A cura di Angela Rizzica

 

Avete letto bene, nessun errore di battitura né postumi di una sbornia: Carletto è il famoso camaleonte che presta il suo strabismo alla pubblicità del noto marchio di surgelati “Findus”. Recente è l’ultima trovata, targata “Movimento 5 Stelle”, di boicottare il sopracitato marchio e quello “Vileda” poiché sponsor del programma “L’aria che tira” inviso ai grillini. Carletto è qui usato per rappresentare il parossismo febbricitante raggiunto dal movimento che si è nel tempo fatto strada tra la più sofferta Giunta della storia, uno sventato attacco esplosivo composto da tre pile legate da un filo e la celebre “Congiura dei frigoriferi”, roba che il buon Giulio Cesare ancora sta ridendo dall’aldilà. Questa climax ha però avuto un periodo di gestazione ed un parto, da rintracciarsi nell’istante preciso in cui il Sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha definitivamente ritirato Roma dalla candidatura per le Olimpiadi del 2024. Non entrerò nel merito della scelta, nonostante mi trovi assolutamente d’accordo, bensì vorrei approfondire una delle promesse non mantenute che sta valendo al movimento il soprannome di “5Balle”: durante la campagna elettorale si era parlato di una specie di “referendum” per i cittadini capitolini onde esplicitare la volontà di candidare o meno la propria città per la più grande e completa manifestazione sportiva del mondo. Ancora si trova il video del buon Di Maio che, ospite ad “Otto e mezzo” quasi un anno fa, prometteva sui teleschermi: “Sosterremo la candidatura alle Olimpiadi se vinceremo a Roma. […] Speriamo di vincere e di essere i migliori alleati delle Olimpiadi per fare un ottimo lavoro”. Volendo essere particolarmente clementi col maggior conoscitore di Pinochet esistente, torniamo ad un’epoca più recente con la diretta interessata e prendiamo in esame quello che disse in occasione del confronto con Giachetti su SkyTg24: “Se dovessi diventare sindaco, sarò io stessa a indire un referendum consultivo e sarà interessante vedere cosa farà Giachetti.”. Ecco, sindaco c’è diventata ma del referendum neanche l’ombra e giuro che, da cittadina dell’Urbe, mi sono assentata da Roma per due soli giorni fino ad ora, premurandomi però di ricevere comunque notizie durante il mio breve viaggio. Il mio disappunto non nasce dal fatto che Roma non avrà la possibilità di competere con le altre città per ospitare i giochi olimpici, ma dal tradimento perpetrato ai danni dei romani. Lo chiamo a ragione tradimento perché è stata tradita la fiducia di tutti quegli elettori che hanno voluto Virginia Raggi a rappresentarli, creatasi anche sulla base del discorso elettorale. È molto facile sputare sui “partiti corrotti” che promettono per non mantenere quando si è in campagna elettorale. È la più intuitiva e, passatemi il termine, “bassa” captatio benevolentiae che si può adoperare, nonché la più antica. Altra storia è poi dar prova di essere effettivamente diversi. Virginia, la quale da sempre si fa portavoce di termini altissimi come “onestà” e “trasparenza”, ha in un attimo dimenticato che la sua lealtà è dovuta a tutti coloro che sono andati alle urne, non alla “Casaleggio Associati” che le sta dietro; era quindi per lei perentorio mantenere la promessa di consultarsi con i cittadini; diversamente, non pare altro che la solita “borghese piccola piccola” che si riempie la bocca di parole vane e di promesse vuote che è disposta a rimangiarsi all’occasione. E gli italiani, non solo i romani, di questi atteggiamenti ne hanno fin sopra i capelli. Ancora una volta, quindi, occorre ricordare che il voto è il più grande diritto che ci è concesso, ed è nostro dovere e piacere esercitarlo, ed è un dovere ancor maggiore permetterci di votare. Mancare su una promessa di questo tipo è davvero imperdonabile poiché solo i più feroci dittatori della storia si sono permessi di usurpare il libero arbitrio, di usare le persone come null’altro che pedine. Personalmente non ho paura di una deriva autoritaria della Virginia capitolina ma, da brava romana, da sempre timeo Danaos et dona ferentes. Fatto sta, e non me ne dispiaccio, che Roma non si vedrà attraversata dalla sacra fiamma. L’unico per cui mi dispiace è proprio Carletto che non avrà la possibilità di destreggiarsi nel tiro del mocio Vileda.

Carletto, dammi retta, rimani a cucinare i sofficini che tanto noi li mangiamo comunque, boicottaggio 5Stelle o no.