A cura di Alberto Rando-

Le sanzioni alla Russia e i loro effetti devastanti: a livello economico e politico.

A Roma mercoledì 5 ottobre si è svolta la 14ma edizione del ConsiglioItalia-Russia, dove il ministro degli Esteri Gentiloni ha incontrato il vicepremier russo Dvorkovic..

Oltre a firmare un accordo su turismo e cultura si sono discussi nuovi progetti economici: sette tavoli tematici aperti, tra cui energia ed agroalimentare.

La straordinarietà dell’evento?

Il Consiglio non si riuniva dal 2012, da quando cominciava a presentarsi la crisi ucraina (il Delitto) che portò l’Unione Europea il 31 luglio 2014, dopo il referendum in Crimea per l’annessione alla Russia, ad approvare un pacchetto di sanzioni contro la Russia, più volte prorogato; attualmente le sanzioni sono in vigore fino al 31 gennaio 2017 (il Castigo).

La Russia rispose il 6 agosto 2014 con un embargo contro moltissimi prodotti europei ed americani, provocando notevoli danni economici alle imprese italiane che esportavano i propri prodotti in Russia, le quali fino marzo di quest’anno (2016) avevano perso 3,6 miliardi di euro.

La situazione è critica soprattutto al Nord –Est, dove moltissime aziende sono in gravissima difficoltà, poiché agli effetti della crisi economica si sommano quelli dell’embargo, ma anche in Germania e Francia le aziende ne risentono parecchio.

Ovviamente è l’economia russa che ha risentito in modo più forte, tenendo presente anche il calo del petrolio e la svalutazione del rublo. Questi fattori, secondo Dvorkovic, hanno pesato più delle sanzioni; le quali fungono più da limitazioni, ossia colpiscono alcuni settori dell’economia russa, specialmente nell’ambito militare e dell’alta tecnologia, ma sufficienti a far infuriare il Cremlino.

La funzione di queste sanzioni è di convincere la Russia ad abbandonare la sua politica aggressiva, non solo in Crimea ma anche, e soprattutto, in Siria, dove forze russe sono operative al fianco del dittatore Assad per reprimere tutte le opposizioni al regime: sia quelle democratiche, appoggiate dagli Usa, sia quelle fondamentaliste, tra cui l’Isis.

In questo scenario bellico la violenza e la morte regnano sovrane ed a pagarne il prezzo sono i civili, donne e bambini.

Chi non muore fugge, disperato, diventando un profugo, un’anima morta (alla Gogol), ossia un mero numero che, però, accresce il fenomeno che sta dividendo l’Europa: l’immigrazione.

L’Occidente si trova, così come nella guerra Fredda, la Russia contro: fa riflettere  che nelle repubbliche baltiche molti giovani siano stati chiamati alle armi, come se si temesse un’invasione russa.

Quanto è ragionevole non cercare un dialogo con la Russia? Conviene tenere la linea dura che gli Usa continuano ad affermare?

Non dimentichiamoci che l’Isis non è stato ancora sconfitto, ed avere un alleato come la Russia gioverebbe dal punto di vista militare e politico, ed isolerebbe totalmente il Califfato, che continua ad incombere su tutta Europa.

Un’altra considerazione riguarda la Turchia, che ha dimostrato più volte di non essere in sintonia con il rispetto delle libertà democratiche, non ultima la repressione dei golpisti e la guerra ai curdi.

Nonostante tutto l’Occidente preferisce sostenere nelle controversie il sultano (Erdogan) che lo Zar (Putin).

Eppure il potere di Putin non è cambiato, anzi le elezioni per la Duma (il Parlamento) hanno confermato la predominanza del suo partito (Russia Unita) che ha ottenuto il 54,28% dei voti, tenendo conto che i veri partiti oppositori possiedono una rappresentanza minima.

 L’affluenza alle urne, ad essere onesti, è stata bassa (47,5%), per di più si parla di brogli, ma il risultato delle elezioni e sostanzialmente questo.

Inoltre l’influenza di Putin anche in Occidente è forte, si pensi alle sue dichiarazioni su Trump, verso il quale ha ribadito la sua ammirazione, dei legami con il Fronte National di Marine Le Pen in Francia, mentre in Italia le simpatie della Lega per il leader russo, si fondono con il disagio delle aziende padane colpite dall’embargo, tanto da vedere a Pontida sventolare il tricolore russo!

Le sanzioni decise da governi progressisti giovano ai movimenti politici di stampo populista: volevamo isolare la Russia, ma è la Russia che ha isolato noi!

Ecco il valore straordinario dell’incontro tra Dvorkovic e Gentiloni per ribadire la necessità di ricostruire un dialogo con la Russia, partendo da una fiducia economica per arrivare a quella politica.

Il principale obiettivo è raggiungere al più presto una pace internazionale per poter affrontare le sfide del ventunesimo secolo.