A cura di Don Abbondio

Cosa faremmo senza Internet? Con il passare del tempo è diventato uno strumento indispensabile per le più varie esigenze, dal fare ricerche relative a ciò che si studia al tenersi in contatto con persone che non si vedono da anni. Eppure Internet è uno strumento molto pericoloso. Nasconde enormi insidie che possono portare a situazioni davvero spiacevoli per gli utenti. L’abbiamo visto con il “Fappening”, in cui un sacco di celebrità hanno trovato loro immagini intime e private spiattellate davanti agli occhi di tutti. L’abbiamo visto con Tiziana Cantone, e quel famoso video pubblicato da un “bravoh” ragazzo che ha segnato la giovane per il resto della sua breve vita.

E lo stiamo vedendo in questi ultimi giorni con il grande scontro, a colpi di segnalazioni e “shitstorm” (vale a dire pubblicazione in massa di contenuti non belli sul profilo o sulla pagina di qualcuno come punizione per qualcosa) tra Selvaggia Lucarelli e alcuni gruppi della parte più oscura di Facebook, accusati di essere centri di scambio di immagini molto intime della cui condivisione i soggetti ritratti erano ignari.

La Lucarelli, in una spinta di eroismo a mio parere ben poco credibile e visibilmente mossa dall’interesse di tornare alla ribalta più che di svelare un ignoto fenomeno sicuramente deprecabile, ha denunciato pubblicamente l’esistenza di queste piccole comunità, i cui membri si scambiavano immagini in cui erano ritratte le loro fidanzate, amiche o conoscenti nude e/o in pose provocanti all’insaputa delle stesse.

Ciò che però la nota giornalista ha omesso di dire, in questa sua crociata, è che non si faceva solo questo in tali gruppi. Ebbene sì, io ci sono stato, sono stato membro di almeno tre dei gruppi segnalati da Selvaggia e fatti chiudere da Facebook perché non rispondenti agli standard della comunità e posso dire che, seppure il fenomeno denunciato non può essere affatto considerato di secondo piano, è sicuramente solo la punta di un macabro iceberg di mancanza di rispetto e distruzione della dignità umana.

Perché oltre alla “pornografia”, se così si può chiamare quel cumulo di immagini e video intimi pubblicati contro la volontà di chi vi è ripreso, ci sono immagini di arti amputati, organi esplosi e cadaveri non sempre intatti, e non è tutto. Se credevamo che l’ISIS avesse fornito qualcosa di nuovo e sconosciuto a noi, pudica società occidentale, mostrandoci i video delle esecuzioni degli infedeli, ci siamo davvero ingannati incredibilmente. Le morti mostrate in quelli presenti in alcuni di questi gruppi sono a volte ben più macabre e violente. Decapitazioni, fucilazioni, triturazioni e altre atrocità commesse su delle vittime spaventate, spesso per motivi futili, che non potrebbero giustificare neppure la minima violenza.

Ciò di cui accuso Selvaggia Lucarelli non è di non aver compiuto un’azione positiva, ma di non averla completata. Lei si è limitata a denunciare un fatto che per tutti è aberrante, certo, ma non al punto di sconvolgere le nostre deboli viscere. In fondo, si tratta solo di ragazze nude non consenzienti. Non ha speso una parola, la Lucarelli, sulle altre atrocità condivise, né sulle reazioni di divertimento degli utenti al vedere loro simili squartati vivi.

A parte ciò, però, questa denuncia ha portato alla luce una frazione cupa e triste del nostro mondo ignota ai più. E in conclusione di questo breve articolo non voglio più spendere parole sulla nudità, piuttosto voglio parlare della morte. Io credo che sia nostro compito oggi chiederci dove sia stato il problema. E ritengo si debba rispondere alle seguenti domande.

Perché un tale fenomeno ha avuto così grande successo? Infatti non si può certo parlare di casi isolati, considerato che ognuno di questi gruppi aveva o ha almeno decine di migliaia di iscritti.

Come possiamo permettere che la dignità umana venga sotterrata, al posto delle nostre salme, nel modo più truce possibile? Perché nella storia nulla è mai stato più grave del negare la sepoltura o del deturpare il corpo esanime del proprio nemico.

Perché alcuni di noi provano tanto giubilo nel vedere i propri simili seviziati, torturati e uccisi senza pietà? In fondo le persone riprese in quei video non fanno che chiedere, da vivi e ancor più da morti, che li si lasci stare, che si lasci che almeno le loro membra riposino in pace.