A cura di Clotilde Formica

Studio per mesi, evito di uscire, l’ansia sale fin quando mi ritrovo davanti al professore, il tutto si riduce ad un paio di domande, può andare bene così come può andare male: l’esito diviene un numero e noi ci rispecchiamo in quel numero che sembra riassumere mesi di sacrifici e privazioni. Talvolta, però, l’ansia ci invade, ci logora e quel numero spesso non ci rappresenta a dovere; l’istinto è quello di lasciare tutto, chiudere i libri e rinunciare ai propri sogni perché non ci si sente all’altezza. Oggi mi ritrovo davanti la TV, ci sono gli europei di ginnastica artistica e vale la pena chiudere quei libri per un’oretta. La gara procede tra alti e bassi, nell’ultima rotazione l’Italia deve affrontare la trave, l’ultima delle ginnaste ad eseguire l’esercizio è Elisa Meneghini, una ragazza di soli diciotto anni i cui sogni sono in equilibrio precario su quei 10 cm di legno. I polmoni sono colmi di ansia e polvere di magnesio, il fragore del palazzetto sold-out le rimbomba nel petto ma è assorbito dalla concentrazione, poi una voce metallica annuncia il suo nome, sorride, alza le braccia per salutare la giuria e sale sulla trave, la guarda con sfida, prende la rincorsa: rondata, salto indietro teso con un avvitamento perfettamente stoppato. Per chi non è appassionato di ginnastica come me sembrerà arabo, in realtà è uno degli elementi più difficili sulla trave ed Elisa è la prima italiana nella storia della ginnastica ad effettuarlo. Nelle gare precedenti così come nelle qualificazioni Elisa da quel salto aveva perso l’equilibrio, la sua trave l’aveva tradita ed era finita per terra, tutti le consigliavano di lasciar perdere, di togliere quell’elemento dall’esercizio perché era troppo difficile e lei non sembrava all’altezza della situazione. Eppure Elisa con la grinta di una leonessa è salita sull’attrezzo e ha dimostrato all’Europa intera che lei non è un numero e non sarà un salto teso avvitato a frapporsi tra lei e ciò in cui crede e per la quale ha lottato. Siamo circondati da giudizi, numeri e valutazioni, questi sembrano talvolta schiacciarci, ci intimoriscono e ci frenano. Oggi ho imparato che non importa quante volte si cada nella vita, l’importante è svincolarsi da quei numeri (che possono essere un voto o un punteggio in una gara), riprenderci la nostra identità e difendere i nostri obbiettivi, solo così saremo in grado di mantenerci in equilibrio sulla vita, prendere la rincorsa, saltare e stoppare anche gli elementi che ci sembrano impossibili, solo così vinceremo la medaglia più importante di tutte.