A cura di Manuela Romaniello-

Donald Trump è un imprenditore, personaggio televisivo e politico che nel giugno 2015 annuncia la sua candidatura alle presidenziali del 2016, attaccando il presidente Obama, il pericolo crescente rappresentato dal terrorismo islamico e la forza economica della Cina, ritenendo che l’America ha bisogno di un vero leader per tornare alla grandezza. Stando a Trump, le Amministrazioni Obama e Bush hanno autorizzato il declino economico della classe media americana, incolpando inoltre l’élite del Partito Repubblicano di averla tradita, conducendo un’opposizione inefficace al Congresso, dove il GOP detiene la maggioranza.
“Make America Great Again” è appunto lo slogan della sua campagna elettorale. Trump ha contestato spesso gli accordi commerciali stipulati dagli USA con altri Stati, ragione, a suo dire, del declino del settore manifatturiero e della perdita di posti di lavoro a vantaggio di Paesi a basso costo di manodopera.
In testa nei sondaggi fin dal luglio 2015, Trump dimostra una particolare abilità nello sfruttare i mezzi di comunicazione di massa. Proprio per questo, il tycoon, nei numerosi dibattiti televisivi, ha avuto la meglio sugli stessi rivali di partito. Inoltre, i suoi comizi registrano massicce presenze di pubblico.
Il 26 maggio, Trump si aggiudica ufficialmente le primarie repubblicane, guadagnando i delegati necessari per ottenere la nomination nella corsa alla Casa Bianca. The Donald è il candidato più votato della storia del Partito Repubblicano con 13 milioni e 406 mila voti, battendo il precedente record di Bush che nelle primarie del 2000 aveva ottenuto 12 milioni di voti.
Trump è un punto di svolta, incarna un nuovo modo di fare politica. Non esiste alcun precedente di una simile scalata di un outsider ai vertici dei Repubblicani: anziché essere il candidato del partito, Trump è l’espressione di una base in rivolta che non si identifica più in nessuna delle due grandi forze che compongono il bipartitismo d’oltreoceano. I Repubblicani difendono il libero scambio, Lui no. Si oppone all’apertura delle frontiere non solo agli immigrati, ma anche e soprattutto alle importazioni, in particolare dai Paesi asiatici. I conservatori desiderano tener salda l’influenza degli Stati Uniti sulla Nato, cercando, per di più, di estendere l’Alleanza a nuovi paesi; Donald Trump non vuole più che i contribuenti americani siano costretti a pagare per la protezione militare degli Stati alleati. In completa frattura con i fondamenti della politica americana, Trump ha messo in dubbio anche l’automaticità dell’intervento degli Stati Uniti in caso di attacco esterno nei confronti di un altro Stato Nato.
In definitiva, se Hillary Clinton è la portavoce delle idee di un’America cittadina e globalizzata, Donald Trump è espressione dell’America profonda e realista.