A cura di Alberto Rando-

Analisi storico-politica per il No dei Liberali europeisti ai M5S

Le ultime vicende europee del Movimento 5 Stelle, sballottato tra euroscettici ed europeisti, attaccato su tutti i fronti riguardo l’amministrazione della Capitale, hanno notevolmente ridimensionato la politica del :”Vaffa”.

Mettersi ad infierire contro i grillini non è cavalleresco, né tanto meno produttivo, ma è necessaria un’ analisi genealogica di questo gruppo politico, che ha ottenuto un secco rifiuto dai liberali europei dell’Alde, per capire il motivo di questa alleanza mancata.

Senza scomodare Cola di Rienzo, la rivolta dei Ciompi o Masaniello, possiamo iniziare la nostra ricerca storico-politica dall’inizio della storia Repubblicana, nel 1946 quando un partito “antipolitico” -il Fronte dell’Uomo Qualunque – ottenne 30 dei 556 seggi dell’Assemblea Costituente.

Chi erano questi “qualunquisti”? Beh, erano esponenti della piccola-media borghesia specialmente del Sud uscita senza riferimenti dopo la guerra persa, dopo la fine del Fascismo, la caduta della monarchia e il terrore della Rivoluzione proletaria.

Questi ceti si rivedevano nelle idee del giornalista e commediografo napoletano Guglielmo Giannini, liberal-conservatore, anti-comunista convinto, liberista in economia, che, come Grillo, aveva una particolare vocazione alla satira grottesca, al linguaggio popolare e di presa immediata, oltre ad un’avversione alla politica ed ai politici.

Il Fronte, nonostante il buon risultato, sparì assorbito dal Partito Liberale, dalla Democrazia Cristiana ed in piccola parte dal Movimento Sociale.

Tuttavia sussiste una notevole differenza tra Giannini e Grillo, e tra i 2 movimenti politici in generale.

In primis l’elettorato: i grillini hanno un bacino più ampio, “scontenti” sia di destra che di sinistra, un consenso piuttosto omogeneo sia al Nord che al Sud, ma soprattutto gran popolarità sui giovani, dato da non sottovalutare.

 Inoltre il giornalista di Pozzuoli non poteva concepire una politica di massa e propugnava un individualismo economico e sociale, mentre proprio la “Rete”, la “Piazza”, come strumenti di democrazia diretta, son il fondamento del Movimento del comico genovese.

Proprio questa è la diversità con il liberalismo: l’attenzione all’individuo, che manca ai grillini, il cui motto è ”uno vale uno” e fanno spesso riferimento a nomi ed istituti della Rivoluzione Francese; con questi particolari non sorprende la bocciatura dei liberali europeisti.

Il Movimento dovrebbe guardare di più alla storia repubblicana d’Italia che alla Francia Giacobina (che per essere precisi durò neanche un anno).

Un partito, o anche un movimento, senza una cultura di riferimento comunemente sentita, né un progetto di futuro per sé e per il Paese, non si orienta, nonostante il grande consenso popolare.

 Non bastano slogan, motti urlati nelle piazze per costruire un’ ideologia; il Fronte dell’Uomo Qualunque ne è un esempio: schiacciato da partiti più organizzati.