A cura di Giulio Menichelli-

“Se per anni c’è stato questo processo di subalternità culturale dove il giorno per giorno si mangiava il futuro, dopo il terremoto, diciamolo qui con forza, a tutti i sindaci d’Italia: tornate a progettare scuole, perché tutte le spese per l’edilizia scolastica le considereremo fuori dal Patto di Stabilità, che piaccia o non piaccia a Bruxelles. I nostri figli valgono molto più dei funzionari di Bruxelles.”

Così Renzi, nella prima parte del suo intervento conclusivo della Leopolda 7, riprende il tema che ha aperto questa edizione e che è stato un filo conduttore essenziale del raduno.

La terza giornata della kermesse è però iniziata ore prima dell’intervento del Premier, e ha visto alternarsi sul palco testimonianze di vario tipo. Tra queste, soprattutto volte a promuovere il Sì al referendum, vi sono state quelle di vari sindaci, tra cui Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, e Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’ANCI, che tra gli altri punti ha ricordato e testimoniato il grande operato dei sindaci dei paesi colpiti dal sisma.

A parlare per il sì, inoltre, è intervenuto anche il mondo dello spettacolo, con l’attore Alessandro Preziosi e il fondatore della LuckyRed Andrea Occhipinti, che ha parlato anche della recente legge per il Cinema sostenendo che renderà la cinematografia italiana capace di competere a livello internazionale.

Un intervento che ha infiammato la platea è venuto, inaspettato, dal mondo sindacale. Marco Bentivogli, segretario generale di FIM CISL, ha sostenuto che “Non c’è solo il sindacato ideologico, c’è il sindacato che forma le sue idee tra la gente e che crede che, alla vigilia della Quarta Rivoluzione Industriale il futuro non può spaventarci” e, ancora criticando gli eccessi del mondo sindacale di cui è parte: “Non c’è peggior attacco al diritto di sciopero che l’abuso del diritto allo sciopero”.

Si sono susseguiti altri interventi, tra cui quello dell’imprenditore Oscar Farinetti, ormai un’habituè della Leopolda, quello di Patrizia Asproni, presidente dimissionaria della fondazione Torino Musei, che ha detto “La cultura non è né come il petrolio, né come l’oro. La cultura è come l’acqua, senza la quale non c’è vita”, quello del presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, e quelli di tantissimi giovani.

La giornata, come preannunciato, si è conclusa con l’intervento del Premier, che davvero non ha risparmiato nessuno. Dal parlare del terremoto è passato a ricordare come “Se oggi ci sono 30-40enni alla guida di aziende, enti, comuni […] nel paese dove si filosofeggiava sui bamboccioni è perché in questa stazione dei sognatori hanno rifiutato la logica del <No, non si può fare>, del <Ciccio, rispetta la fila>” e nello stesso passo ha criticato anche quella “sindaco di una grande comunità che non fa nulla perché ha paura anche della sua ombra”. Ha criticato anche Berlusconi, Schifani, Grillo, Di Maio, la minoranza del suo partito che “si comporta così solo perché ha perso un congresso” e i “leoni da tastiera, che finché c’è da scrivere sono bravi, poi li incontri in trasmissione e non riescono nemmeno a guardarti negli occhi”, riferendosi a Marco Travaglio.

Come si poteva immaginare, il suo intervento però ha dato particolare importanza al Referendum del 4 dicembre, e ha criticato il fronte del No dicendo che “non si sta difendendo la Costituzione! I leader di quel movimento stanno solo cercando di difendere i loro privilegi e la loro possibilità di tornare”. E ancora “Questo Referendum è un derby tra passato e futuro, tra rabbia e proposta, tra nostalgia e domani”.

La Leopolda 7 è stata davvero una kermesse piena di eventi, un’occasione importante di incontro tra cittadini e istituzioni arricchente in un senso e nell’altro. Un momento d’incontro, senza dubbio, ma anche di scontro. In parte del suo intervento Renzi non ha voluto fare a meno di rivolgersi a chi, poco fuori, aveva il giorno prima portato disordini nella città, rispondendo a coloro che avevano sostenuto di voler soltanto andare alla Leopolda “Vi do una notizia, per venire alla Leopolda basta mandare un’e-mail” e dando appuntamento all’anno prossimo per il periodo dal 20 al 22 di ottobre.

Con questo nuovo appuntamento si conclude anche il mio di lavoro. Ho provato, in questi tre giorni, a riportare nel modo migliore possibile a voi tutti, cari lettori, ciò che succedeva nella Stazione Leopolda. L’ho fatto scrivendo questo lungo articolo di cronaca e con brevi interviste sulla pagina Facebook della nostra rivista. Per parte mia, è stata un’esperienza davvero intensa, ma di cui mi compiaccio molto. A voi lettori non posso che rivolgere un grande ringraziamento per l’attenzione e il sostegno che mi avete riservato, e in cuor mio spero che il mio lavoro sia stato all’altezza delle vostre aspettative.