A cura di Valerio Forestieri

Ieri notte ho fatto un incubo .

I miliziani dell’ISIS, in occasione della festa islamica di Eid al-Adha – “la festa del sacrificio”- fanno prigionieri 15 ragazzi. L’accusa è quella di essere spie occidentali. Legano loro mani e piedi e li conducono in un mattatoio lurido. Li appendono al soffitto a testa in giù, utilizzando i ganci a cui si attaccano i quarti di manzo. Con un coltellaccio da macellazione halal, a uno a uno, li sgozzano. Come bestie.  Il sangue gronda sul pavimento, a fiumi. Le teste quasi staccate, le carcasse oscillanti sull’uncino.  Un miliziano, solerte, con un tubo di gomma, lava il pavimento per far scorrere via il sangue.

Mi son svegliato di soprassalto.

Ho ricordato le parole di Abu Omar al Baghdadi che invitavano, in assenza di animali da sacrificare, ad immolare i nemici. Ho ricordato piramidi alte, dalla cui cima capitombolano corpi col petto squarciato, i cuori strappati ancora palpitanti. Ho ricordato Moloch, ingordo di bambini, e Ifigenia, ancora pura ma impuramente uccisa. Ho ripetuto, fra me e me, la massima che ogni profeta di Verità è finito prima o poi col pronunciare: Cedite eos! Novit deus qui sunt eius.

Poi, però, grazie al cielo, m’è venuto in mente che i teologi della domenica insegnano che tutte le religioni predicano l’amore, indifferentemente. Allora a posto, mi son detto. Ho girato la testa dall’altra parte e ho ripreso subito il sonno.