A cura di Matteo Politano-

Al giorno d’oggi, nessuno può ancora dire quale trattamento gli storici riserveranno a queste presidenziali della Big Country. Ma una cosa è sicura, queste elezioni saranno ricordate, e per una moltitudine di ragioni.

La prima di queste è di sicuro la scelta inaspettata dei cittadini, ma prima bisogna partire proprio dai due protagonisti, i candidati: Donald Trump e Hillary Clinton. Quello di Hillary è un ritratto piuttosto particolare: una carriera di primo piano, un curriculum forse mai vantato da nessun candidato alla presidenza USA: First lady, senatrice, Segretario di Stato sotto la prima legislatura Obama. Lo stesso Obama che nel 2008 la sconfisse durante le primarie democratiche, le stesse primarie nelle quali lei si è riscattata pochi mesi fa, sconfiggendo (e secondo alcuni, anche con l’aiuto di pressioni esterne non esattamente pulite) quel vecchio socialista dichiarato di Bernie Sanders, il quale ha inciso non poco su Hillary, sia sul suo modo di comunicare, sia sul programma stesso. Ciò è stato evidente nei tre dibattiti contro il tycoon newyorkese, in cui la Clinton ha puntato molto sulla proposta (dello stesso Sanders) di rendere i college gratuiti, e sul rilancio della media impresa mediante lo Stimulus Keynesiano, quindi investimenti pubblici notevoli per far crescere l’economia.

Hillary ha tentato di attrarre a sé il voto a sinistra, una base elettorale ampia, che però ha scelto Trump proprio in funzione anti-establishment, lo stesso establishment del quale proprio lei, agli occhi di molti americani, rappresenta l’essenza. E come dargli torto, se si riguarda la lunga carriera politica e le potenti amicizie. Non solo: molti percepiscono in Mrs. Clinton la continuità rispetto all’ amato/odiato mandato Obama, del quale lei non solo faceva parte, ma della quale personalmente si è fatta carico di non poche colpe in quanto Segretario di Stato: basti pensare alla tragedia dell’ambasciata americana a Bengasi ed alla gestione della situazione in Medio Oriente, che ha portato all’affermazione dell’ISIS.

Molti cittadini, più semplicemente, non si sentono rappresentati da Hillary Clinton. E’ il simbolo di una classe politica intera, che ha deluso una parte importante dei cittadini: la cosiddetta maggioranza silenziosa, che non va a votare da anni, quella dell’americano medio disilluso, colpito da tasse che vede come ingiustificate, e del povero cittadino della parte rurale del paese, che si sente escluso da una società che va avanti e lo lascia indietro.

Una maggioranza che, in un modo o nell’altro, ha trovato solo in Trump una speranza.

Ed è anche e soprattutto per questo motivo che queste elezioni passeranno alla storia.