A cura di Angela Rizzica

 

Il “tycoon” Presidente ha contribuito ad evidenziare quanto la Sinistra “millennium” sia una figlia nata morta del socialismo e del comunismo del Novecento. Dimostra ogni giorno ed in più Stati (Le Pen in Francia, la vicenda austriaca e la nascita in Italia del Movimento5Stelle sono i primi che mi vengono in mente) quanto abbia perso in termini di rappresentatività, ben lontana dall’essere strumento delle parti sociali ed ancora più afona in qualità di voce del popolo. “Il Capitale” è ormai essa stessa, sposando per prima il connubio tra politica ed “economic policies” contro cui era nata e, come se non bastasse, si allontana sempre di più dal proprio elettorato più classico, rimanendo intrappolata nella gabbia di intellettualoide becera che, con la punta del naso all’insù, non vede i travagli dei propri figli. Insomma la sinistra è diventata un partito da salotto che fa rivoltare nella tomba sia Togliatti che Berlinguer. È quindi chiamata la Destra ad ottemperare alle esigenze del popolo, probabilmente recuperando l’anima socialista da cui nasce. Allora perché sono così scontenta? È vero che la Destra ottempera alle necessità dei più bisognosi, ma con modalità distanti anni luce dal mio concetto di giusto: la xenofobia, l’omofobia ed, in termini economici, la privatizzazione dei bisogni essenziali sono per me concetti abominevoli. Che Trump possa rispondere alle esigenze degli operai di Detroit non lo metto in dubbio, ma dubito fortemente della sanità mentale dei cittadini elettori della Florida, per dirne una. Uno degli Stati col più alto tasso di ispanici ed afroamericani ha dato Il voto ad una persona che ha promesso di costruire un muro con il Messico (quando nello stesso giorno si festeggia, ironia del destino, la caduta di un altro muro che per anni ha rappresentato dolore e ghettizzazione). In definitiva, con le elezioni di ieri, gli americani mi hanno confermato il perché non nutro sentimenti di stima per il loro assai democratico Paese: pragmatici senza dubbio, ma fino al punto di rinunciare ai loro stessi diritti per una ripresa economica. E’ poi per me motivo di sommo divertimento poter vedere, dalle prime luci dell’alba di ieri, come il popolo italiano, indefesso utilizzatore dei social in qualità di commentatore della politica estera e parco “digitatore di tastiera” (se avete tollerato “petaloso” potrete accettare anche il termine “digitatore” per un solo articolo) nel caso della politica interna, si sia galvanizzato per la vittoria di Donald. Entusiasmo che finora avevo visto solo per le partite di calcio, ma tant’è. Il mio più profondo rispetto va a coloro che, pur avendo un’idea diversa dalla mia, hanno saputo argomentare al meglio la loro opinione con ragionamenti di stretta logicità e profonda cultura geopolitica. Un po’ meno del mio rispetto ed un po’ più del mio scherno va invece a tutti coloro che si sono limitate a copiare ed incollare concetti ed argomentazioni presi da fonti attendibili quanto “IlCorriereDelCorsaro.it”.

 

La più gettonata, e politicizzata, delle affermazioni è -Ha vinto il popolo contro le lobby ed i poteri forti!-: mi permetto di dissentire. Il termine stesso “Tycoon” è attinente al gergo colloquiale per indicare un magnate, quindi non propriamente una persona di umili origini. Anzi, possiamo dire che Trump sia in realtà un abile ereditiere, avendo realizzato la sua fortuna sulle basi ben solide della “Elizabeth Trump and Son”, società di proprietà del padre che si occupava di affitti nelle zone di  Brooklyn, Staten Island e Queens. Mi preme poi ricordare che il neopresidente eletto ha potuto beneficiare, durante la sua campagna, del valido supporto della “NRA” (National Rifle Association), la “domina” delle armi nonché una delle lobby più potenti d’America. Poi, giusto per folklore ed anticipando quello che diremo tra poco, essendo Trump benvoluto da molti italiani per le sue politiche razziste, l’utilizzo del termine “tycoon” dovrebbe risultare a questi ultimi precluso poiché derivante da “Taikun” (大君), titolo di rispetto arcaico e giapponese. Insomma un po’ di coerenza non fa mai male.

 

Sempre in pole position troviamo il concetto, per me astruso e riportato nelle più diffuse e curiose varianti, per cui il magnate tutelerebbe l’economia americana fornendo una battuta di arresto alla progressiva statalizzazione di alcuni settori, processo portato avanti dall’uscente Obama. Insomma, pur beneficiando noi stessi di assistenza ed ammortizzatori sociali pubblici, spesso senza diritto, il pubblico non ci piace. Su questa scia, si fa spesso riferimento all’ Obamacare che, in ogni caso, non prevede una sanità “pubblica” alla maniera italiana bensì, in definitiva, un mutamento (al ribasso) dei requisiti per ottenere la polizza sanitaria ed un implemento della copertura assicurativa finanziata a livello federale, quest’ultima ottenuta con i programmi Medicare e Medicaid. Il problema è che Trump ha promesso (e nei punti successivi vedremo che non è l’unico caso) ciò che, con estrema probabilità, farà fatica ad ottenere: l’Obamacare ha comunque ottenuto il via libera della Corte Suprema (paragonabile in qualità di stabilizzazione degli effetti della pronuncia alle nostre Corte di Cassazione e Costituzionale); la sua abolizione comporterebbe inoltre un aumento del deficit federale di almeno 33 miliardi di dollari per la necessaria abolizione delle tasse riconnesse alla legge. Il problema è che questo enorme buco dovrà in qualche modo essere riempito, ovviamente con altre tasse di diversa origine. Con riferimento al sopracitato programma Medicaid, il presidente è poi contrario alla copertura delle spese di aborto in esso contenuta. Credo che tra tutte le dichiarazioni d’intenti sessiste proclamate da Trump, questa sia la più grave: si può essere a favore o contro l’aborto ma, a prescindere dalla nostra personale opinione, continuerà ad essere praticato. Il problema sta nel fatto che con questo alt, le donne non abbienti torneranno a ricorrere a metodi di interruzione di gravidanza “home-made” ed incontrollati, con l’alto tasso di mortalità che ne consegue e magari, queste donne, saranno anche le stesse a non avere una polizza sanitaria, quindi con la condanna alla completa preclusione di assistenza medica d’emergenza. Ad ultimo, ancora non è pronta una valida “sostituzione” alla legge di Obama, altro motivo di indecisione e instabilità. Poi devo ancora capire se chi inneggia alla sanità privata abbia ben chiaro cosa significa, quanta disumanità c’è dietro ad un concetto del genere. Ma questo è un altro paio di maniche.

 

Abbiamo poi i fautori dell’abolizione della NATO (probabilmente sono pure Euroscettici che tanto la matrice psicologica e psicosomatica è la stessa). Non hanno forse ascoltato attentamente le parole del Primus Inter Pares a stelle e strisce: ne vuole l’abolizione ma, nel frattempo, pretende una maggior contribuzione in termini economici e militari da parte di tutti i Paesi membri. Giusto per chiarire, l’Italia ne fa parte e beneficia davvero poco della sua stessa adesione. Ma solo per dire, intendiamoci. Poi lamentiamoci ancora per il debito pubblico italiano, mi raccomando.

 

Arriva poi il tema più scottante, quello attinente ai “musulmani”: Donald Trump ha promesso una “completa e totale chiusura all’ingresso dei musulmani negli Stati Uniti, fino a quando i nostri rappresentanti non avranno capito cosa sta succedendo”. Certo che cercare seguito banalizzando un problema di così ampia portata, come quello del terrorismo, e che ha mietuto tante vittime anche in Europa è davvero semplice. E leggermente abietto. Il problema rimane però lo stesso, comunque lasciando ad ognuno di voi l’esame di coscienza sul profilo etico: la Costituzione Americana non permette discriminazioni razziali e/o religiose ed infatti molti gruppi hanno già promesso di ricorrere ai tribunali per mettere in dubbio la costituzionalità dell’iniziativa. Una vittoria, la loro, praticamente già annunciata.

 

Potrei continuare parlandovi del de-finanziamento alla Planned Parenthood, oppure di come voglia ritirarsi dagli Accordi di Parigi dato che “i cambiamenti climatici sono una balla perpetrata dalla Cina”, o di come sia abbastanza confuso in ordine al tema “bombardamenti” ed al rapporto con Putin ma preferisco lasciarvi un po’ di suspense, limitandomi a farvi riflettere su un ultimo elemento: il suo rapporto con il nostro Paese, l’Italia.

 

Il 16 dicembre 2009, dalle righe del suo Blog personale, un Trump non ancora presidente, commentava l’avvenuta condanna della connazionale Amanda Knox a 26 anni di detenzione per il coinvolgimento nell’omicidio di Meredith Kercher. A gran voce professava (come se lui fosse stato presente durante il brutale assassinio) l’innocenza della “poor” Amanda. Nulla di male no? Il problema è che si permetteva, nelle stesse righe, di definire il processo svoltosi in Italia e la sua conclusione nei termini di “inquietante ingiustizia” e già così ci troviamo in un’affermazione di gravità inaudita: la Legge, nel nostro Paese, è sovrana e nessun nostro esponente politico dovrebbe e potrebbe mai sognarsi di esprimersi in questi termini, ancor meno uno che di diritto italiano non capisce assolutamente nulla. Ma non è finita qui: all’epoca promosse un’iniziativa destinata ai suoi connazionali affinché boicottassero l’Italia ed i suoi prodotti finché questa non avesse fatto “la cosa giusta, liberando Amanda”. Chiosava asserendo che in carcere dovesse finirci il pm del processo, al posto dell’americana.

Una persona senza alcuna morale, ignorante e senza alcun credo se non il vile denaro, misantropa, sessista, razzista dotata di una superbia al limite del tirannico aveva proposto un embargo nei nostri confronti al fine di liberare una possibile assassina, sostituendosi senza alcun diritto alle nostre Istituzioni. Un ricatto, un vile e becero ricatto. Uno che “voleva fare il padrone a casa nostra” per riprendere una delle affermazioni più utilizzate dagli stessi sostenitori di Trump quando devono parlare del tema immigrazione. Ed il bello è che nonostante abbia provato a mettere in dubbio, in un’epoca non molto lontana, la nostra stessa sovranità ( perché in Italia la sovranità è popolare) c’è chi tra noi lo sostiene ed inneggia al cambiamento per suo tramite.

Pazzi, non dico altro. Solo pazzi.

 

Il buon cittadino è quello che non può tollerare nella sua patria un potere che pretende d’essere superiore alle leggi.”

(Marco Tullio Cicerone)