A cura di Manuela Romaniello

 

Discutere dei governi delle così dette democrazie: InghilterraFrancia, Stati Uniti, è una semplice perdita di tempo, sino a che non si distingue tra teoria e fatto. Questi tre paesi sono controllati dagli usurai, sono usurocrazie o daneistocrazie, ed è perfettamente inutile parlarne come se fossero controllati e governati dai loro popoli o dai delegati che rappresentano i loro popoli, o nell’interesse dei loro popoli.” Così scriveva Ezra Pound agli inizi del ventesimo secolo. Appare tuttavia eccessivo accusare l’Inghilterra di non essere un paese democratico, in quanto proprio lo scorso 23 giugno, proprio la maggioranza della popolazione, ha deciso, con voto libero e democratico, l’uscita dall’ Unione Europea, lasciando gli altri Paesi europei a bocca aperta. Tra i tanti contraccolpi che questa decisione potrà avere, ci sono anche quelli che riguardano la vita quotidiana di milioni di abitanti del Regno Unito. In primo luogo, sicuramente, la libera circolazione delle persone risulterà menomata. L’elemento simbolo della stessa unità europea, la possibilità viaggiare senza passaporto, verrà probabilmente meno per i sudditi della Regina Elisabetta. D’ora in poi, infatti, i cittadini inglesi dovranno essere consapevoli che torneranno ad essere a tutti gli effetti degli extracomunitari e, per viaggiare in Europa, dovranno far uso del classico passaporto. Più complicata, inoltre, potrebbe essere la situazione per quei cittadini britannici che già da anni vivono e lavorano in un Paese UE. Per loro il ritorno allo status di extracomunitario significherà la perdita di una serie di agevolazioni come l’assistenza sanitaria o il trattamento previdenziale. Proprio per questi motivi, astutamente, la maggior parte dei cittadini inglesi che vivono o lavorano in altri Paesi dell’Unione ha chiesto la “seconda nazionalità”. Altra problematica da non sottovalutare è la perdita di valore della sterlina. Nelle prime ore di riapertura del mercato dopo il voto referendario, la valuta inglese ha perso il 10% del suo valore rispetto alle altre valute.  A conti fatti, andare all’esterno per gli inglesi costerà molto di più. Viceversa -ed è questa l’altra faccia della svalutazione monetaria- andare in vacanza nel Regno Unito sarà di certo più economico. A subire le conseguenze più rilevanti potrebbero però essere le aziende britanniche, qualora dovesse scatenarsi una guerra commerciale tra Gran Bretagna ed Unione. Proprio l’Unione, infatti, per svantaggiare l’Inghilterra, potrebbe introdurre dei dazi doganali più alti sulle importazioni dal Regno Unito e rendere così difficile la vita alle aziende locali, con evidenti ripercussioni sull’occupazione dei cittadini inglesi. Ma queste sono soltanto ipotesi: la vita quotidiana dei cittadini britannici potrebbe cambiare ulteriormente qualora il rapporto tra Gran Bretagna e Unione venga regolato da nuovi patti bilaterali, grazie ai quali si aprirebbe un nuovo processo di rinegoziazione dall’esito estremamente imprevedibile. Staremo a vedere!