A cura di Francesco Cocozza

Rimasi sinceramente sconvolto dalla Brexit. Lo vedevo come un evento catastrofico per la continuità del sogno europeo, dettato dalla cieca rabbia e dall’ignoranza di una buona parte della popolazione inglese. 

Ora apprendiamo che i cittadini statunitensi hanno scelto Trump come nuovo Presidente. Un’azione in apparenza scellerata e folle quanto quella degli omologhi britannici. Un’azione di rottura e protesta rispetto a quanto vi è stato nel recente passato.

Ma è proprio qui che sta il punto. Cosa è accaduto negli ultimi anni che ha portato i due, storicamente parlando, massimi sistemi democratici occidentali a delineare scelte popolari così… (ir)razionalmente iraconde?

Veniamo da anni di indiscutibile progresso: economico, tecnologico, sociale, giuridico. Il genere umano ha raggiunto nuove vette fino a pochi anni fa impensabili in una varietà di settori sconcertante. La macrocategoria del “genere umano” è però quanto di più vario e disomogeneo sia presente nelle lande terrestri. Ed è proprio qui che sta il problema. Il progresso si è dimenticato di una rilevantissima parte della popolazione, lasciandosi incurante alle spalle interi ceti sociali. E noi ce ne stiamo accorgendo solo adesso. 

Provo a raccontarvi brevemente il mio punto di vista sugli eventi storici recenti.

L’espansione economica ci aveva in larga parte addormentati. Il graduale sviluppo del benessere ha portato a decenni di passività della ragione. Nella società e nella politica è mancata lungimiranza, si sono posposti alcuni problemi che il Tempo ha reso esplosivi, se ne sono sottovalutati altri nei quali, già all’epoca, era nascosto il rischio di deflagrazione. Soprattutto, molti di noi hanno dimenticato di difendere i propri diritti, in special modo chi più ne aveva più bisogno: le classi sociali medio-basse… quelle senza un buon titolo di studio, senza le competenze necessarie a muoversi in un’economia sempre più tecnologica, specifica e veloce. La naturale inerzia dell’umanità accentuata dall’ozioso benessere.

Ed è venuta poi la crisi generalizzata dell’economia. Dal 2008 in poi abbiamo assistito al fallimento dell’auto-regolazione del Mercato. L’economia finanziaria è collassata portandosi dietro l’economia reale, quella dei piccoli agricoltori e degli ignari artigiani, senza che questi ne avessero la minima colpa. Gli Stati si sono indebitati per salvare le banche, sottraendo ingenti risorse al sistema del welfare, sul quale proprio quegli stessi lavoratori più di tutti si appoggiavano. Il tutto in uno scenario che mostrava già le prime tragiche vulnerabilità dello sviluppato Occidente, incapace di rispondere alla globalizzazione ed alla crescita dei giganti orientali, con conseguente deindustrializzazione.

Torniamo così ai nostri tempi. La crisi e le sue ripercussioni hanno devastato un’economia che stenta oggi a risollevarsi. La disoccupazione è elevatissima in molti Paesi. L’uguaglianza sostanziale rimane un’ utopia sempre meno garantita, sempre meno perseguita. I Governi hanno disatteso molti degli obiettivi che si erano prefissati. L’immigrazione fuori controllo, unita alla minaccia del terrorismo, crea fisiologica paura, dà nuovo vigore a xenofobia e razzismo. Monta la rabbia. Collera sociale e generalizzata, più forte in chi ha visto distrutta la tranquillità, sulla quale prima basava la sua esistenza. L’ira annulla l’ozio, la paura cancella la passività, la disperazione distrugge l’inerzia. 

Ciò si ripercuote sui nostri sistemi democratici, sui frutti che generano. Chi era stato lasciando indietro dal progresso, anche per sua colpa (o soprattutto, a seconda della sensibilità politica), ora protesta rumorosamente. Nel XVIII secolo questa protesta si sarebbe tramutata in violenza, in massacri. I tempi cambiano, ed ora fortunatamente è il voto il naturale strumento attraverso cui questa rabbiosa ribellione viene espressa. Il voto incanala il dissenso e lo converte in potenziale cambiamento dell’attuale status quo che tanto ha martoriato numerosi ceti sociali, smorzandone al contempo i risvolti più estremi e violenti. 

Per questo sono felice che Trump sarà il prossimo Presidente degli Stati Uniti. Quel borioso, razzista, misogino essere potrebbe paradossalmente diventare la salvezza della democrazia americana: è già stato, durante la campagna presidenziale, la cassa di risonanza per la voce di milioni di disperati; se riuscisse a concretizzare alcuni punti del suo programma dimostrerebbe che la Democrazia, per quanto largamente imperfetta sotto molti aspetti, ha ancora in sé le potenzialità per occuparsi dei problemi concreti che affliggono le persone. 

Programma tra l’altro impossibile, non dimentichiamocene, da applicare alla lettera nelle sue parti più estreme e spaventose, volutamente iperboliche ed enfatizzate. Ne sono un esempio il bando contro gli islamici, sparito dal sito della campagna di Trump dopo la sua elezione, il parziale dietro-front sull’abolizione della riforma sanitaria e i toni concilianti usati dal Tycoon con Obama e Hilary dopo la vittoria.

L’argomento meriterebbe un approfondimento molto maggiore, impossibile da realizzare con un semplice articolo di giornale, però voglio concludere facendo notare come a votare per Donald Trump siano stati non solo ignoranti cowboy bianchi con la passione per mucche e tori, ma anche afroamericani, ispanici e addirittura islamici. Ha fatto molto scalpore la lettera inviata al Washington Post da Asra Nomani, immigrata indiana di religione islamica, dove ha ammesso di aver votato per l’imprenditore newyorkese. Non stiamo parlando di un’ignorante bifolca, ma di un’islamica liberale, laureata magistrale e collaboratrice per numerosi quotidiani americani, tra i quali il “Wall Street Journal” e il “TIMES”. Nella lettera afferma di aver votato Trump perché è una madre single, delusa dalla presidenza democratica, in particolare critica verso la riforma sanitaria di Obama, in quanto troppo costosa. E come lei, tanti altri elettori silenziosi (così definiti da Asra) hanno votato Donald pur non essendo di etnia bianca. Tutti folli? Forse, ma io non credo.

Credo piuttosto che Donald Trump abbia capitalizzato e dato sfogo ad una rabbia ormai impossibile da gestire per il precedente establishment, ridando la voce a tante, troppe persone dimenticate dal dialogo politico e sociale. 

E allora forza Trump. Forza Democrazia.

Francesco Cocozza