A cura di Cecilia Tommasi

“Io accolgo te come mio sposo, prometto di esserti fedele sempre […]” No! Fedeltà o meno il matrimonio c’è. Quanti di noi sopporterebbero il peso di uno sposo o anche di un fidanzato infedele? Credo veramente in pochi, tant’è che nell’epoca del “divorzio breve” l’infedeltà risulta essere una delle principali cause di separazione. Tuttavia, nell’ennesima revisione del sistema famiglia, il turbine rivoluzionario delle unioni civili ha investito anche l’obbligo di fedeltà, rendendolo un piacevole ricordo del passato. E’ nella giornata in cui il Senato si appresta a votare la fiducia al maxiemendamento sul ddl Cirinnà,  che viene depositato a Palazzo Madama un laconico disegno di legge con il quale si propone di eliminare dall’art 143 del Codice Civile l’obbligo di fedeltà coniugale. A parere della prima firmataria del disegno di legge,l a senatrice Laura Cantini, l’obbligo di fedeltà consisterebbe in un retaggio di una visione vetusta del matrimonio superata già dalla L.219/2012 che ha predisposto l’abbattimento di ogni differenza tra figli legittimi e figli naturali che rendeva il matrimonio e la fedeltà coniugale necessari discriminanti delle distinte fattispecie legali. La fedeltà consiste in un elemento interno della vita coniugale, riconducibile all’impostazione etica che unisce i coniugi; per cui  il voler fissare paletti morali attraverso la legge risulterebbe un’inopportuna forzatura. Non essendo più considerata un obbligo giuridico, l’infedeltà non verrà più giudicata come causa di addebito della separazione, neppure nelle circostanze in cui sussista una certa causalità tra l’infedeltà, reiterata o meno che sia, e la crisi dell’unione coniugale (quale è stato finora l’indirizzo della giurisprudenza di merito) e la pronuncia di addebito del giudice si riferirà esclusivamente all’osservanza dei restanti obblighi giuridici di cui all’art 143 cod. civ., necessari al mantenimento del consorzio familiare. Tali destabilizzanti innovazioni sono parte del processo di “svecchiamento” delle istituzioni familiari che la pur cattolicissima Italia, ha dovuto avviare al passo con le politiche progressiste intraprese nello scenario internazionale. Sarà necessario un periodo di assestamento per giudicare il valore delle riforme; tuttavia esprimo una personale riserva per il rispetto della fedeltà coniugale che ritengo sia un caposaldo etico necessario perché il matrimonio non divenga un vuoto legame di fatto dal valore puramente giuridico, e mantenga, anche in una società in corso di ammodernamento, il suo importantissimo ruolo di edificatore sociale.