A cura di Francesco Cocozza

Sono 3 i modelli che si susseguono con certezza nella storia di uno Stato, ognuno a sua volta composto da un regime positivo e da uno negativo: Monarchia e Tirannia; Aristocrazia e Oligarchia; Democrazia e Oclocrazia. Questa è l’anaciclosi, l’inevitabile alternanza delle forme di governo alla guida di una Res Publica e dei suoi cittadini che ha segnato il pensiero di acuti ed eterogenei osservatori quali Platone, Polibio e Machiavelli. 
Una teoria affascinante quanto mai vetusta, smentita dai secoli successivi alla sua formulazione ad opera di Erodoto. Eppure sono molte le riflessioni ricavabili dalla prima forma di analisi critica della Storia di cui si ha traccia nell’antichità occidentale. Tre sono le più pregnanti, anche a titolo esemplificativo.
La prima, prevedibile, ma non per questo meno significativa, scaturisce dal tentativo di individuare la forma di Governo descritta dalla teoria che meglio si adatta al panorama istituzionale contemporaneo: “L’attuale Costituzione delinea un’aristocrazia, un’oligarchia, una democrazia od un’oclocrazia? E nel caso vincesse il Sì al Referendum?” Non è scopo dell’articolo dare una risposta a questa domanda, ma alcune osservazioni oggettive, ammesso che questo termine possa essere ancora usato propriamente, sono comunque possibili. È indubbio che il sistema democratico immaginato dai nostri padri costituenti non abbia portato, nella sua applicazione fattuale, ad una “democrazia pura”: a seconda della propria sensibilità è possibile riscontrare nella Costituzione Materiale del nostro Paese contaminazioni aristocratiche, oligarchiche o demagogiche. Com’è altrettanto lampante, aldilà dei relativi giudizi positivi o negativi, che la riforma Renzi-Boschi porterà ad un’ulteriore evoluzione del nostro sistema-Stato all’insegna della governabilità, accentuando l’ibridazione democratica già in atto da decenni.
Un’altra riflessione è sull’inevitabile prossima degenerazione delle forme di Governo prevista dalla teoria, che basa il suo fondamento proprio sull’ontologica instabilità di qualsiasi assetto istituzionale. La nostra democrazia è stata costruita a partire dalla Seconda Guerra Mondiale, in reazione ai totalitarismi che flagellarono l’Europa e deturparono il nostro Paese, la nostra coscienza. Un sistema quindi che nasce dalla più devastante delle degenerazioni per poi risollevarsi gradualmente nei decenni successivi. Ora però il processo potrebbe sembrare invertito, con populismi, xenofobia e rabbia diffusi in una gran parte dei cittadini, non solo d’Italia ma del Mondo occidentale tutto. Polibio avrebbe visto in questo fenomeno un segno della progressiva degenerazione democratica, un segno del passaggio alla prossima fase dell’anaciclosi. Pur essendo una tale previsione sicuramente iperbolica, prematura ed esacerbata, resta fondata la preoccupazione su quale potrà essere l’evoluzione-degenerazione del sistema democratico occidentale.
La terza è strettamente collegata alla precedente. Difatti, tutti coloro che ripresero l’anaciclosi, anche a distanza di un migliaio d’anni l’uno dall’altro, individuarono la causa della continua degenerazione-evoluzione del modello di Governo nella natura umana. Volubile ed incostante, essa si proietta implacabile sui nostri prodotti dell’ingegno. Machiavelli scrisse: “[…] e così sempre da il bene si scende al male, e da il male si sale al bene. Perché la virtù partorisce quiete, la quiete ozio, l’ozio disordine, il disordine rovina; e similmente dalla rovina nasce l’ordine, dall’ordine virtù, da questa gloria e buona fortuna.” L’essere umano viene così da se stesso catturato in un circolo di successioni involutive, in balia delle medesime forme di governo, metafore tangibili degli eterni flutti spirituali cui l’animale sociale è suo malgrado soggiogato. Scindere il legame tra natura umana e modello politico garantirebbe una stabilità sociale probabilmente mai conosciuta nella Storia dell’uomo, ma la domanda che viene a questo punto spontanea è se, e come, sia possibile spezzare questo connubio e progettare un sistema costituzionale imperturbabile al Tempo. Vi è un qualche strumento (giuridico, sociale, tecnologico, economico) in mano all’uomo abbastanza forte e coercitivo da permetterlo?
Un rapido elenco, di certo non esaustivo, scritto nella speranza che a questi 3 spunti di riflessione se ne aggiungano molti altri.