A cura di Danilo Capitanio-

Ripercorrendo la storia del diritto, almeno quello occidentale, il diritto si è posto sempre in antitesi se non in totale indifferenza rispetto all’amore.
In estrema sintesi il diritto è regolarità e uniformità, totalmente asentimentale e insofferente rispetto a qualunque emozione umana.
L’amore è il più alto e nobile sentimento dell’uomo.
Due sono, dunque, gli atteggiamenti dell’uno rispetto all’altro: antitesi o indifferenza.
Quanto detto si esprime nel confronto tra Antigone e Creonte in cui, sotto la nobile arte del verso poetico del celebre tragediografo, si mette in scena l’antico quesito: legge umana (dell’auctoritas) o legge divina (dell’amore)? Platone nell’Eutifrone pone un ulteriore dubbio: il santo è santo perché lo amano gli dei o perché lo amano gli dei è santo?
Insomma, la legge è giusta sempre o quando la si ritiene giusta?
Una prima risposta a questo quesito può essere data da ciò che dice Amleto nel III atto II scena: “Niente è buono o cattivo se non è tale nel nostro pensiero.”
Questo non significa relativizzare un concetto assoluto come il diritto secondo il pensiero sofista, come potrebbe pure pensare qualche lettore. Significa, a contrario, assolutizzare l’emozione a legge. Infatti, la legge, necessaria per regolare il fenomeno umano, non può essere indifferente al più grande fenomeno umano come l’amore. A lungo tempo si è pensato che più il diritto se ne tiene lontano, meno lo nomina, meglio è. Se il diritto non nomina l’amore diventa non diritto, ovvero irragionevole e ingiusto e che non tiene conto del sentimento di Antigone. Si ricorda che etimologicamente diritto significa “ragionevole, giusto”. Quando non è tale non è diritto.
Dopo secoli di irrilevanza dell’amore nel diritto, è necessario comprendere come il diritto deve essere ispirato dall’amore e che all’amore deve tornare.
Se il diritto è regolazione dell’uomo, le leggi stesse diventano un atto d’amore nei confronti degli uomini. Si pensi all’amore dei Costituenti nei confronti delle generazioni successive. Si pensi all’amore di chi ha fatto la riforma sanitaria. Il diritto -quando è tale- è di per sé, solo, giusto. E quando è giusto, non può non essere irrilevante l’amore.
E’ matura l’era per il gius-sentimentalismo.