A cura di Carlo A.M Corazzini e Francesco Paolo Grippa

“Panta rei” (Eraclito)

Il presocratico Eraclito soleva dire che “tutto si muove, nulla sta fermo e tutto si trasforma“. Secondo il pensatore, “non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell’impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va”: gli esseri umani sono come la corrente di un fiume, e un unico soggetto non può ripercorrere gli stessi passi due volte, poiché il flusso in cui si sostanzia l’esistenza umana non si può fermare. Tutto muta e si trasforma, scorre, e l’uomo si ritrova, finito nella sua condizione mortale, a dover rincorrere gli eventi, a dover seguire l’inesorabile corso del tempo. È questa l’opinione degli esistenzialisti, che vedono il cambiamento come un inesorabile percorso verso la fine. Cosa può fare l’uomo di fronte alla condizione finitima della sua esistenza? È questa la problematica posta da quella corrente filosofica denominata “filosofia del processo”, che muove dal pensiero e dall’analisi di autori illustri quali Hegel, Nietzsche e Weber. Secondo la filosofia del processo, la realtà è l’essere, il quale è composto da un elemento imprescindibile: il tempo. L’uomo è inserito in una realtà in continuo divenire, che difficilmente riesce a governare. Per questo motivo, attraverso lo studio delle scienze cerca di creare delle sovrastrutture capaci di governare e inserire al meglio la temporalità dell’uomo in un mondo sempre nuovo. Ecco: forse mai concetto migliore sarà elaborato per descrivere la condizione dello studente universitario. Chi potrebbe oggi dire di essere lo stesso rispetto a cinque anni fa? O rispetto a un mese fa, o rispetto a ieri? A volte il cambiamento è difficile da percepire, soprattutto quando la monotonia dello studio sembra sovrastare anche il tempo libero. Gli effetti del tempo spesso non si avvertono: pur producendosi in maniera continuata, è solo guardando indietro che si carpiscono. E così, dopo cinque anni di università, capisci che il tempo è anche il tuo più grande alleato per la crescita accademica e spirituale. Bisognerà solo imparare a destreggiarsi tra lo scorrere dei minuti, tra una scadenza e l’altra, perché i suoi effetti non sono solo noti per la prescrizione e per la decadenza.