A cura di Edoardo Licitra

Nell’epoca del giustizialismo mediatico, i pressappochisti hanno trovato un nuovo paladino della categoria: Alessio, un ventiduenne studente di giurisprudenza, che ha vigorosamente criticato il Ministro Maria Elena Boschi durante un dibattito sulla riforma costituzionale (e annesso prossimo referendum) tenutosi pochi giorni fa presso la prestigiosa Università di Catania. Le principali testate nazionali hanno subito filtrato la notizia, spacciandola per tripudio della voce popolare, dimostrazione di serietà accademica, asfaltatura delle argomentazioni della Boschi, addirittura esprimendo solidarietà per la presunta censura messa in atto da parte del Rettore dopo circa 9 minuti di intervento dello studente. In nome della libertà di espressione (quella vera) sancita dall’art. 21 della Costituzione, ecco dieci brevi risposte all’attentato perpetrato da Alessio ai danni del buonsenso di chi l’ha ascoltato.

1. Critica sul metodo. Secondo Alessio, il Governo avrebbe “forzato i regolamenti parlamentari” in attuazione della quasi totalità dei provvedimenti finora votati. Una delle critiche riguarda le “sedute notturne” delle camere.

Tutti provvedimenti legittimi, attuati nel rispetto dei regolamenti delle Camere. Non si vede inoltre per quale motivo una seduta in notturna debba costituire un pericolo all’informazione o alla democrazia, si sta parlando del nulla.

2. Legge elettorale. Sentenza della Consulta 1/2014: parziale illegittimità del c.d. “porcellum”, la legge elettorale con la quale è stato eletto l’attuale Parlamento. Le Camere non sarebbero legittimate a legiferare.

 La sentenza della Corte Costituzionale 1/2014, che dichiara parzialmente incostituzionale la legge elettorale 250/2005 (c.d. “porcellum”), andrebbe letta integralmente. Infatti la Consulta espressamente considera il parlamento legittimato a legiferare, per cui non si ravvisano profili di illegittimità delle Camere.

3. Illegittimità politica del Parlamento.

Da uno studente di giurisprudenza ci si aspetta un accurato uso delle parole. “Legittimità” e “politica” sono due termini che, uniti, fanno gola a giornalisti avvoltoi e sciacalli populisti, ma non dovrebbero essere presi in considerazione da un giurista, tantomeno durante un pubblico dibattito con un Ministro (giurista anch’essa) su temi giuridici.Legittimità significa, fino a prova contraria, condizione di conformità ad una legge. L’illegittimità dovrebbe quindi consistere in una violazione di una disposizione espressa da una norma, e non essendoci una norma, né tantomeno una disposizione in essa contenuta, risulta ridicolo fondare un’argomentazione sulla c.d. “fuffa giuridica”.

4. “Arroganza” dimostrata dall’esecutivo nella proposta di riforma costituzionale.

Qui si tocca il fondo. La qualifica di “arrogante” addossata alla proposta di riforma da parte del Governo, lascia il tempo che trova. Se si parla di diritto, in cosa consiste la “arroganza”? Lo si spieghi o si taccia. Il Governo è legittimato a proporre una riforma costituzionale. Tale principio è stato previsto dai padri costituenti (delle cui gesta ci si riempie sempre la bocca, storpiando l’effettiva realtà giuridica), precisamente dalla seconda sottocommissione Terracini.

5. Art. 70 Cost. e semplificazione. “Le parole contenute nell’art. 70 Cost. sono 9, l’art. 70 proposto dalla riforma ne contiene 438”, secondo Alessio la semplificazione burocratica e dell’iter legislativo riguarda anche questo.

Parossismo dell’ignoranza, orgasmo dell’approssimazione dialettica. Serve dire altro?

6. Svolta autoritaria dell’ordinamento, pesi e contrappesi costituzionali vanno ad essere fortemente compromessi.

Pesi e contrappesi lesi dalla riforma? Si discuta sul merito. Presidente della Repubblica, garanzie della Corte Costituzionale, indipendenza della magistratura, poteri dell’opposizione politica e ordine costituito non vengono intaccati, semmai rafforzati (vedere previo controllo di legittimità sulle leggi elettorali previsto per la Consulta). Non essendo il Senato un contrappeso, non sussistono pericoli in tal senso. Un ennesimo buco nell’acqua.

7. Presunti tour propagandistici dei membri dell’esecutivo in giro per il Paese.

A questo punto dell’intervento, scopo dello stesso non risulta più essere una critica sulla riforma, ma un attacco politico, e questo è quanto.

8. Presunta deriva personalistica del referendum di ottobre.

Il mandato con cui l’ex Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha nominato Matteo Renzi Presidente del Consiglio, aveva tra i suoi punti salienti l’attuazione della riforma costituzionale. Il programma enunciato alle Camere dallo stesso Renzi, inoltre, conteneva l’impegno per tale attuazione. Non si capisce perciò la critica mossa alla eventualità prevista dal Governo per cui, se fallisse il referendum, l’esecutivo cadrebbe. Si tratta di un impegno portato avanti con decisione. E visto che il prode contestatore ha mischiato diritto e politica in modo improprio, avrebbe dovuto considerare, nella sua riflessione, le conseguenze politiche della realtà di fatto.

9. Presunti effetti “eversivi” (si cita testualmente, sembra ridicolo doverlo precisare, ma è proprio ciò che ha detto) della riforma.

“Eversivo”: mira a sovvertire l’ordine costituito. Si demanda al lettore il giudizio di merito secondo cui la riforma sovvertirebbe l’ordinamento.

10. Quest’ultimo punto non è una critica mossa nei confronti del Ministro, ma una personale considerazione che tiene conto della realtà dei fatti: l’effettiva censura della risposta della Boschi ad Alessio.

Titoli scandalistici come “studente eroe asfalta la Boschi” e “intervento censurato da rettore servo del potere” fioccavano in giro per i social nei giorni scorsi. Se si vuole parlare di censura, si parli di quella perpetrata dai media ai danni della risposta del Ministro. Si urla allo scandalo, si denuncia la censura, ma effettivamente in pochi hanno avuto modo di ascoltare le argomentazioni della Boschi. La solita storia dei doppi pesi, della differenza di dignità tra un’opinione ed un’altra, della distinzione tra scandalo e buonsenso.A chi diffonde informazione parziale andrebbe dedicato un bel “Vaffa-day”.

Ad Alessio, invece, andrebbe rivolto un caloroso invito ad uno studio più approfondito, perché non si dubita che sia uno “studente che studia e che deve prendere una laur(e)a”, come diceva il Principe Totò, ma forse andrebbe rivisto il metodo, sia di studio che di dialogo.