A cura di Marina Albissini

La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro: leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare.” Schopenhauer

Spesso ci si chiede cosa sono i sogni? Perché sogniamo? L’uomo fin da tempi remoti si interroga su cosa sia quel flusso di immagini che si susseguono, spesso senza filo logico nella mente umana, durante la notte. Il sogno è realtà, annuncio di cambiamenti futuri o è una semplice menzogna, illusione? Su questo interrogativo tanti filosofi e letterati si sono espressi, ognuno con una propria teoria, inevitabilmente ispirata alle concezioni scientifiche e psicologiche del proprio tempo.

La prima testimonianza sul sogno, fortemente influenzata dalla religione, si riscontra nei poemi omerici, dove il sogno equivale ad una manifestazione degli Dei nella vita degli uomini. Il linguaggio dei sogni è simbolico, esclusivo della persona che sogna, difficile da interpretare, per questo motivo era necessario rivolgersi alle sibille, le quali avevano il dono di decodificare il messaggio della divinità. Vi è un rapporto diretto tra l’uomo e la divinità; l’uomo però manca di una struttura, perché quest’ultimo, nella concezione dell’epoca, non ha un’anima in grado di percepire e di vivere il sogno, elaborarlo e farlo diventare elemento conoscitivo di fondamentale importanza.

Con il pensiero di Platone, la concezione omerica viene stravolta, si scopre l’esistenza di una struttura nell’uomo, cui i sogni sono legati e ciò determina il venir meno del rapporto diretto tra mondo divino e mondo umano, cioè tra divinità e uomo, perché l’uomo diventa autonomo.

Per Aristotele invece il sogno non è conoscenza, non è sensazione, ma è solo frutto della fantasia dell’uomo, perché mentre sogniamo, nella nostra mente vi è un susseguirsi di immagini e quindi è l’immaginazione che determina il sogno. “Il vero sogno è un’immagine che proviene dalle sensazioni”. Dunque risulta logico chiedersi perché riproduciamo nel sogno delle immagini? Quando siamo svegli abbiamo delle percezioni, alcune più forti, altre meno forti; queste ultime ritornano nel sogno e quindi si può affermare che i sogni siano le tracce che queste percezioni, piccole e deboli, hanno lasciato e tornano a galla in modo fisiologico. C’è anche chi, come Cartesio, ha espresso una visione scettica del sogno, inteso come “la quintessenza dell’inganno”, in quanto sono i sensi che ci inducono ad essere convinti di trovarci di fronte ad una determinata situazione, ma in realtà non lo siamo perché stiamo dormendo. Quindi il sogno non è altro che un inganno della mente umana.

“Noi abbiamo sogni; non è forse tutta la vita un sogno?” così scrive Schopenhauer nella sua celebre opera “Il mondo come volontà e rappresentazione”, accetta il principio dell’antico idealismo (di radice platonica), secondo cui il mondo che cade sotto i sensi non è il mondo vero, ma è solo un’immagine ingannevole, apparenza, sogno, illusione.

Neppure con la legge di causalità riesce a spiegare la differenza tra sogno e realtà. Tutto ciò di cui siamo a conoscenza è sogno, illusione, rappresentazione soggettiva della realtà.

Sicuramente più positiva la visione di Shakespeare che afferma “Noi siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni, e la nostra vita è ruotante nel sonno.” InShakespeare, per la prima volta, il sogno diviene premonizione, indicazione della strada da percorrere, rivelazione. Se dovessimo quindi chiederci, noi cosa siamo? La risposta dovrebbe essere noi siamo il Sogno e quest’ultimo diventa il luogo di connessione della nostra anima, che ci indica quale percorso seguire.

Agli antipodi, Calderón della Barca nell’opera “La vita es un sueño” esprime una concezione diversa, affermando che la vita altro non è che un’entità illusoria, un sogno contraddetto dalla ragione. L’elemento che l’autore sembra palesare, risulta essere: il sogno potrebbe condurre a prendere tutto con filosofica lievità, quasi noncuranza. L’intento profondo calderoniano, al contrario, appare quello di indicare che nonostante tutto sia sogno proprio per questa ragione solo la coerente responsabilità umana nelle azioni può dare un significato all’esistenza; ogni sogno può essere inizio di un risveglio e ogni risveglio può essere inizio di un sogno. Nonostante la sua opera sia molto lontana dai giorni nostri, resta sempre un testo vivo, che porta alla luce allegorie, riflessioni,  contrasti del percorso esistenziale. Il padre della scienza psicanalitica, Freud,  nella sua celebre opera “L’Interpretazione dei Sogni” descrive il sogno come la via regia che conduce all’inconscio.

Oggi sono ancora tante le concezioni che cercano di spiegare cosa si debba intendere per sogno e in che modo esso possa incidere sulla nostra vita. Forse il trucco è continuare a sognare immaginando architetture fisiche e mentali, senza scordarsi però la responsabilità umana di provare, nonostante tutto, a trasformare il sogno in realtà.