zona di libero scambio. La crescita del Paese si è attestata sul 3.6% nel 2012.
La situazione è migliorata, la qualità della vita è buona ma la strada è ancora lunga.

In quali settori la Tunisia può esser considerata un paese leader ed in quali, invece, arranca?

La Tunisia è un potenziale leader mondiale in alcuni settori, purtroppo gli stessi in cui fatica a trovare una strategia vincente. Viaggiando spesso, anche in Italia, mi sono reso conto di come questo paese sia sottovalutato, soprattutto perché se ne conosco soltanto aspetti marginali.
Viene prodotto un ottimo vino soprattutto nelle regioni interne, datteri, agrumi e, per quanto riguarda la pesca, il miglior tonno presente sul mercato.
La Tunisia è il primo Paese sud europeo ad aver firmato un accordo con l’Unione Europea per la creazione di una zona di libero scambio che prevede la soppressione delle tasse doganali e reciproci vantaggi negli scambi di prodotti agricoli.
Per cercare di incentivare lo sviluppo nei settori citati, il governo di cui ho fatto parte ha creato un ambiziosissimo programma nazionale che prevede la modernizzazione e la qualificazione del sistema produttivo tunisino. Vantaggi che favoriscono investimenti e joint-ventures.

 Per quale motivo risulta ancora difficile una cospicua attrazione d’investimenti da parte dei Paesi esteri?

E’ una bella domanda, senza risposta. Forse scetticismo, pregiudizio. La Banca Mondiale nel suo rapporto “Doing Business 2014” situa la Tunisia al 51° posto su un totale di 185 Paesi e la situa al 1° posto nel rapporto sui Paesi per la facilizzazione nel concludere gli affari. La verità è che manca una strategia vera e produttiva di risultati che rendano competitivi. La situazione politica instabile influisce molto, i governi faticano a portare a termine il loro mandato. Guardando all’Italia, che fa un lavoro eccezionale nel settore, probabilmente dovremmo apprendere di più. Non abbiamo in Tunisia l’ICE (ITALIAN TRADE AGENCY – Istituto per il Commercio Estero ndr), che svolge una costante attività promozionale e di supporto alle aziende; nonché un’attenta attività di attrazione d’investimenti esteri.

La domanda più insidiosa: il commercio ed il mercato nero della Tunisia con la Libia sotto embargo.

Non bisogna andarne fieri. Grazie alle guerre, le esportazioni tunisine in Libia sono aumentate da 27 a 95 milioni di euro. Armi e beni alimentari venduti in Libia a cinque volte il loro prezzo.
Tripoli è a due passi dalla frontiera tunisina e in una notte di viaggio la si raggiunge. Dico questo perché non di rado, nottetempo, si potevano trovare camion e macchine in viaggio con a bordo ogni tipo di mercanzia.
Quel mercato occulto era così fiorente che ci furono problemi di approvvigionamento sul mercato tunisino per i beni di largo consumo; le autorità locali, che pure avallavano questo sviluppo illecito, furono costrette a due provvedimenti d’urgenza. Parliamo dell’epoca del primo embargo contro Gheddafi. Questa situazione ha avuto una parziale svolta solo a causa di conflitti tra i due Paesi, non della volontà di metter fine al problema. Da tempo, infatti, erano note le mire libiche sui posti di confine di Ras Ajdir e Wazen Dhehiba, costringendo l’esercito tunisino ad un notevole dispiegamento di forze per l’attività di monitoraggio.