A cura di Giulio Rivellini-

Anaciclosi, rotazione. L’oligarchia che si riduce a tirannide e infine collassa, dando vita alla democrazia. Il primo che analizzò la questione fu Platone, nel “Politico” e nella “Repubblica”, pur trattandolo in funzione dell’anima umana. Il potere di uno, il potere di pochi e il potere di molti vennero coniate come forme embrionali di governo. Poi Aristotele riprese questo schema, reinterpretandolo nella “Politica”, formulando il primo tentativo di trovare una relazione fra le diverse forme, e quindi una legge. 

In queste poche righe parlerò di questo: di come sia stata intesa questa relazione, nei secoli seguenti, e di come essa abbia influito sulle costituzioni odierne. Esiste in sostanza la ferrea legge dell’anaciclosi? Il quesito risulta peraltro assai attuale di questi tempi, dal momento che si sente rimbalzare qua e là il concetto di “deriva autoritaria” dei Paesi riconosciuti come democratici. Proseguendo, Polibio nelle sue “Storie” applicò il concetto alla costituzione romana, definita come sintesi efficiente delle tre forme. Vuoi per le condizioni favorevoli, vuoi per lo stratificarsi del pensiero, la materia tornò in auge sicuramente nel ‘700, quando l’Europa vide una delle forme più perfette di monarchia, e allo stesso tempo si sviluppò grazie al movimento illuminista quello che prese il nome di costituzionalismo, vale a dire il filone che poneva la carta costituzionale come principio inderogabile per l’ordinamento. “Ogni società in cui la garanzia dei diritti non è assicurata, né la separazione dei poteri stabilita, non ha una costituzione”. Ma c’era un’aspirazione celata in questa dichiarazione liberale: raggiungere l’immobilismo cosmico nella Storia. Tramite il perfetto bilanciamento dei poteri, realizzare la “costituzione perfetta internamente”, e quindi la cessazione dell’anaciclosi. A questo tende la nostra Costituzione nella parte II, che palesemente si è sviluppata in antitesi ad una forma monocratica. E così vediamo il mondo diviso in due categorie: gli scettici, coloro che credono alla valenza empirica dell’anaciclosi, e chi invece questa teoria prova a smontarla, affermando attraverso la Costituzione la forma di governo inderogabilmente democratica.