A cura di Edoardo Licitra

Storia di uno scenario istituzionale scellerato

Proviamo ad immaginare, solo per qualche minuto, che la riforma costituzionale sia già passata, anzi, che la nostra Costituzione non preveda il bicameralismo paritario, il CNEL, l’obbligo delle discussioni delle proposte di legge di iniziativa popolare e tutti gli altri punti su cui si esprimeranno gli italiani il 4 dicembre.

Tentiamo di immedesimarci, anche se veramente difficile, nei panni di cittadini le cui istituzioni che governano le loro vite funzionino in maniera più o meno semplice.

Figuriamoci delle competenze Stato-Regioni chiare, un sindacato preventivo delle leggi elettorali da parte della Consulta, un Senato delle autonomie territoriali, una legge elettorale che permetta di indicare quali consiglieri regionali e sindaci andrebbero nominati senatori.

Tutto ad un tratto, nel 2014, il Governo, nel giurare fedeltà alla Repubblica, e nel prendere in consegna l’incarico dal PdR, promette di portare avanti delle riforme costituzionali, concernenti il conseguimento del bicameralismo paritario, l’istituzione di un organo consultivo da 63 poltrone chiamato “Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro”, l’istituzione di materie concorrenti tra Stato centrale e Regioni, istituzione delle c.d. Province e abolizione dell’obbligo di discussione delle proposte di legge di iniziativa popolare.

Il referendum costituzionale, dopo le legittime procedure di cui all’art.138 Cost. (che nello scenario che stiamo immaginandoci rimane invariato), si terrà il 4 dicembre del 2016.

Il fronte del No è avvelenato, forte dell’idea che cambiare tutto ciò che sta funzionando sia una follia. 

Lo schieramento del Si è agguerrito, brama istituzioni complesse, desidera un procedimento legislativo farraginoso, sogna il ping-pong tra Camera e Senato, non vede l’ora di ascoltare i pareri del CNEL.

La battaglia elettorale si consuma senza esclusione di colpi: ricorsi, comitati, tutto il Paese e le nazioni alleate puntano gli occhi sulle urne, chi vincerà?

Ma a che serve il bicameralismo paritario? Non diventerebbe tutto più lento e complesso?

Quale l’utilità del CNEL? Perché ledere il potere dell’iniziativa popolare? Perché due Camere dovrebbero dare la fiducia al Governo? 

Stava andando tutto bene, avevamo in progetto riforme strutturali, la politica estera era così soddisfatta dei nostri meccanismi istituzionali, perché cambiare tutto? Eppure nessun paese al mondo ha questo sistema!

I partiti che premono per il Si schiumano, hanno la bava alla bocca, hanno sete di divisione, instabilità, auspicano l’ingolfo della Corte Costituzionale, non vedono l’ora che una sola Regione possa bloccare una riforma sulla pubblica amministrazione.

Gli italiani, il 4 dicembre, saranno divisi, ma il mondo intero non riesce a credere che forse faranno la scelta sbagliata.