A cura di Giulio Menichelli

Onestà. Una parola forse abusata negli ultimi tempi. Uno slogan, ripetuto più e più volte, che già volava, timidamente, in un suo stato embrionale nel 2007 tra le piazze d’Italia. Un motto talmente forte da aver fatto nascere nel 2009 un nuovo movimento politico che ha avuto un successo tanto improvviso e inaspettato da essere oggi uno dei fenomeni più rilevanti degli ultimi anni. Un concetto tanto concreto ma tanto astratto allo stesso tempo, così da avere significati non sempre concordanti tra loro. 

E dunque chi è onesto? Chi lavora sodo e porta a casa lo stipendio con cui mantenere sé e la sua famiglia. Chi rispetta la legge e non lede gli altrui diritti. Forse chi non è mai stato condannato per un reato, come forse chi non è mai stato neppure indagato. O forse si tratta solo di mera linguistica? Sono curioso, e pertanto consulto il vocabolario. Dice: “Onestà, cioè la disposizione d’animo di chi è onesto.” Non è risolutivo, vado avanti. C’è scritto: “Modestia, compostezza e riservatezza nel contegno.” Eppure la definizione non mi convince.

Chi urla “Onestà! Onestà! Onestà!” nelle piazze sembra volere altro rispetto a questi tre attributi. Chiedono che le istituzioni siano efficienti, che si risparmi sui costi della politica e soprattutto che questa sia fatta da gente nuova, che non sia coinvolta con le malefatte di chi ha distrutto l’Italia. Eppure ciò che è accaduto a Roma in questi ultimi mesi non sembra dare ragione a chi con tanta foga ha urlato, e urla, nelle piazze.La giunta, in continuo cantiere, non si muove. Qualcuno è stato pagato troppo, ed è stato esposto alla gogna mediatica. Altri sono già vecchie conoscenze dell’amministrazione capitolina.

Ma è peculiare un altro aspetto. Ciò che la gente sostiene è che gli onesti sono quelli che non solo non sono mai stati indagati (e in caso contrario non possono fare politica, a loro detta) ma neanche coinvolti, anche solo a livello di opinioni, con la Vecchia Politica. Per questo motivo i sostenitori di tale movimento osteggiano tanto il sistema dei partiti e per contro li si è accusati di non essere garantisti.

E se avessero ragione loro? Se bisognasse davvero, per costruire un mondo efficiente, non essere garantisti?

Se bastasse avere una particolare amicizia, o sostenere una certa posizione per essere disonesti, chissà quanti di noi e di loro lo sarebbero.