A cura di Angela Rizzica 

I colori di un cielo primaverile; la natura che si sveglia dal suo torpore sbadigliando indolente; il vociare concitato dei colleghi che si affrettano a prendere i posti migliori dell’aula; sguardi che si corteggiano alla fine della lezione; la Cattedrale di San Gerardo, riscaldata dal sole di Potenza; il sapore della cimmotta e della frittelle di riso che sanno di casa, che sanno di buono. Un suono sordo, cupo seguito dall’odore della polvere da sparo trascinato dal vento; qualcuno comincia ad urlare ma sembra di essere in un film muto perché nulla ha più voce. Delle ciglia tremanti si accasciano stanche sugli occhi della sconfitta, li sigillano nella quiete eterna dell’oblio. Eppure, a ben vedere, tra quelle ciglia uno sguardo attento noterebbe brillare le schegge rimaste impigliate dei sogni andati in frantumi ma che ancora c’erano, delle speranze pronte a spiccare il volo, del futuro che si stava dischiudendo insieme all’equinozio sulla testa di un ventiseienne. Troppo giovane per morire, ma non per soffrire. Nella mattinata di ieri, uno studente di Ingegneria di Roma Tre si è tolto la vita con un colpo di pistola davanti alla sede della facoltà in Via della Vasca Navale. Un gesto, a quanto sembra, premeditato, come pare fosse voluto anche il fatto di spararsi in mezzo ai suoi colleghi, davanti a quell’ingresso che tante volte aveva varcato. Per gli esperti del settore si tratterebbe di un incontrovertibile messaggio, l’ultimo urlo di disperazione di un fuori sede indietro con gli esami e frustrato dalla carriera universitaria che faticava a decollare. Uno come noi, uno di noi. Un nostro amico, un ragazzo che abbiamo visto in qualche serata capitolina, nostro fratello, il nostro fidanzato, noi. Un giovane adulto con la paura di crescere, con la paura di deludere dei genitori che fanno tanti sforzi per farti frequentare l’università migliore. Un ragazzo che tante volte ha sentito lo stomaco stringersi prima del suo turno all’esame, che ha passato notti insonni sopra i libri per essere preparato al meglio. Quel paio d’occhi che si è incupito davanti ad una bocciatura e che ha sorriso davanti ad bel voto, è come quello di ognuno di noi. Lui è noi. Lui è il nostro specchio: ci restituisce l’immagine riflessa della nostra stanchezza, della tristezza e del terrore, delle cose che vanno male e che a mo’ di valanga, ci spingono negli anditi più reconditi della nostra insicurezza. Quello che fa rabbia, e che dovrebbe farci rabbia, è che nessuno ne ha parlato adeguatamente, nessuno ha speso più di qualche parola al telegiornale o in un anonimo articolo del web. La disperazione di un corpo pieno di vene, pieno di battiti, pieno di pensieri, è stata svilita diventando struggente e banale cronaca. Lui era una importantissima, unica, irripetibile particella del Big Bang; era composto della stessa sostanza delle stelle, ma non lo sapeva. Forse dovremmo ricordarci più spesso di quanto siamo speciali, di quanto un voto sul libretto non possa neanche lontanamente dipingere che meravigliosa briciola di Universo ognuno di noi sia. A causa di questa dimenticanza un misero, trascurabile proiettile ha avuto l’ardire di squarciare l’Infinito; quel proiettile ha fatto piangere le galassie. Tutti sappiamo quanto la vita dello studente possa essere pesante, piena di scadenze, piena di prove da dover superare per non deludere. E se una particella del Cosmo è fragile, potrebbe anche pensare di non farcela. Non fatelo mai, non pensatelo: ce la farete ovunque voi siate e qualsiasi cosa voi stiate affrontando. Siamo tutti destinati a grandi cose, a rendere felici le persone che amiamo ed a raggiungere i nostri obiettivi, anche se per farlo dobbiamo metterci qualche anno in più. Ciò che permette di non ripetere gli errori passati è la memoria, e non dare il giusto risalto ad un gesto così estremo e terribile può avere delle ripercussioni inimmaginabili, facendo sentire sola qualche altra stella in Terra. La morte non può e non deve essere mera cronaca, ed il suicidio non può essere lo scoop sulla bocca degli sciacalli del pomeriggio televisivo italiano. Il suicidio necessita della sua dignità, necessita rispetto ed ha bisogno di essere ricordato. Io lo ricordo perché ognuno di noi è insostituibile.

Ognuno di noi è una particella di stella indimenticabile, non dimenticatelo.